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IMPIANTO GET ENERGY: I TECNICI CONFERMANO “È UN INCENERITORE”

Assemblea regionale sull’impianto Get Energy: i tecnici confermano “È un inceneritore”. La politica chiede confronto e massima prudenza

Nel cuore del dibattito ambientale abruzzese, ieri la Commissione Ambiente e Territorio della Regione Abruzzo ha ospitato l’audizione dedicata all’impianto di pirolisi che la società Get Energy intende realizzare nel nucleo industriale di Sulmona.

A richiederla ufficialmente nelle scorse settimane era stata la consigliera regionale di Fratelli d’Italia, Maria Assunta Rossi, che ha aperto il percorso istituzionale sottolineando il valore del confronto: “Ho voluto fortemente la convocazione della Commissione Ambiente e Territorio per discutere il progetto Get Energy, volto al trattamento dei rifiuti ad alto potere calorifero nella zona industriale di Sulmona”.

L’audizione ha visto protagonisti i tecnici regionali e i rappresentanti delle associazioni, chiamati a chiarire natura e impatti dell’impianto. Lorenzo Ballone, responsabile dell’ufficio pianificazione rifiuti, ha parlato senza possibilità di equivoco: “L’impianto proposto è da considerarsi a tutti gli effetti un inceneritore. È certo che ci saranno emissioni in atmosfera, la cui incidenza su ambiente e salute umana è ancora tutta da valutare”. Ha aggiunto che l’istruttoria ha subito una sospensione: l’azienda ha chiesto proroga e modificato il progetto, riducendo la quantità di rifiuti trattati da 47.050 a 37.000 tonnellate annue. Il syngas e il synoil prodotti dalla pirolisi – ha confermato – “saranno bruciati sul posto perché privi della qualità energetica necessaria per l’immissione in rete”.

Toni ancora più critici quelli del Forum H2O. Augusto De Sanctis ha ricordato i ripetuti tentativi dell’azienda di negare la natura dell’impianto: “La società ha provato, senza successo, a smentire che si trattasse di un inceneritore. Il syngas deriva da plastiche, copertoni e residui industriali: un mix eterogeneo che rende estremamente complesso il controllo di ciò che esce dai camini”. Sei, appunto, i camini previsti dal progetto. Ad aggravare il quadro – ha proseguito De Sanctis – la presenza di studi emissivi affidati a laboratori non accreditati e “un comportamento poco trasparente, con l’oscuramento di molti documenti, compresi quelli sulle emissioni”. Il contesto normativo, nel frattempo, stringe la presa: la disciplina dell’Air emissions standards EU 2025 dimezza i valori soglia, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità indica limiti ancora più severi.

Sul fronte sanitario, l’ex dirigente di oncoematologia dell’ospedale di Sulmona, Roberto Ranalli, ha portato nell’aula il microclima della Valle Peligna: “L’inversione termica, fenomeno marcato nelle aree interne d’Abruzzo, concentra gli inquinanti, con ricadute sulla salute umana e sulla catena alimentare. Impianti di incenerimento di questa portata sono incompatibili con Sulmona e il suo territorio”. Un territorio – ha ricordato – che ha visto crescere negli anni linfomi, sarcomi, tumori e patologie respiratorie: “Molti studi dimostrano la correlazione con l’aumento dei livelli di inquinamento”.

La denuncia dell’“assedio industriale” è diventata il cuore pulsante del comunicato dell’Assemblea Civica Valle Peligna. Il presidente dei comitati per il clima, Mario Pizzola, ha evocato un quadro ritenuto già critico: “Sulmona è già impegnata da infrastrutture come la turbogas di Metaenergia, la centrale di compressione di Snam e un impianto rifiuti che serve 67 comuni su 108 della provincia dell’Aquila. La situazione è insostenibile. L’inceneritore sarebbe un colpo di grazia”. Ha respinto la lettura sperimentale dell’impianto: “La tecnologia della pirolisi ha cinquant’anni, ha dimostrato di non funzionare. Sulmona non farà da cavia sulla pelle dei cittadini. La comunità è fortemente allarmata e si batterà affinché l’impianto non venga realizzato”.

Nella seconda parte della giornata, Rossi ha ribadito il metodo con cui intende accompagnare la discussione nei prossimi mesi: “L’obiettivo non è ostacolare le iniziative imprenditoriali, ma guidare le decisioni con responsabilità e massima attenzione al territorio e alla salute”. Una linea che incrocia quella della vicepresidente del Consiglio regionale, Marianna Scoccia, che ha proiettato la questione fuori dall’aula e dentro le case: “Ho chiesto un nuovo aggiornamento della Commissione con il coinvolgimento di altri dipartimenti regionali per avere il quadro completo. Sto seguendo questa vicenda con la massima attenzione: prima ancora che come rappresentante delle istituzioni, come cittadina e come madre. Solo sulla base di tutte le informazioni, senza strumentalizzazioni politiche o approssimazione, potremo prendere decisioni giuste e responsabili per Sulmona e per la nostra valle”.

Il confronto, dunque, non si chiude ma si apre: un percorso che ha l’ambizione di lasciare fuori fumo e slogan, per fare spazio a dati, impatto reale, futuro possibile. Una crescita desiderata, sostenibile o meno, da decidere insieme. Senza fumo negli occhi. Senza cavalcare paure, ma nemmeno cancellare domande.

Un commento su “IMPIANTO GET ENERGY: I TECNICI CONFERMANO “È UN INCENERITORE”

  • Se non ci fosse Pizzola, avrebbero già organizzato il tutto senza confronti e percorsi vari.
    Basta pensare che a Prezza hanno chiesto di fare una cava/discarica per prepararsi alla chiusura del Cogesa.
    Hanno approvato tanti scempi ambientali che neanche riescono a sanarli.

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