L’AQUILA CAPITALE DELLA CULTURA: LE PAROLE E LA REALTÀ
di Alessandro Tettamanti
L’AQUILA – Si è appena conclusa la presentazione di L’Aquila Capitale italiana della cultura (https://www.youtube.com/live/4vPZcpwnzHY), una manifestazione lungo un anno che può costituire una potenziale opportunità per la città che ha estremo bisogno di vettori capaci di spingerla a livello socio-economico nel tempo.
Magari l’anno 2026 della Capitale potesse esserlo davvero.
Un avvertimento sul suo potenziale però, ce l’ho dà già la distanza tra ciò che si dice e ciò che realmente a L’Aquila oggi c’è e si fa.
Questo scarto, che possiamo anche chiamare tranquillamente ipocrisia, purtroppo va riportato ed evidenziato per capire le premesse da cui si parte per raggiungere gli obiettivi di cui sopra.
Ecco allora un breve GLOSSARIO di termini utilizzati a sproposito durante la presentazione di oggi:
“TEATRO E GLI ALTRI SPAZI DELLA CULTURA”
si continua ad annunciare trionfalisticamente che probabilmente, alla fine dell’anno 2026, ci sarà uno spettacolo che inaugurerà il Teatro comunale. Non è difficile comprendere che la vera notizia è che il Teatro comunale, dopo 16 anni dal terremoto, non c’è. Come ancora non è pronto il San Filippo, come ancora non c’è il Cinema Massimo, come in generale gli spazi pubblici dedicati alla cultura non siano presenti a sufficienza in città. Peccato: sarebbero stati le condizioni di partenza per una riuscita della manifestazione (P.S. non c’è neanche la biblioteca, il che davvero più che capitale lascia adito a pensare a una regressione culturale in corso sul territorio).
“TERRITORIO – Una capitale, mille territori”
Siamo davvero certi che il territorio intorno all’Aquila sia stato sufficientemente coinvolto?
“GIOVANI”
Parola uscita più volte e che mi lascia basito. Credo che non ci sia città più ostile ai giovani dell’Aquila… lo dico con tanta amarezza, ma davvero per gli under 35 non mi sembra garantito l’accesso alla città e alla comunità che in qualche modo questa costituisce, figuriamoci alla cultura che essa esprime. Sì, c’è il coinvolgimento sulla carta di Accademia e Conservatorio, ma il sottobosco delle piccole associazioni culturali intorno a cui gravitano i giovani che hanno un interesse verso la cultura e la vita attiva cittadina, è stato per ora escluso dalla manifestazione. Un brutto segnale.
“MULTIVERSO, PLURALITÀ”
Si è utilizzato il concetto del multiverso per dare l’idea di tante città compresenti in L’Aquila e quindi di una certa pluralità coesistente. Davvero? Dove? La pluralità all’Aquila piuttosto è resistenza all’accentramento fascistoide imperante, declinazione locale del nuovo concetto di democrazia secondo cui “chi vince comanda”. Magari nelle intenzioni di chi ha ideato la candidatura e l’ossatura del dossier che ha vinto il concetto è anche affascinante, peccato sia lontanissimo dalla realtà. All’Aquila, per ora, l’unica compresenza è quella della sedicente città nobile e aristocratica, dentro la quale si vuole rinchiudere anche la Capitale della cultura, e quella povera delle periferie geografiche ed esistenziali. Il cortocircuito tra le due potrebbe essere tristemente interessante. L’Aquila città cortocircuito.
PARTECIPAZIONE:
è forse la parola da pronunciare con più vergogna. Negata chirurgicamente dall’amministrazione, diventa nel giorno della presentazione romana caposaldo della manifestazione. È un brutto segnale anche questo, non c’è neanche bisogno di sottolinearlo. Basti pensare che, dopo la manifestazione d’interesse a monte del dossier, ancora non fanno un bando per le associazioni. Un’altra premessa negativa per la riuscita di questa L’Aquila 2026.
“PROGRAMMA”
In linea con quanto detto sopra a proposito di (non) partecipazione, è stato tenuto nascosto alla città tutta per essere presentato in pompa magna oggi, ma in realtà è stato annunciato ben poco. Di alcuni eventi infatti già si sapeva, è stato svelato solo qualche dettaglio; per il resto “molte iniziative verranno strada facendo”, si è detto, come si diceva già nei giorni scorsi. Forti dei 16 milioni complessivi, 15/16 dei quali presi dal fondo Restart conquistato con le lotte del dopo sisma. Ma le premesse per utilizzarli bene, guarda alle voci sopra, non ci sono.
“PUNTO DI SVOLTA STRUTTURALE”
Dovrebbero esserlo la Capitale, ovvero l’avvio o il rilancio di un’industria della cultura che costruisca un asset nel tempo della città, non fermandosi quindi all’anno 2026. Vista la programmazione insufficiente e il mancato coinvolgimento, purtroppo anche qui le premesse affinché le parole pronunciate alla presentazione siano attese sono negative.
“CITTA’ UNITA E FORTE DOPO IL TRAUMA”
Lo so, è delicato. Nessuno vuole dire che la città non sia viva, però è molto più addormentata rispetto a prima. La narrazione della forza di coesione conseguita al sisma del 2009, sfoggiata ancora oggi a fine 2025, non è più in nessun modo reale. L’Aquila è una città che, più delle altre, soffre della perdita di legami comunitari e simboli identitari in cui riconoscersi, nonché di un contesto urbano enorme e scollegato che da solo dà vita a forti diseguaglianze. Nella presentazione si è parlato dell’effetto benefico della cultura sulla salute della singola persona, senza fare cenno al disagio sociale presente sul territorio. Forse bisogna partire piuttosto da questa consapevolezza per curare, tramite interventi culturali appositamente pensati, le ferite presenti nel corpo sociale.
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Ciò detto, si spera di essere smentiti e questo non significa che non ci saranno singole cose positive. Come ad esempio la mostra dedicata ad Andrea Pazienza che, in realtà, anticipa la Capitale nei prossimi giorni, ma che è stata comunque presentata a Roma come inerente a L’Aquila 2026.
L’inaugurazione della Capitale invece si terrà presso la Caserma della Finanza “lì dove c’è stato il G8”, viene annunciato come fosse una cosa bella. In realtà, nel 2009 si stava lì in una caserma perché non c’era nessun altro posto in cui stare. Purtroppo, a quanto pare, è cambiato poco o niente.




