SULMONA TRADISCE LA CLASSE OPERAIA!
di Luigi Liberatore
La politica è fatta di cose, e le cose son fatte dagli uomini che fanno le cose se gli uomini a loro volta san fare politica. Ho girato attorno a questo groviglio di parole dopo aver capito che il Comune di Sulmona ha deciso di fare meno del Cogesa per la raccolta, lo smaltimento e il trattamento dei rifiuti come risultato di un ragionamento danzante sui fili sottili dei cavilli giuridici. Non ho capito la ragione (o forse sì) di una decisione che purtroppo mi sembra difficile far digerire a chi adesso legge e che solo fra qualche tempo sarà del tutto comprensibile. Cerco di fare alla svelta, comunque, con gli elementi pubblici ora in possesso di chiunque. Cogesa è un consorzio nato per associazione di tanti comuni di cui Sulmona fa parte per assolvere al servizio di raccolta, smaltimento e trattamento dei rifiuti. Il “nocciolo” aziendale si trova nel territorio di Sulmona, un alveo che raccoglie discariche e macchinari di trattamento sicché in esso confluiscono finanche tonnellate e tonnellate di rifiuti dal capoluogo di Regione. Cogesa è una azienda di respiro ampio, una sacca occupazionale di ampie dimensioni che compensa una povertà territoriale endemica in termini di opportunità lavorative, sebbene male amministrata. Tuttavia è una risorsa ancora anche se i suoi bilanci sono finiti nel tribunale fallimentare dopo decenni di attività. Sulmona, politicamente, ha fatto di Cogesa cosa propria fino a che i conti non sono precipitati nel segno dei numeri negativi. Rifare la storia dell’azienda non ci è utile; molto più utile ci sembra raffigurare il quadro che emerge in questi giorni secondo cui l’amministrazione comunale di Sulmona ha deciso di scaricare Cogesa, cioè di fare una gara pubblica per la raccolta dei rifiuti e non riaffidare il servizio a Cogesa stesso. Guardate, una quindicina di comuni si sono dissociati da Sulmona, compresa la città di Castel di Sangro che rappresenta il più grosso bacino dopo quello sulmonese, cosicché Cogesa eviterà il fallimento. Il mio modo di ragionare può apparire bertoldesco, tuttavia al tirare delle somme sembra che Sulmona voglia dire chissenefrega di Cogesa e degli operai. Non se ne frega, per converso, L’Aquila che scarica solo rifiuti a Sulmona e che non offre un minimo di sollievo alle unità operative, mentre Castel di Sangro e una quindicina di comuni si sono incaricati di tirare la carretta. Sapete che vi dico, che con questa decisione Sulmona finisce in un recinto sempre più angusto, quasi asfittico, delimitato politicamente tra piazza del tribunale e palazzo San Francesco. Sono convinto, nonostante tutto, che Cogesa saprà riprendersi e rintuzzare il tradimento operaio della città di Sulmona che dopo aver sfruttato l’azienda se ne disfa come il più infedele dei partner…



Penso Sulmona sia stata sfruttata troppo bene ma che il Cogesa possa rinascere in queste condizioni amministrative e politiche è utopia.
La discarica Cogesa deve chiudere ed essere risanata insieme alla originale discarica a fianco. L’avvelenamento ambientale e i fastidi pericolosi causati dalla mala gestione non ci daranno tregua per anni in ogni caso.
È anni che la situazione è così compromessa e solo ora ti vengono questi dubbi di tradimento e cospirazioni.
Non è che Sulmona se ne frega del Cogesa è soltanto una parte ben precisa della Governance Cogesa che ha distrutto per propri fini politici ed elettorali quello che era stato creato. Dove sono finiti i grandi personaggi che hanno guidato l’ente in modo così disastroso e alcuni continuano ancora a farlo dopo aver speso centinaia di migliaia di Euro per Consulenze Incredibili e incarichi Dirigenziali senza senso per i quali sono in Corso Cause salatissime?Dove sono quei Sindaci che sino ad ieri approvavano tutto quello che veniva loro proposto soltanto per piazzare amiche ed amici? Questo è il risultato.
AMEN.