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COMMENTI D’ODIO SUI SOCIAL: IL PADRE DENUNCIA GLI HATERS DOPO LE TORTURE IN CARCERE DEL FIGLIO

Il caso esplode prima sui social, con una raffica di commenti offensivi: “Troppo poco quello che gli hanno fatto”, “Capisce come vanno le cose nella vita”, “Non ti vergogni a difenderlo?”. Frasi apparse su Facebook e Instagram, all’indomani della denuncia presentata dal padre del 14enne accusato di violenza sessuale ai danni di una 12enne nel carcere minorile di Roma.

L’uomo, travolto dall’ondata di odio digitale, ha chiamato la Polizia di Stato per denunciare anche gli haters, ritenendo superati i limiti della libera espressione.

Le torture in cella

Il 28 novembre, durante un colloquio nel Carcere Minorile di Roma, il padre si accorge dei segni sul volto e sul corpo del figlio: ferite a volto, braccia e petto, compatibili con pestaggi ripetuti. Nella denuncia, integrata nelle ore successive al Commissariato di Sulmona, il minore sarebbe stato aggredito quattro volte con spatole di ferro e lamette, derubato e lasciato per giorni senza vestiti e viveri.

L’indagine

La Procura della Repubblica di Sulmona ha aperto un fascicolo per i reati di lesioni aggravate, minacce, omissioni d’atti d’ufficio e tortura. Nelle prossime ore gli atti potrebbero essere trasmessi alla Procura di Roma per competenza territoriale.

Il procedimento sull’accusa di violenza sessuale seguirà il suo corso davanti all’autorità giudiziaria competente. Parallelamente, la denuncia del padre mira ora ad accertare vulnerazioni subite in carcere e responsabilità omissive nella vigilanza, oltre all’eventuale rilevanza penale dei commenti social.

Un commento su “COMMENTI D’ODIO SUI SOCIAL: IL PADRE DENUNCIA GLI HATERS DOPO LE TORTURE IN CARCERE DEL FIGLIO

  • Indipendente

    Purtroppo la gente in queste occasioni tira fuori i propri istinti bestiali inveiendo, in maniera appunto bestiale, contro una persona che cerca solo di proteggere il proprio figlio dal giustizialismo fai da te e, pur riconoscendo più volte le colpe del ragazzo (al momento dei fatti dodicenne) convinto che, SE COLPEVOLE, deve pagare, viene investito da una raffica di insulti che fa pensare che dietro ci sia anche un malcelato razzismo facendo venire spontaneo rigirare la domanda a chi dice che “troppo poco quello che gli hanno fatto” e chiedere : e se ci fosse vostro figlio al suo posto cosa fareste?

    Risposta

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