COME NASCE L’ESPRESSIONE POPOLARE “TIREMM INNANZ”
MILANO – Ci sono espressioni che sono diventate cosƬ celebri da entrare nel vocabolario comune, sebbene inventate da persone semisconosciute, per giunta in un dialetto che in genere non si presta alla cultura nazionalpopolare, come il milanese.Una di queste ĆØ certamente āātiremm innanzāā, ad indicare lāandare avanti nonostante tutto, nonostante mille difficoltĆ . Sentimento che rappresenta perfettamente lāanimo lombardo āātiremm innanzāā. Frase incisiva, forte ed efficace.
Eppure chi lo inventò, con questa frase, andò incontro al proprio destino.
Siamo a Milano nel 1851, una cittĆ ancora in subbuglio per gli umori rivoluzionari contro il dominio austriaco.
Le cinque giornate avevano dato i loro frutti, scatenando quel meccanismo che porterĆ alla prima guerra dāindipendenza, poi però con la sconfitta di Novara le cose tornarono più o meno come prima, e gli austriaci, dapprima scacciati, rientrarono a Milano.
I milanesi però non ci stavano, e così si riorganizzarono in gruppi clandestini per fomentare la lotta.
Ad una di queste associazioni segrete partecipò un certo Amatore Sciesa (erroneamente chiamato da alcuni Antonio), tappezziere, persona di umili origini, dai forti valori rivoluzionari.
Così forti da spingerlo ad affiggere manifesti antiaustriaci per le strade della città .
Per un poā riuscƬ anche a cavarsela, ma alla fine giunse la sera del 30 luglio 1851, quando i gendarmi lo trovarono in possesso delle locandine sovversive.
Lo arrestarono e lo processarono per direttissima, giungendo ad una sentenza spietata: condanna a morte tramite fucilazione.
Tre giorni dopo, il 2 agosto, iniziò il corteo che lo accompagnò verso il luogo del supplizio, e qui avvenne il fatto. Il gendarme che comandava il plotone, offrì a Sciesa una possibilità di salvezza: lo fece passare sotto casa sua promettendogli che se avesse fatto i nomi di tutti gli altri sovvertitori, avrebbe avuto salva la vita e sarebbe potuto tornare proprio lì, in quel momento, a casa.
Amatore Sciesa allora si fermò. Dette unāocchiata alla porta dāingresso. Doveva solo fare dei nomi e riavrebbe abbracciato i suoi cari.
Alzò lo sguardo e riconobbe la finestra di camera sua, tutta la sua vita era ancora lì.
Poi una lacrima scese lungo la sua guancia destra.
Una lacrima di commozione, perchĆ© sapeva che quella era lāultima volta che vedeva casa sua.
Non avrebbe pronunciato alcun nome.
Allāincalzare del gendarme infatti Sciesa rispose con due parole molto semplici, spontanee ed eroiche: āātiremm innanzāā.




Ad oggi in Italia non ti fucilano più ma ti massacrano socialmente così che pochi ogni tanto riescono a reagire per niente.
La situazione si ĆØ ribaltata e adesso stiamo tirando indietro.