ABUSI SULLA FIGLIA DI NOVE ANNI: LA CORTE D’APPELLO RIDUCE MA CONFERMA LE CONDANNE
L’AQUILA, 5 dicembre – È una storia che continua a scuotere il Centro Abruzzo, una vicenda che riemerge dai verbali e dalle aule di giustizia con tutta la sua brutalità. La Corte d’Appello dell’Aquila ha pronunciato ieri due condanne pesanti, pur ridotte rispetto al primo grado, per la violenza sessuale ai danni di una bambina di nove anni.
Il patrigno, un 45enne siciliano con precedenti, dovrà scontare tredici anni e tre mesi di reclusione. Per lui i giudici hanno escluso la recidiva, ma l’impianto accusatorio resta intatto. Sei anni e sei mesi invece alla madre, a cui sono state concesse le attenuanti generiche. In precedenza il Tribunale di Pescara aveva inflitto pene più severe: 17 anni a lui, 9 a lei.
Gli abusi erano durati quasi un anno, dall’estate del 2022 a quella del 2023, consumandosi tra le mura di una casa di un centro dell’Alta Val Pescara dove la bimba viveva un silenzio imposto e fragile. A spezzarlo fu una confidenza fatta a un’amichetta, un sussurro diventato denuncia grazie al padre naturale della minore, che non ha esitato a rivolgersi ai carabinieri.
Da lì, la svolta. Gli investigatori installarono microcamere e cimici nell’abitazione, seguendo passo dopo passo ciò che accadeva tra quelle pareti. Fino al giorno in cui l’occhio elettronico registrò la violenza in diretta. I militari intervennero subito: l’uomo reagì, insultò, cercò di opporsi, ma da quel momento non ha più lasciato il carcere.
Alla sbarra è finita anche la madre, ritenuta responsabile di aver concorso nel reato. Confermata la provvisionale da 60 mila euro, l’interdizione dai pubblici uffici e il pagamento delle spese processuali.
La bambina, oggi dodicenne, ha vissuto un lungo percorso di protezione. Dopo l’allontanamento dalla casa, fu collocata in una struttura sicura fino a quando, lo scorso anno, ha potuto ritrovare il padre naturale, assistito dall’avvocato Andrea Marino. La potestà genitoriale era stata sospesa dal Tribunale per i minorenni e la decadenza definitiva è rimasta in vigore anche dopo l’appello.
È una pagina che la giustizia ha in parte chiuso, ma che nella memoria della comunità resta aperta, segnata dal dolore di una bambina e dal fragile equilibrio che si tenta ora di ricostruire attorno alla sua vita.



