ANALISI. LA PSICOLOGA FEDERICA DE NUNZIO SU “FAMIGLIA NEL BOSCO”
L’AQUILA – La vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”, che ha portato all’allontanamento di tre minori da
un casolare isolato dell’Abruzzo, ha rapidamente superato il piano giudiziario per diventare terreno
di scontro politico e mediatico. Un caso complesso, che richiederebbe cautela e competenze
tecniche, è stato invece trasformato in un simbolo: libertà contro Stato, natura contro istituzioni,
famiglia contro magistratura.
In poche ore, dichiarazioni forti e semplificazioni hanno alimentato un clima di rabbia e sospetto.
Da psicoterapeuta, ciò che colpisce non è solo la vicenda in sé, ma la reazione emotiva collettiva e il
modo in cui l’odio viene mobilitato nel dibattito pubblico.
Situazioni che riguardano i minori attivano inevitabilmente emozioni forti: paura, indignazione,
senso di ingiustizia. L’angoscia collettiva, se non viene contenuta da un linguaggio istituzionale
equilibrato, può trasformarsi rapidamente in ostilità.
In psicologia conosciamo bene questi meccanismi:
Proiezione: si cerca un colpevole esterno su cui scaricare rabbia e incertezza.
Scissione: tutto si divide in buoni e cattivi, senza sfumature.
Idealizzazione e demonizzazione: la famiglia diventa simbolo di purezza, i giudici simbolo
di persecuzione.
Capro espiatorio: il malessere sociale trova un bersaglio semplice, immediato, permettendo
al gruppo di sentirsi unito contro un nemico comune.
Sono processi inconsci, ma potentissimi. E il dibattito politico li può amplificare.
Parole come “sequestro”, “bambini strappati”, “vergogna”, non stanno semplicemente esprimendo
un’opinione: stanno attivando meccanismi emotivi profondi. Nelle dinamiche di gruppo, queste
parole possono far scattare identificazioni immediate: il leader come “salvatore”, le istituzioni come
“nemico”, la famiglia come “vittima ideale”.
Il rischio è che l’odio diventi un linguaggio pubblico legittimato, normalizzato. Ma l’odio, lo
sappiamo, non risolve ciò che lo ha generato. Serve solo a spostare il focus, a scaricare tensioni che
restano irrisolte. In un momento già segnato da fragilità sociali ed economiche, sarebbe
fondamentale che la politica svolgesse un ruolo diverso: non quello di accendere conflitti, ma di
contenere, chiarire e guidare.
La tutela dei minori richiede competenze, ascolto, prudenza. Di fronte a casi così delicati, la
domanda che dovremmo porci non è: “Chi ha ragione?”, ma “Come possiamo proteggere davvero i
bambini, senza strumentarlizzarli trasformandoli in simboli da usare contro qualcuno?”
Federica De Nunzio, psicologa-psicoteraputa. Dirige il Centro multidisciplinare OLOS, in
L’Aquila, via della Maiella, 8. E-mail: info@centroolos.com ; cell. 3336248751.
*Psicologa-Psicoterapeuta.




