ACCORPAMENTO DIOCESI: NON BASTA SMENTIRE BISOGNA SPIEGARE
di Claudio Lattanzio
Il riferimento dei nostri giorni è chiaro: Papa Leone XIV ha ribadito che l’accorpamento delle diocesi deve andare avanti, soprattutto dove demografia e risorse umane sono insufficienti. Non un tema astratto, ma un processo già avviato nel Molise e nel Lazio. Il nostro giornale ha fatto il suo dovere: informare i lettori sulle possibili ricadute nelle aree interne della Valle Peligna.
Di fronte a queste considerazioni, la risposta del vescovo di Sulmona-Valva, Michele Fusco, non è stata un’argomentazione, ma una scorciatoia: “fake news”, “allarmismo”, “non vi autorizzo a riportare le mie dichiarazioni”. Stop. Nessuna spiegazione sul perché le nostre valutazioni sarebbero false, nessuna lettura del problema, nessuna visione sul futuro della Diocesi di Sulmona-Valva.
Qui non si discute l’autorità di un pastore. Si discute la sua responsabilità. Perché un vescovo che liquida uno scenario con l’etichetta di fake news ha il dovere di dirci perché lo sia. Non basta dire “aspetto comunicazioni ufficiali che poi comunicherò alla comunità”. Per due motivi:
Quelle comunicazioni arrivano alla fine del processo, non all’inizio.
“Aspetterò e poi dirò” non è un piano: è un rinvio. E nelle fusioni territoriali i rinvii sono una resa.
Il Papa ha parlato di “discernimento regionale” e di proposte realistiche per le piccole diocesi con scarse risorse. Questo significa che ogni vescovo sarà giudicato sulle proposte che porta, non sulle smentite che pronuncia. Il tempo per intervenire non sarà dopo un annuncio ufficiale: sarà prima, mentre le decisioni si formano.
A quel punto sarà troppo tardi, eccellenza.
Un territorio come la Valle Peligna non può permettersi l’attendismo. Ogni fusione decisa senza aver costruito alternative sui tavoli decisionali è irreversibile. Le economie parrocchiali, le opere sociali, il patrimonio immobiliare, gli enti collegati, i progetti di comunità, non aspettano comunicati: si difendono con strategie, corridoi istituzionali, visioni pastorali credibili, alleanze, proposte scritte nero su bianco. Chi pensa di poter intervenire dopo la pubblicazione di una decisione non ha mai partecipato a un processo di accorpamento: non si recupera nulla a giochi fatti.
Diteci come la salverete. Con quali strumenti. Con quali proposte
Il vescovo Fusco deve ora rispondere nel merito. Non a noi, ma alla sua gente. Con tre impegni concreti: Spiegare con argomenti ecclesiali e demografici verificabili perché Sulmona-Valva non sarebbe interessata dal processo. Dire quali proposte realistiche presenterà alla prossima assemblea regionale della Chiesa per dimostrare sostenibilità pastorale, risorse e missione di questa diocesi. Indicare come intende muoversi per tutelare l’autonomia territoriale, anche dentro la provincia ecclesiastica aquilana, senza subire automatismi o fusioni totali di perimetro.
Soprattutto deve dirci: qual è il suo piano per convincere la Chiesa centrale e regionale che la diocesi non va inglobata, ma potenziata? Con quali idee si salverà la curia? Come si difenderanno parrocchie, beni e opere? Quali alleanze costruirà? Quali riforme proporrà?
Perché oggi il problema non è la notizia: è l’assenza di una risposta al futuro.
Nessuno chiede proclami. Si chiedono carte progettuali, azioni pastorali, numeri credibili, strategie territoriali, capacità di guidare un discernimento attivo e non reattivo. Se davvero una direttiva non tocca Sulmona, si portino prove e proposte. Se invece si teme che possa toccarla, lo si dica e si spieghi come la si fronteggerà ora, non dopo.
La Chiesa di Papa Leone XIV chiede di unire le forze. La stampa di territorio chiede di unire almeno le spiegazioni. E la gente di Sulmona chiede una cosa ancora più umana: non essere l’ultima a sapere il proprio destino ecclesiale.
E allora lo ripetiamo, diretti, senza metafore inutili: vescovo Fusco, ci spieghi il futuro. Ci spieghi il piano. Ci spieghi come intende salvare la diocesi di Sulmona-Valva. Ora. Perché dopo sarà solo un necrologio territoriale, non un discernimento.




Bravissimo Direttore,
si ricordi anche a S.E.il Vescovo,di ricordare al Santo Padre,che Sulmona ha offerto alla Santa Romana Chiesa ,ben 2 Papi ed un Ordine Monastico.
Speriamo in Dio.
ha cominciato la Santa sede con laccorpamento delle diocesi, speriamo che questo processo possa essere fatto anche per i piccoli comuni, speriamo che lo stato intervenga in tal senso. un saluto Nicola
Ci risiamo. Ogni papà apporta modifiche questa situazione si ripete dopo un paio de secoli per noi non va bene troppo travagliata questa Diocesi. Vin
… e di che vi lamentate se in chiesa entrano sempre meno persone?
Comunque tranquilli… di contro apriranno le moschee…