Dalla regione

LINFEDEMA SECONDARIO. CONFERENZA STAMPA ALL’UNIVERSITA’ D’ANNUNZIO A CHIETI

CHIETI – “La diffusione del linfedema secondario nella Regione Abruzzo, ĆØ stata questa mattina al centro di un conferenza stampa nell’Aula multimediale del Rettorato dell’UniversitĆ  ā€œG. D’Annunzioā€ a Chieti, nel corso della quale ĆØ stata illustrata un’ indagine epidemiliogica specifica. Al progetto di ricerca, a cui hanno collaborato l’ateneo e l’associazione Resilia ets, riunisce medici, fisioterapisti e pazienti allo scopo di informare e sostenere le persone affette da linfedema, ed andrĆ  a rilevare il valore dei numeri della patologia. Hanno partecipato all’incontro con la stampa Stefania Fantinelli, psicologa del lavoro; Chiara Buldrini, Comitato scientifico Resilia ets; Tommaso Staniscia, docente di igiene e medicina preventiva dell’UniversitĆ  di Chieti; Maria Antonietta SalmĆØ, presidente di Resilia e Antonietta La Porta, Consigliera regionale dell’ Abruzzo.
ā€œLa Regione Abruzzo con l’assessore Roberto Santangelo ha scelto convintamente di sostenere questo progetto di ricerca giunto alla nostra attenzione da una proposta dell’associazione Resilia ets e dell’UniversitĆ  D’Annunzio Chieti-Pescara grazie al professor Tommaso Stanisciaā€ ha detto Antonietta La Porta nel corso dell’evento. ā€œCredo fortemente nel valore dell’investimento nella ricerca, sono profondamente orgogliosa che abbiano preso parte a questo progetto esponenti del mondo accademico, professionisti e associazioni. E’ questa intesa– ha aggiunto – che può rendere la nostra Regione un laboratorio di innovazione e di buone pratiche riconosciute a livello nazionaleā€.
ā€œDesidero ringraziare l’associazione Resilia ets – ha proseguito la consigliera – con il suo comitato scientifico, l’UniversitĆ  D’Annunzio nella persona del professor Staniscia e il suo gruppo di ricercatori, che hanno creduto in questa sfida scientifica e la Regione Abruzzo che sostiene l’iniziativaā€.
ā€œAuspico che il lavoro che oggi inauguriamo – ha concluso La Porta – possa diventare un modello replicabile, capace di ispirare altre realtĆ  italiane e di dar finalmente al linfedema la visibilitĆ  scientifica e sanitaria che meritaā€.

 

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