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DALLA CRISI DEL PETROLIO ALLE COMUNITÀ ENERGETICHE: IL CAMBIAMENTO NECESSARIO PER IL FUTURO

Dalla crisi del petrolio alle comunità energetiche: la svolta necessaria per il futuro dell’energia

di Alfonso Fabrizi

Sono sempre di più i motivi che ci spingono a prendere in considerazione la necessità di perseguire un convinto e radicale cambiamento dell’attuale sistema di approvvigionamento energetico nazionale.
I meno giovani, ormai con i capelli bianchi, si ricordano della “crisi del petrolio” del 1973. Fu uno shock economico globale causato dall’OPEC (Organizzazione dei paesi Arabi del Petrolio) che quadruplicò i prezzi del greggio. Si erano resi conto del potenziale economico e politico dell'”oro nero” che avevano sotto i piedi.

 

Gli effetti si ripercossero pesantemente sui ceti meno abbienti per il forte aumento dei prezzi della benzina del gasolio ed in generale su tutta la filiera del petrolio. In pratica su tutti i beni di consumo. Di quel periodo si ricordano le “domeniche a piedi”, senza auto in circolazione.
La decisione dei paesi Arabi pose fine al boom economico dell’occidente ed in particolare dell’Italia. Tuttavia lo shock del “razionamento energetico” innescò l’avvio della revisione del sistema energetico dei paesi occidentali, basato sul petrolio ed il nucleare francese.
La spinta verso le fonti di energia rinnovabile non si è arrestato, ma non ha imboccato
convintamente la strada per una vera svolta con azioni virtuose da parte dei singoli paesi né dalla maggior parte dei cittadini.

 

E invece gli effetti del cambiamento climatico con le sue catastrofi che avvengono sempre più di frequenti ce lo ricordano inesorabilmente. Gli effetti devastanti come l’aumento della temperatura superficiale globale per effetto del “gas serra”, lo scioglimento dei ghiacciai, le siccità, innalzamento degli oceani, gli eventi meteorologici estremi come frane, alluvioni, generano oltre alle vittime umane, sprechi di risorse, dipendenze anche politiche dei paesi sprovviste di fonti energetiche proprie.

 

A farne le spese sono maggiormente i paesi più poveri del terzo e quarto mondo, ma i gli
effetti si ripercuotono pesantemente anche sui paesi con economie più avanzate con guerre
intestine ed immigrazioni. L’Italia, nonostante tutto, si può annoverare tra i paesi occidentali più virtuosi. Due esempi fra tutti: la crescita della consapevolezza della necessità di intervenire sulle nostre abitazioni con l’isolamento degli edifici e l’efficientamento dei sistemi di riscaldamento ed energetici e lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili come il Fotovoltaico.

 

Oggi i sistemi Fotovoltaici installati incidono per il 46% della produzione elettrica nazionale. Sembrano traguardi importanti ma molto di più c’è ancora da fare.
Per l’efficientamento energetico degli edifici siamo solo all’inizio. Gli interventi in tal senso hanno appena scalfito il 40% degli edifici italiani sotto la classe energetica minima consentita.
La crescita degli impianti Fotovoltaico ha evidenziato la vetustà della rete elettrica nazionale, ha evidenziato il problema della non contemporaneità tra la produzione e i consumi nelle ore centrali della giornata. Per riequilibrare questo sfasamento si sta sviluppando la produzione e l’utilizzo di accumulatori (batterie) in larga scala, che accumulano energia di giorno in eccedenza per restituirla nelle ore notturne.

 

Come è evidente è necessario e urgente proseguire e accelerare questo percorso, con la
realizzazione di tanti impianti diffusi nel territorio, anche di media e grande dimensione, in grado di produrre energia rinnovabile per soddisfare il fabbisogno energetico del nostro paese, di ridurre la dipendenza energetica dall’estero, di assicurare flessibilità e sicurezza della rete elettrica nazionale. Un grande contributo alla soluzione del problema potranno darlo le “Comunità Energetiche Rinnovabili”. Queste prevedono la possibilità per persone fisiche, piccole e medie imprese, enti territoriali tra cui i Comuni, enti religiosi e quelli del terzo settore, enti di protezione ambientali ed altri, di produrre e “condividere” l’energia rinnovabile prodotta localmente. Ogni soggetto resta autonomo rispetto alla propria produzione e/o consumo, ma si trasforma da un soggetto passivo che si limita a pagare le bollette, magari protestando per gli aumenti, a soggetto consapevole e attivo nella produzione e consumatore consapevole.

 

Lo scambio (condivisione) dell’energia prodotta avviene all’interno di un determinato territorio (cabina primaria) a “kM O”. La quantificazione di questo scambio genera un ristoro monetario da parte del GSE (ente statale per l’energia) i cui beneficiari sono i soci della Comunità Energetica. Più alto è lo scambio più alto è il contributo che seppure indirettamente contribuisce ad abbassare la bolletta elettrica. Lo sviluppo di questo nuovo modello di cooperazione rappresenta un tassello fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di “decarbonizzazione” e della tutela dell’ambiente, ma anche una grande opportunità per il rilancio e la rinascita per tutti i territori montani, delle aree rurali e dei piccoli Comuni delle aree interne.

 

La Cooperativa Elettrica Peligna, fondata nel 1905 per la costruzione di una Centrale idroelettrica per portare la “luce elettrica” nelle case dei pratolani, si è rinnovata partecipando a questo progetto, dando vita alla nuova Comunità Energetica Rinnovabile.
Domenica 14 Giugno dalle ore 10.00 alle 13.00 nel Teatro Comunale di Pratola Peligna si
svolgerà un Convegno per celebrare il 120 anni di vita della Cooperativa Elettrica Peligna. Sarà
presentato dal Prof. Edoardo Puglielli il libro “Una bella storia italiana tra passato e futuro” di
Alfonso Fabrizi. Si parlerà di Comunità Energetiche Rinnovabili. Tra i relatori Giorgio Nanni
responsabile del settore energia della Legacoop nazionale e il Presidente nazionale UNCEM.

La copertina del libro di Alfonso Fabrizi

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