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SVIMEZ. DONNE E LAVORO: SIAMO FANALINO DI CODA

ROMA – La partecipazione delle donne al mercato del lavoro in Italia resta tra le più basse d’Europa, nonostante i segnali
positivi registrati tra il 2021 e il 2024. Le donne studiano di più, si laureano prima e con voti più alti ma poi lavorano
di meno e con salari più bassi: 31% delle 25-34enni donne con titolo terziario rispetto 21% uomini.
Il tasso di occupazione femminile, pur in crescita, ĆØ ancora lontano dagli standard europei e presenta forti divari tra
Centro-Nord e Mezzogiorno. Persistono inoltre fenomeni strutturali di segregazione e precarietĆ : nel Sud le donne
lavorano soprattutto in settori a bassa remunerazione e produttivitĆ , con contratti spesso temporanei o part-time
involontari. A pesare sono anche le limitate opportunitĆ  di carriera, frenate da barriere culturali e dalla mancanza
di adeguate politiche di conciliazione. Ne derivano ampi divari retributivi e una partecipazione femminile molto
diseguale, soprattutto nelle aree più deboli per struttura produttiva e servizi di welfare.
La condizione familiare incide profondamente sulla partecipazione femminile al lavoro. Nel 2024, ad esempio, le
donne senza figli registrano i tassi di occupazione più elevati (63,6% a livello nazionale), con forti divari territoriali
tra Nord (71%) e Mezzogiorno (45,8%). Tra le madri, le differenze si accentuano: nel Sud l’occupazione delle donne
con uno o due figli è molto bassa (41,8% e 43,6%), mentre crolla al 30,8% per chi ha tre o più figli, segno del peso
crescente del lavoro di cura in contesti poveri di servizi.
Il confronto europeo mostra un gap ancora più ampio: l’UE mantiene tassi elevati anche tra le madri, con differen
ze minime rispetto alle donne senza figli, e nei paesi nordici l’occupazione femminile resta molto alta grazie a un
welfare più solido.
Negli ultimi anni la crescita dell’occupazione ha riguardato soprattutto donne laureate e madri con uno o due figli,
ma persistono forti svantaggi per le famiglie numerose e per le lavoratrici del Mezzogiorno, confermando l’impatto
decisivo dei servizi di conciliazione e delle condizioni territoriali sulle opportunitĆ  lavorative femminili

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