RIAPRE IL TRIBUNALE, CHIUDE IL VESCOVADO
di Luigi Liberatore
Siamo costretti a scegliere. O la giustizia terrena o quella divina. Sì, perché siamo stretti tra il ministro Nordio e il Papa. Il primo ci ha rassicurato che il tribunale di Sulmona resterà aperto, mentre il vicario in terra di Gesù Cristo ci ha appena annunciato che il vescovado di Sulmona-Valva (spero di non sbagliare) finirà con l’accorpamento a L’Aquila. Insomma, c’è un ribaltamento di prospettive tra potere politico e religioso, almeno in questo lembo dimenticato di Abruzzo interno dove non si sa a chi santo rivolgersi. Ci eravamo rassegnati a finire con le nostre contese giudiziarie nel palazzaccio del capoluogo, mantenendo tuttavia intatte le prerogative religiose territoriali.
Chiese chiuse, invece, ma tribunale aperto. Però tanto ci meritiamo in quanto per passione siamo portati a litigare, a denunciare, a delinquere più che a perdonare o a pregare, sicché ci sono sempre interessi da promuovere o da coprire. Quelli corporali muovono l’economia: magistrati, avvocati, e un mondo collegato, non esclusa la politica, che si definisce con un oscuro e antipatico termine come stakeholder, fanno affari all’interno della cosiddetta giurisdizione. Quelli spirituali, invece, attengono all’intimo dell’essere che un tempo aiutavano pure la Chiesa nei suoi bisogni terreni con lasciti e soprattutto con le vocazioni sacerdotali.
Ecco, oggi non ci sono più giovani che si fanno preti e le aristocrazie vaticane sono costrette, diciamo per indigenza, a ritirarsi. Sempre meno fedeli nelle chiese, sempre più fredde e inanimate, con preti a scavalco come i segretari comunali di un tempo mandati dalle prefetture ad assicurare il governo di più municipi. Non deve meravigliare il fatto che il papa abbia deciso così di svuotare il Vescovado di Sulmona-Valva. C’è la garanzia che il tribunale di Sulmona sopravvive. In fondo, due paradisi non si possono godere!




Tranquilli.
È il classico e collaudatissimo specchietto per le allodole.
Per il business il Vaticano è una multinazionale tra le più forti e spregiudicate.
Serviva la sede del vescovado per farci un hotel per il peregrinaggio e il turismo religioso. È un’operazione squisitamente di marketing camuffata per l’efficientamento delle curie.
La Chiesa di Cristo è sempre disperata, va sempre a caccia di soldi.
E così sia.
I vescovadi dipendono dalla CEI, non dal Vaticano. Le diocesi in Italia sono più di 200, le province 103, quindi è in vista la riorganizzazione. Non chiuderanno chiese ma saranno accorpati i vescovadi. I soldi risparmiati serviranno anche per le Caritas, le mense per i poveri, gli ostelli per i senza casa, le missioni nel mondo.
Ma come? In questo momento delicatissimo per la nostra religione che subisce attacchi ed assedi dell’islamismo bestiale, arrogante e prevaricatore il Papa smobilita presidi secolari di cristianità e fede? In nome di una riorganizzazione esclusivamente terrena ed economica che non tiene conto della necessità del popolo che vuole continuare a sentire proprio e vicino l’avamposto spirituale della nostra religione. QUESTO È UN CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ DEL CENTRO ABRUZZO. DOBBIAMO INSORGERE E RIBELLARCI A QUESTA LOGICA MANAGERIALE DELLA CHIESA CHE CI STA CONSEGNANDO IN MANO AI TAGLIATORI DI TESTE!
Cambierà solo di avere in zona un vescovo invece di due. E’ un crimine? La provincia è una, ma non è che si grida al crimine per questo…