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VITA DI PAESE. COME ERAVAMO: UN RICORDO DI FULVIO DI CARLO

di Fulvio Di Carlo
L’AQUILA –Ā  Vivere in paese negli anni della mia infanzia, era bello, specialmente quando, d’ estate, quei vicoli si riempivano di persone . C’ erano tre punti in particolare dove gli adulti si fermavano a parlare , dando inizio a discussioni interminabili che dal pomeriggio si protraevano fino ad ora di cena e anche oltre. Quando raccontavano di fatti e personaggi di vita vissuta , era bello sentirli, anche quando, spesso, erano cose giĆ  sentite, ma più erano cose note e più era affascinante sentire come riuscivano a stravolgerle ed infarcirle di nuove situazioni e nuovi episodi. Io amavo in particolare un mio vecchio prozio fratello di nonno , quasi centenario, che nei suoi racconti , alternava episodi della Gerusalemme liberata e dell’ Orlando furioso, a incontri con personaggi del Risorgimento italiano, compreso Garibaldi. Tutto ciò quando da piccolo , pastore nella campagna romana , guardava come se stesse assistendo ad un film , alle battaglie per la liberazione di Roma. Aggiungendo poi in dialetto: ” Que teneanu libera’ non se sa’, mancu se co ju PapĆ  non steanu boni. ” Ma la cosa che a me, bambino, colpiva particolarmente era come descriveva i personaggi : ed ecco apparire Garibaldi in sella al cavallo bianco esattamente come appariva , elegante e maestoso, nel quadro famoso ( non chiedetemi di chi ) che anni dopo ho visto nel mio libro di storia. Noi ragazzi, ed io in particolare , credevamo ciecamente in quello che diceva e quando parlava di Orlando innamorato di Angelica , che perse il senno sulla luna , credevamo che fosse vero, tanto che quando Armstrong sbarcò sulla luna venne da chiederci se c’erano tracce del senno di Orlando. Era cosƬ convincente da consumato attore qual era , che noi ci bevevamo tutto e Armida, Rinaldo, i Saraceni, il Sultano di Gerusalemme credevamo fossero personaggi veri. Invece erano falsi due volte la prima perchĆ© frutto della maestria di Ariosto, Tasso e Mattia Boiardo la seconda perchĆ© infarcite dalle sue invenzioni. Questo però l’ho scoperto dopo, a scuola. Fosse viva nonna, nata agli inizi del novecento, ma dotata di feroce ironia, mi avrebbe detto ( come spesso mi diceva ) che i racconta balle esistono perchĆ© ci stanno i fregnoni che se li sentono.

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