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“ROMA-PESCARA” INFRASTRUTTURA STRATEGICA, PIZZOLA: COSÌ DIVENTA UN OBIETTIVO MILITARE

Roma-Pescara “infrastruttura strategica”, Pizzola attacca: «Così diventa un obiettivo militare»

Trasformare la ferrovia Roma-Pescara in infrastruttura strategica per la mobilità militare significa esporre l’Abruzzo a rischi gravissimi in caso di guerra o di attentati. È questa, secondo Mario Pizzola del Movimento Nonviolento di Sulmona, la conseguenza diretta di una scelta attribuita al presidente della Regione Marco Marsilio, definita senza mezzi termini «pericolosa e irresponsabile».

Nel suo intervento, Pizzola parla di un vero e proprio “regalo di Natale” avvelenato per gli abruzzesi: se una linea ferroviaria viene classificata come strategica dal punto di vista militare, il rovescio della medaglia è inevitabile, ovvero la sua inclusione tra gli obiettivi prioritari da colpire in caso di conflitto. Un’ipotesi che l’esponente pacifista giudica tutt’altro che fantasiosa, alla luce del clima internazionale e delle dichiarazioni dei governi europei che prospettano un possibile attacco russo entro pochi anni.

Secondo Pizzola, si sta alimentando una vera e propria psicosi bellica, con il via libera a maxi programmi di riarmo, alla progressiva reintroduzione della leva – oggi definita “volontaria” – e alla militarizzazione delle infrastrutture civili. Il tutto, sottolinea, senza alcuna prova concreta di una reale intenzione della Russia di attaccare l’Europa, ma con evidenti benefici per l’industria degli armamenti e per il complesso militare-industriale-finanziario.

Il richiamo alla storia è netto. La ferrovia Roma-Pescara è già stata un obiettivo militare durante la Seconda guerra mondiale. A Sulmona, nodo ferroviario cruciale allora come oggi, il 27 agosto 1943 la stazione venne bombardata dagli aerei anglo-americani, causando 104 vittime. E in caso di conflitto, osserva Pizzola, la città dovrebbe fare i conti anche con altri obiettivi sensibili: il deposito militare di Monte San Cosimo, all’epoca Dinamitificio Montecatini-Nobel, colpito nello stesso giorno della stazione, e la centrale Snam, infrastruttura energetica legata a un gasdotto di oltre 400 chilometri.

La guerra moderna, aggiunge, è ancora più devastante di quella del passato perché colpisce in modo crescente la popolazione civile e le infrastrutture energetiche, come dimostra il conflitto tra Russia e Ucraina. Per questo, definire come “strategiche” opere nate per finalità sociali ed economiche rappresenta, a suo avviso, un salto di qualità pericoloso.

Pizzola riconosce che l’obiettivo potrebbe essere quello di intercettare fondi del bilancio della Difesa, ma si chiede se chi prende queste decisioni sia consapevole dei rischi a cui espone i cittadini che vivono lungo la tratta ferroviaria. Il pericolo oggi può sembrare lontano, ma continuare a evocare la guerra e a rispondere con il riarmo rischia di innescare una spirale incontrollabile.

Da qui l’appello a opporsi subito a quella che viene definita una “militarizzazione delle menti e dei territori”. In questo contesto si inserisce anche la campagna nazionale di Obiezione alla guerra e alla sua preparazione, lanciata dal Movimento Nonviolento. Giovani e adulti sono invitati a sottoscrivere una dichiarazione preventiva di obiezione di coscienza, non come semplice petizione ma come atto di responsabilità personale.

La richiesta politica è l’istituzione di un albo nazionale degli obiettori di coscienza, in linea con il dettato costituzionale che ripudia la guerra. Le dichiarazioni firmate, annuncia Pizzola, saranno inviate alle autorità competenti e al Presidente della Repubblica, in qualità di capo delle Forze armate.

Un messaggio chiaro, che da Sulmona rilancia un no netto alla guerra e alla sua preparazione.

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