LU CASTIOLLE (IL CASTEL DI SANGRO)
Lu Castiolle
( Il Castel di Sangro)
di Ennio Bellucci
Lu Castiolle in serie B.
‘Nce se po’ crerre….!
S’henne ‘mbazzoite
tutte quente!
Giornale, giornaliste,televisione
i cristiene,
perlene sole de cheste.
È strane p’addavaire…
‘Nu paisitte peccerille,
quattre persaune: Gabriele,
Osvalde, Glauche i
don Pierine,
‘na bande de quatrele,
‘na freche d’entusiasme
i attaccamionte a lu paiaise
henne fatte ‘nu merecule.
Ma …è sole cheste?…
di Claudio Lattanzio
direttore di ReteAbruzzo.com
La poesia “Lu Castiolle (Il Castel di Sangro)” di Ennio Bellucci è uno di quei testi che, pur nella loro brevità e nell’apparente leggerezza del dialetto, riescono a concentrare un mondo intero. Bellucci, pratolano autentico e giornalista che ha vissuto sulla propria pelle – e con la propria voce – la favola del Castel di Sangro, rievoca con pochi versi un’impresa sportiva che ancora oggi appartiene alla memoria collettiva dell’Abruzzo interno.
Quel “Lu Castiolle in Serie B. ’Nce se po’ crerre…!” è lo stupore genuino di un’intera comunità che vide un paese di appena cinquemila abitanti proiettato sulle prime pagine nazionali. E con esso l’intero Centro Abruzzo. Telecamere, giornali, inviati da ogni parte d’Italia: Bellucci descrive con semplicità – ma con la precisione di chi c’era – il miracolo di una squadra costruita attorno a quattro figure che hanno scritto la storia: Gabriele Gravina, allora presidente e oggi ai vertici del calcio italiano e mondiale; Osvaldo Jaconi, l’allenatore che seppe trasformare un sogno in una realtà sportiva senza precedenti; Glauco Balzano, il direttore sportivo sempre al fianco del gruppo; e don Pierino, cioè Pietro Rezza, il patron e motore economico di un progetto che sembrava impossibile.
Ma quella del Castel di Sangro non fu soltanto una favola sportiva. Fu anche una stagione segnata da pagine dolorose e clamorose di cronaca, che Bellucci – da giornalista che seguiva la squadra sulle reti Rai, alla radio e sul campo – visse in prima persona.
Indimenticabile la tragedia del 10 dicembre 1996, quando Danilo Di Vincenzo e Filippo Biondi persero la vita in un incidente stradale mentre tornavano a Castel di Sangro agli allenamenti. Una ferita che ancora oggi il paese ricorda, con la scultura dedicata ai due ragazzi davanti allo stadio Patini e le commemorazioni che ogni anno rinnovano la loro memoria.
E poi l’arresto del terzino Pierluigi Prete, prelevato dalla polizia durante un allenamento e accusato di traffico di cocaina. Una vicenda che si concluse, dopo tre settimane di detenzione, con la sua totale assoluzione e un risarcimento per ingiusta detenzione, ma che scosse profondamente l’ambiente e l’opinione pubblica.
Infine, il caso internazionale legato allo scrittore americano Joe McGinniss, autore del celebre The Miracle of Castel di Sangro in cui erano condensate le imprese sportive della squadra di calcio. McGinniss, dagli Stati Uniti si trasferì in paese vivendo e raccontando allenamenti, partite, spogliatoi, ma soprattutto le dinamiche umane attorno al club: il contrasto tra l’innocenza di un centro di montagna e la durezza del calcio professionistico moderno, con i suoi sogni, le sue ambizioni e le sue ombre. Scrisse di una presunta combine che portò i calciatori sangrini a “non giocare” l’ultima partita del campionato persa 3 a 1 con il Bari, consentendo ai galletti pugliesi di salire in Serie A (a spese del Genoa), e al Castel di Sangro di salvarsi.
Prima ancora che il libro uscisse, una sua lettera polemica affissa sui portoni delle case del paese e un articolo sul “Daily Telegraph” portarono la dirigenza del Castel di Sangro – Gravina, Balzano e Jaconi – a sporgere querela per diffamazione alla Procura di Sulmona. Anni dopo Gravina ricordò pubblicamente come lo scrittore fosse stato condannato in Italia per diffamazione e calunnia in relazione a quella vicenda. Un capitolo complesso, che contribuì ad alimentare il mito – luminoso e controverso – del Castel di Sangro.
Ecco perché la poesia di Bellucci non è solo un omaggio nostalgico. È un piccolo affresco identitario, un frammento carico di emozione che, in dialetto pratolano, riesce a riportarci a quegli anni irripetibili: anni in cui l’Abruzzo interno, solitamente lontano dai riflettori, salì alla ribalta mondiale grazie a un gruppo di uomini animati da entusiasmo, sacrificio e appartenenza.
Bellucci, con la sua penna sicura e la sua straordinaria padronanza del dialetto, condensa tutto questo in poche righe vive, calde, autentiche. Ancora una volta dimostra la capacità – rara – di far rivivere un’epoca non solo raccontandola, ma facendocela sentire. E noi che quegli anni li abbiamo vissuti da cronisti, seguendo il Castel di Sangro in ogni stadio d’Italia, non possiamo che riconoscerci in ogni parola di questa poesia che profuma di ricordi e di verità.




…una gloriosa ed esaltante pagina di irripetibile( forse) storia calcistica….
vissuta fin nei minimi particolari….ricordiamo che Ennio era ” la voce” del Castel di Sangro raccontata con trasporto emozione ed eleganza alla radio( tutto il calcio…) e in TV….a livello regionale e nazionale…
un pensiero pieno di riconoscenza a coloro che furono gli artefici di quel ” miracolo” un perenne ringraziamento a chi lo seppe raccontare sottolineandone i tanti risvolti e le ricadute positive per l’Alto Sangro e per l’intero Abruzzo .
Amarcord…..
Bravo Ennio,
un breve, brevissimo racconto,
ma che ricorda una pagina di storia ,di vita sportiva vissuta intensamente,che e’ ancora impressa nella mente di tutti noi abruzzesi e non solo.
C H A P E A U.
* Villani Gaetano. Questa volta Ennio Bellucci ci sorprende e, in dialetto pratolano, ci racconta la promozione del Castel di Sangro in serie B. Una impresa che non ha eguali, se non altro per una cittadina di 5.000 abitanti. Sembra di risentire le radio-telecronache di Ennio, con la sua voce inconfondibile, carica di competenza e passione. Era il tempo del calcio dal volto umano. Quello di oggi ha il volto dei petrodollari. * già presidente del consiglio comunale di Manoppello
La poesia trasmette con forza l’eccezionalità di un evento intenso: il Castel di Sangro che approda in Serie B. Non è soltanto un traguardo sportivo, ma un momento che diventa simbolo di riscatto e di orgoglio collettivo e che proietta nel futuro l’intera collettività, con una nuova pagina da scrivere…..