CronacaHomeIn Evidenza

DITO MEDIO IN COMUNE: PROCEDIMENTO ARCHIVIATO

Dito medio in Comune, procedimento archiviato: nessun responsabile per la lettera anonima

L’ultima pagina del fascicolo si chiude senza nomi, senza volti, senza colpe. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sulmona Marta Sarnelli ha disposto l’archiviazione del procedimento penale a carico di ignoti, nato dopo la denuncia presentata da una dirigente comunale, una dipendente e un’ex dipendente degli uffici di Palazzo San Francesco, sede del Comune di Sulmona, ospitato a Palazzo San Francesco.

La storia comincia il 31 dicembre 2023, un giorno festivo, una domenica di fine anno, quando tre dipendenti dell’ente si ritrovano negli uffici per varare provvedimenti urgenti nella giornata di San Silvestro. Tutto sembra scorrere come un’ordinaria emergenza amministrativa, finché una lettera anonima, datata proprio a cavallo del nuovo anno, irrompe come un atto d’accusa. Firmata genericamente da “dipendenti comunali”, mai sottoscritta personalmente, la missiva punta il dito contro le tre: avrebbero leso l’immagine dell’ente per una fotografia scattata all’interno degli uffici e postata sui profili WhatsApp e, a quanto sembra, anche su Facebook. Nell’immagine, scattata in un momento informale, una di loro mostra il dito medio alla camera.

Per gli autori della segnalazione, quel gesto andava punito: contrario al codice comportamentale dell’ente, incompatibile con il decoro istituzionale. Ma il responsabile dell’ufficio delle dipendenti sotto accusa, dirigente diretto delle tre, prende una posizione netta: nessun fondamento nell’esposto, nessun elemento di rilievo disciplinare o penale. Anche la Procura, in un primo momento, segue una rotta diversa: vengono iscritti nel registro degli indagati alcuni giornalisti e commentatori social per diffamazione, a seguito degli articoli e dei commenti pubblicati sul caso.

È il gip stesso a rilevare una deriva investigativa. Nelle sue motivazioni scrive che le indagini erano finite “fuori binario”, chiedendo un cambio di sguardo: se un reato c’era, non stava nella foto, ma nella strumentalizzazione dell’atto anonimo. Il faro si sposta quindi sulla ricerca degli autori della lettera. Su indicazione del giudice, vengono sentiti come testi alcuni impiegati del Comune di Sulmona, nella speranza di ricostruire l’origine della segnalazione. Ma dagli accertamenti non arriva alcun elemento utile per dare un volto agli autori di quella lettera, né per identificarli con certezza.

Sono le tre dipendenti stesse, nella loro denuncia alla Procura, a ribaltare la prospettiva con parole dure e lucide: “Non è stato il nostro operato a gettare fango sull’immagine del Comune di Sulmona, ma la lettera anonima che ha strumentalizzato la vicenda”. Parlano di ombre costruite, fango pilotato, accuse utilizzate come un’arma impropria in un contesto che non aveva nulla a che vedere con un disservizio o un abuso.

Alla fine, il fascicolo si arena dove era partito: negli ignoti. Il giudice GIP, Marta Sarnelli, con un provvedimento che suona come un sigillo, archivia definitivamente il caso, mettendo la parola fine a ogni ipotesi penale. Resta la foto, resta la lettera, resta l’eco mediatica — ma non resta il reato.

Un episodio nato da un gesto goliardico si è trasformato in un’indagine a spirale, deviata dal suo alveo, poi ricondotta e infine dissolta nell’impossibilità di individuare i responsabili della segnalazione anonima. La giustizia, almeno quella penale, ha scelto l’uscita di scena. E il cuore della vicenda — l’immagine dell’ente — resta più ferito dalla lettera che dall’immagine.

Il caso è chiuso. Nessun colpevole. Nessun processo. Procedimento archiviato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *