CAPISTRELLO FESTEGGIA SANTA BARBARA. PROTETTRICE DEI MINATORI
di Nando Giammarini
CAPISTRELLO – Ricorre domani, 4 dicembre, la festa si S. Barbara protettrice dei minatori e, insieme a S. Antonio di Padova, di Capistrello. Nell’Abruzzo marsicano. Lei è considerata protettrice di Capistrello in conseguenza della tradizione mineraria che ha fornito al Paese ed all’estero i suoi figli migliori, nel campo della costruzione di dighe, acquedotti, gallerie, viadotti. E’ venerata, inoltre quale protettrice dei vigili del fuoco, degli artificieri e di tutti coloro che ogni giorno , per professione, si trovano alle prese con situazioni di rischio e pericolo. La sua figura, eroica martire del IV secolo, viene rappresentata nella devozione popolare con i simboli, inequivocabili, della torre e del fulmine che sta a significare chi affronta un pericolo improvviso culminato con la morte nel buio di una galleria in costruzione o nella cavità della terra come una miniera. Penso, mentre scrivo, alla strage di Marcinelle in Belgio ove perirono 262 minatori di cui 136 italiani dei quali 60 erano nostri corregionali. E mi si accappona la pelle da figlio di un minatore che ben conosce le atroci sofferenze che sopportavano quotidianamente insieme alla mancanza delle norme di sicurezza. La festa di S. Barbara a Capistrello è un evento molto sentito e intensamente legata al territorio quindi non è solo un’icona religiosa ma un faro di speranza che illumina tutti quei luoghi bui in cui gli operai e le maestranze capistrellane, la cui identità è stata forgiata nelle grandi opere infrastrutturali dei cantieri sparsi in tutto il emondo, svolsero la loro preziosa opera. Capistrello, e lo scrivo con convinzione ed orgoglio da abruzzese, è stata una fucina di maestranze altamente qualificate che dal dopo guerra ad oggi hanno aggredito la roccia con mezzi modesti e l’intelligenza del mestiere scavando la terra nei posti piu’ impervi. Purtroppo si è trattato di un cammino che ha comportato un eccessivo tributo di vite umane. Basta pensare che solo nel secolo scorso ci furono 87 Caduti sul lavoro più una lunga serie di decessi dovuti a malattie professionali come la maledetta silicosi che ostruisce i polmoni di coloro che lavorano in ambienti a contatto con le polveri. La Comunità capistrellana fatta da gente onesta e laboriosa, onora ogni anno la memoria delle sue vittime: un modo per dare un senso ai tanti sacrifici ed alle lacrime versate dai familiari di chi vedeva partire i suoi uomini verso i cantieri di tutto il mondo per rivederli un paio di volte l’anno o mai piu’ quando il destino decideva per loro un’altra cosa. In un bellissimo libro: “ Pane e Polvere. Storia e storie dei minatori di Capistrello” Gianluca Salustri racconta tante storie di quella generazione di uomini che, pur tra privazioni e sacrifici di ogni genere, hanno fatta grande l’Italia. Ogni incidente sul lavoro in quei territori lontani giungeva come un fulmine a ciel sereno nel piccolo comune marsicano specialmente quando si spezzavano esistenze lasciando alle spalle orfani, talvolta in tenera età, e vedove. Un ruolo importante nella storia del lavoro dei minatori lo avevano anche le donne, sospese tra attesa e speranza, che si trovavano a gestire situazioni talvolta problematiche e mantenere vive le relazioni sociali garantendo equilibri affettivi necessari a trasformare l’assenza in quotidianità. Insomma una forza silenziosa che ha permesso ai capi famiglia di partire, per assicurare un futuro ai propri figli, sentendo forte il valore di un affetto radicato, una sorta di stabilità. Gli uomini di Capistrello hanno costruito gallerie nel mondo e nel profondo della loro storia tramandandoci un’eredità intrisa di umanità e sacrificio che deve essere ricordata e raccontata con quel forte senso di gratitudine di cui siamo capaci. Da abruzzesi forti e gentili per tradizione. E’ mio desiderio dedicare questo articolo ad una cara amica di Capistrello ed alla propria famiglia formulando loro i migliori auguri di buona vita unitamente a quelli di un felice e sereno Natale




