SULLE VIE DELL’AMORE
di Massimo Di Paolo
I libri sono diversi tra loro; ma sono diversi anche per i significati che compongono nelle menti dei lettori. ‘Sulle vie dell’amore’ di Nicolina D’Orazio, racconta le mappe di una geografia emozionale che caratterizzò un’epoca, su cui l’autrice proietta parti di sé introiettando vicende, consuetudini e stati d’animo. Non una storia, con fatti, personaggi e dialoghi, ma una costellazione antropologica che narra e fa rivivere uno spaccato sociale con una drammaticità propria: destini scontati, un fluire difficile dettato dalla povertà, dalla differenziazione tra classi; famiglie rette dalla speranza e dalla preghiera.
Storie di vita, di sentimenti e di comunità antiche quelle narrate dall’autrice, con personaggi che interpretano la vita avvinghiandosi tra loro per sopravvivere, per avere la forza di lottare contro un tempo che piegava i destini individuali. Luoghi, piazze, focolari retti da un substrato di socialità ormai perso. ‘Sulle vie dell’amore’, a una lettura attenta, appare cosa complessa con rimandi alle condizioni che hanno caratterizzato un Abruzzo passato; terra del Sud, fatta di lavoro, accettazione e adattamento alla sorte; podestà locali qualche volta buone altre volte meno, il sacerdozio come missione sociale prima che divina. Trama, personaggi ambientazioni coinvolgenti, emotivamente coinvolgenti, con una sorta di processo di identificazione crescente nel lettore. Resta certamente una storia d’amore quella che si sfila tra vicende, momenti e scelte ma narra molto, molto altro ancora. Oltre la vita dei personaggi, Adele, Carmine, Nicola, Angiolina e poi Marco, Tonino e gli altri adesi accanto; si intravede in trasparenza, massivo e inesorabile, il fluire del tempo tra campi, lavoro, nascite e morti; tra povertà e ingiustizie, tra abnegazione e inchini del povero verso il ricco, in una drammatizzazione che riscontriamo ancora oggi in un Abruzzo inquieto e non del tutto libero.

Tracce del passato che vengono sfidate e rese vive dalla narrazione di Nicolina D’Orazio che attraverso una storia familiare, rappresentativa di molte altre, narra le vicende di una comunità della metà del novecento del centro Abruzzo; forza solidale verso una lenta evoluzione sociale, una genitorialità che nasce con il desiderio del riconoscimento, della presa in carico, del nutrimento amoroso che fa dimenticare orfanotrofi, abbandoni, rinunce e aiuta a crescere, attraverso l’amore non differenziato tra figli naturali e figli accolti. Una geografia emotiva quella che si compone leggendo e seguendo la rappresentazione dei personaggi, tutti presi e impegnati a comporre una comunità degli affetti, della vicinanza e dei legami.
Personaggi e lettori spettatori di un’epoca che fluiva dal controllo fascista, fino alla prima votazione libera del 1946. Uno storytelling con trama, ambientazioni ed emozioni che tratteggiano la drammaticità della vita in un tempo che ha fatto la storia recente dell’Italia tutta, e in particolar modo del nostro Sud difficile, ingiusto, spesso espulsivo e non solo romantico. Foto virate seppia che rimandano ai ricordi di un’epoca: il ciclo delle stagioni, Piazza Venezia, l’entrata in guerra, la partenza dei giovani per il fronte, la fine del conflitto, la ricomposizione e la chiamata al voto delle donne. In un Abruzzo dalle resistenze ataviche che non hanno mai permesso di raggiungere la consapevolezza per potersi ribellare, per tentare di capovolgere realtà crudeli fatte di subordinazione e adattamento. Nel mezzo, la testimonianza, la microstoria di una famiglia che negli affetti e nell’amore, trova le risorse per sopravvivere e per interpretare ciò che un contesto storico unico, e per alcuni versi terribile, gli presentava. Storia familiare e storie individuali con sentieri propri, con congiunzioni, ripartenze e direzioni contrarie. Narrazione di destini che non hanno avuto l’incontro con andamenti fortunati; il ‘Ciclo dei Vinti’ che riprende a narrare, quello scritto da Nicolina D’Orazio che può fare nostalgia, che può spingere ad una sorta di immedesimazione affettiva verso un mondo di relazioni che non esiste più. “Sulle vie dell’amore”, da leggere a più riprese per tornare a padroneggiare la nostra storia, per tornare a riflettere su quanto si può arrivare a pagare se privati di amore e di legami. IL racconto si chiude con la partenza di chi si allontana verso altre terre, in cerca di fortuna accettando lo sradicamento e la perdita del sentimento di appartenenza. Non più la restanza dura, severa ma protetta, ma la partenza come atto estremo in cui una parte di noi sopravvive mentre l’altra immancabilmente muore, ieri come oggi.




… brava Nicolina… per ricordarci chi eravamo…
E complimenti a Di Paolo per l’originalità e il taglio dato. Divergente sempre !
Abbiamo letto il libro da tempo. Il taglio storico-sociologico fa emergere altri significati in verità inaspettati. Una lettura completamente diversa. Bello. Complimenti