CARCERE DI MASSIMA SICUREZZA DI SULMONA, SEQUESTRATO UN PACCO CON 350 GRAMMI DI DROGA: LA PROCURA APRE UN’INCHIESTA
Un pacco come tanti, passato sotto le mani vigili dei baschi blu, ma con un peso e un odore diverso, carico di un sospetto che si è rivelato fondato. È avvenuto ieri nel carcere di massima sicurezza di Sulmona, dove gli agenti del Corpo di Polizia Penitenziaria, durante i controlli di routine della corrispondenza e delle spedizioni, hanno intercettato e sequestrato un consistente quantitativo di sostanze stupefacenti diretto a un detenuto condannato all’ergastolo.
L’insospettabile pacco, indirizzato a un ristretto del penitenziario peligno, ha fatto scattare l’allerta nella sala controllo. I baschi blu del Gruppo di Intervento Operativo – unità specializzata nelle attività di sicurezza interna – hanno notato anomalie durante l’ispezione preliminare, un dettaglio nelle forme, una rigidità sospetta nel passo delle verifiche standard. Così, hanno deciso di approfondire, procedendo a un’ispezione più minuziosa con l’ausilio delle procedure rafforzate previste per l’alta sicurezza.
Nelle scarpe contenute nella spedizione si nascondeva un “carico” da piazza di spaccio, non da corridoio detentivo: 350 grammi di droga mista, tra cocaina, hashish e cannabis, per la maggior parte occultati all’interno delle calzature. Il rinvenimento ha svelato il quadro: un tentativo strutturato di far entrare stupefacenti in una delle carceri più sorvegliate d’Italia, sotto una copertura apparentemente ordinaria.
Il destinatario del pacco, interpellato immediatamente dagli agenti del Casa di Reclusione di Sulmona, ha negato qualsiasi coinvolgimento, dichiarando di “non avere nulla a che fare” con la spedizione. Una giustificazione che, pur formalmente verbalizzata, non ha spento l’urgenza delle verifiche.
Il caso è stato quindi segnalato alla Procura della Repubblica di Sulmona, che ora dovrà ricostruire la catena della spedizione, il mittente, i contatti interni ed esterni e l’eventuale complicità di soggetti che avrebbero potuto agevolare l’ingresso delle sostanze nel circuito detentivo.
L’episodio si aggiunge a un quadro che, nelle ultime settimane, ha mostrato segnali di tensione sul fronte della circolazione di droga. Solo sette giorni fa, infatti, in due camere detentive del Carcere di Sulmona, erano stati sequestrati circa 20 grammi di hashish. Un quantitativo modesto rispetto al maxi-sequestro di ieri, ma sufficiente – secondo gli investigatori interni – a confermare l’esistenza di un mercato parallelo, sotterraneo ma attivo, nei corridoi del penitenziario.
Il rischio maggiore, ora, è la finalità del carico: gli agenti ritengono che il pacco fosse destinato a rifornire buona parte dell’istituto penitenziario, con un potenziale “giro” che avrebbe coinvolto un numero significativo di detenuti. “Un approvvigionamento per una buona parte del carcere”, confermano fonti interne, “un carico progettato per durare e alimentare”.
E non è il solo fronte a preoccupare il sindacato di categoria del Sappe che da tempo lancia segnali d’allarme: al traffico di stupefacenti si affianca il commercio illecito dei telefoni cellulari, un fenomeno che la sola schermatura non riesce a fermare. Nel 2025 sono stati trovati 60 dispositivi, un numero in calo rispetto al 2024, quando i sequestri avevano raggiunto quota 110, ma che non attenua la gravità del trend. Una diminuzione che indica un mercato in trasformazione, non in estinzione.
I numeri, seppur ridotti, disegnano una dinamica chiara: la sorveglianza si affina, ma altrettanto fanno i tentativi di violazione. E nel penitenziario di massima sicurezza di Sulmona, dove nulla dovrebbe sfilare inosservato, un paio di scarpe ha raccontato l’ennesima storia di un assedio silenzioso alla fortezza. Una storia che ora spetta alla procura sciogliere, passo dopo passo, traccia dopo traccia.



