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FONDI AGEA, LA CASSAZIONE CHIUDE IL CASO IN FASE CAUTELARE: IMPRENDITORE DI ALFEDENA PUÒ CONTINUARE L’ATTIVITÀ

Si chiude, almeno sul piano cautelare, la vicenda giudiziaria che ha coinvolto un imprenditore agricolo di 61 anni di Alfedena, finito sotto indagine per una presunta indebita percezione di fondi Agea. La Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura della Repubblica di Sulmona, confermando di fatto quanto già stabilito dal Tribunale del Riesame dell’Aquila.

Secondo i giudici supremi, non sono emersi gravi indizi di colpevolezza tali da ritenere che l’imprenditore non svolgesse realmente l’attività di pascolo sui 914 titoli agrari oggetto di sequestro. Una decisione che consente all’uomo, difeso dagli avvocati Aldo e Gaetana Di Ianni, di continuare a esercitare regolarmente la propria attività.

L’inchiesta della Procura di Sulmona ipotizzava che l’imprenditore avesse percepito in modo illegittimo circa 56mila euro di finanziamenti Agea, risorse pubbliche erogate nell’ambito della Politica Agricola Comune dell’Unione Europea. Fondi che, secondo l’accusa, sarebbero spesso oggetto di interessi illeciti da parte della cosiddetta “mafia dei pascoli”, fenomeno particolarmente diffuso nelle aree rurali dell’Abruzzo.

Di segno opposto la posizione della difesa, che ha sempre sostenuto la piena operatività dell’azienda agricola. Una sospensione dell’attività per dodici mesi, come richiesto inizialmente dall’accusa, avrebbe rappresentato – secondo i legali – una vera e propria catastrofe economica. L’imprenditore gestisce infatti circa 500 capi di bestiame su un’estensione complessiva di 1.500 ettari distribuiti in quattro Regioni.

Le indagini erano state chiuse lo scorso luglio dal sostituto procuratore Edoardo Mariotti, con la successiva richiesta di misure interdittive personali e reali. Richieste che il gip del Tribunale di Sulmona aveva inizialmente accolto, disponendo anche il sequestro delle somme contestate. Provvedimento che, in parte, era stato annullato dal Tribunale del Riesame e, per la restante parte, revocato dallo stesso gip.

Il ricorso in Cassazione della Procura rappresentava l’ultimo passaggio della fase cautelare. Con la decisione di inammissibilità, la Suprema Corte ha ora messo la parola fine a questo capitolo della vicenda giudiziaria, lasciando all’imprenditore la possibilità di proseguire senza restrizioni la propria attività agricola.

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