UN PIONIERE DELLA VITICOLTURA. MARIANNA SCOCCIA RICORDA CATALDI MADONNA
L’AQUILA – Ā«Con la scomparsa di Luigi Cataldi Madonna lāAbruzzo perde un pezzo importante di sé». E’ quanto afferma la vice presidente del consiglio regionale, Marianna Scoccia, che ha voluto ricordare con commozione e riconoscenza la figura di uno dei più grandi protagonisti dellāenologia abruzzese. Nel giorno della scomparsa di Luigi Cataldi Madonna, lāintera regione si stringe attorno alla famiglia e a quanti hanno condiviso con lui un percorso di dedizione, passione e visione. Le parole della vice presidente restituiscono lāessenza del suo contributo: Ā«Se ne va un uomo che ha saputo portare nel mondo la bellezza della nostra terra e lāeccellenza delle sue materie prime, diventando un vero pioniere della viticoltura abruzzese. Il suo lavoro resterĆ un riferimento per tutto il comparto e per la nostra tradizione enogastronomica. Un pensiero di vicinanza alla sua famiglia e a chi ha condiviso con lui questo cammino. A DioĀ». Figura di spicco dellāenologia italiana, Cataldi Madonna ha rappresentato per lāAbruzzo un vero ambasciatore nel mondo. La sua azienda vitivinicola, radicata tra i paesaggi dellāentroterra, ĆØ stata nel tempo un laboratorio di ricerca, innovazione e qualitĆ . Grazie a un lavoro rigoroso e a un profondo legame con il territorio, ĆØ riuscito a valorizzare vitigni autoctoni e a far emergere lāidentitĆ autentica del vino abruzzese su scala internazionale. La sua visione, sempre orientata al futuro senza mai perdere il contatto con la tradizione, ha contribuito a trasformare il comparto, ispirando produttori e appassionati. Oggi il suo nome resta legato alla crescita dellāenologia regionale, alla difesa delle radici contadine e alla capacitĆ di raccontare la terra attraverso il vino. La comunitĆ abruzzese lo saluta con gratitudine: nel ricordo di Cataldi Madonna si riassume la storia di un uomo che ha dedicato la vita al proprio territorio, divenendo un punto di riferimento culturale ed economico. UnāereditĆ che continuerĆ a vivere nei vigneti, nelle cantine e nella memoria collettiva di un Abruzzo che oggi perde uno dei suoi simboli più autentici.




Non bisogna solo ricordarlo ma emularlo.