COMUNITÀ ENERGETICHE UNA STORIA CHE RITORNA: L’INTERVENTO DI GIORGIO NANNI AL TEATRO DI PRATOLA
Dal passato al futuro, passando per il presente delle comunità energetiche rinnovabili. È stato un intervento denso di contenuti e visione quello tenuto domenica scorsa da Giorgio Nanni, responsabile nazionale Ambiente di Legacoop, nel teatro comunale di Pratola Peligna, in occasione della presentazione del libro di Alfonso Fabrizi dedicato alla cooperativa elettrica Peligna.

Nanni ha ripercorso l’evoluzione delle energie rinnovabili e del movimento cooperativo elettrico in Italia, ricordando come le prime cooperative siano nate oltre un secolo fa, soprattutto nelle aree alpine, per portare l’elettricità in territori marginali dove il mercato non arrivava. Un modello basato su grandi impianti centralizzati e su una produzione “dall’alto verso il basso” che, per decenni, ha rappresentato l’unica soluzione possibile. Non a caso, ha ricordato, fino agli anni Ottanta nelle botteghe si vendevano ancora candele per far fronte ai blackout: segno di quanto fosse fragile, allora, la rete nazionale.
La svolta arriva nei primi anni Duemila, con la maturità tecnologica ed economica del fotovoltaico e dell’eolico. È in quel contesto che, nel 2008, dopo l’incontro con Jeremy Rifkin, prende forma l’idea delle “Cooperative del Sole”: impianti collettivi, di proprietà dei cittadini, sostenuti dal conto energia, che garantiva incentivi molto più alti di quelli attuali. Un passaggio decisivo che ha posto le basi per l’attuale stagione delle comunità energetiche rinnovabili.
Il quadro normativo cambia radicalmente nel 2018 con la direttiva europea RED II, che introduce per la prima volta una definizione formale di comunità energetica rinnovabile, riconoscendo il diritto dei cittadini a produrre, condividere e gestire energia in forma collettiva. Un modello che, ha sottolineato Nanni, non può basarsi solo sugli incentivi, ma deve puntare sulla proprietà degli impianti e su una sostenibilità economica di lungo periodo.

In questo percorso, Legacoop ha avuto e continua ad avere un ruolo centrale. Oggi sono 61 le cooperative aderenti al sistema delle comunità energetiche promosso da Legacoop, presenti in tutte le regioni italiane. In numeri, significa oltre 50 configurazioni su circa 600 attive a livello nazionale e il 20 per cento degli impianti finora incentivati. Cooperative mediamente più grandi, con una potenza installata intorno ai 400 kilowatt, contro i 40 kilowatt delle altre CERV: una differenza che garantisce economie di scala e maggiore solidità finanziaria.
Uno degli esempi più significativi illustrati da Nanni è quello di Pratola Peligna. Al 30 settembre 2025, il comune conta 14 configurazioni riconosciute dal GSE, di cui quattro gestite dalla cooperativa di comunità: il 28 per cento del totale regionale. Un dato che conferma la vitalità dell’esperienza peligna e la capacità del territorio di fare sistema.
Sul piano economico, il modello cooperativo resta accessibile e vantaggioso. La quota di ingresso per i soci è contenuta, intorno ai 25 euro, mentre i benefici possono oscillare tra i 40 e gli 80 euro, a seconda della potenza dell’impianto e della configurazione. Quando l’impianto è di proprietà della comunità energetica, ai contributi per l’energia condivisa si aggiungono i ricavi della vendita, con flussi di cassa che restano attivi anche dopo la fine dell’incentivo decennale.

Fondamentali, in questa fase, sono stati anche gli strumenti pubblici di sostegno, dal conto energia al PNRR, che ha previsto contributi a fondo perduto fino al 40 per cento per i comuni sotto i 50 mila abitanti. Misure che, ha osservato Nanni, hanno reso particolarmente conveniente investire nel fotovoltaico e accelerato la diffusione delle CERV.
Lo sguardo si è poi spostato al futuro. Le nuove direttive europee, approvate nel novembre 2024, rafforzano ulteriormente il ruolo delle comunità energetiche e dei loro membri nel mercato elettrico, introducendo la figura del “cliente attivo”. Un cambiamento che richiederà nuove competenze, ma che apre scenari importanti di autonomia e partecipazione.
Nel suo intervento, Nanni ha richiamato anche la ciclicità storica del fenomeno cooperativo. Comunità nate oltre cento anni fa, sciolte con la nazionalizzazione degli anni Sessanta e oggi rifondate, come nel caso della cooperativa Lucense del 1923. Una storia che si ripete e che trova nelle comunità energetiche rinnovabili la sua nuova incarnazione.
Infine, l’invito al territorio: credere nel mutualismo, scegliere il modello cooperativo per coniugare efficienza economica e democrazia, raccontare i successi e rafforzare l’orgoglio di appartenenza. Perché, come ha sottolineato Nanni dal palco del teatro di Pratola, le comunità energetiche non sono solo un’opportunità economica, ma una scelta culturale e politica, capace di dare ai cittadini un ruolo da protagonisti nella transizione energetica.



