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ABUSI E VIDEO RICATTO SU 12ENNE DI SULMONA: DISPOSTA LA PERIZIA PER LA CAPACITÀ DI TESTIMONIARE

Abusi e video ricatto su 12enne a Sulmona: disposta la perizia per la capacità di testimoniare

C’è un confine sottile tra il rumore incessante delle chat e il silenzio che la giustizia deve saper imporre quando la vittima ha il volto di una bambina. Quel confine, stavolta, passa da una perizia. È stata conferita ieri l’analisi psicodiagnostica sulla dodicenne di Sulmona che, secondo l’accusa, sarebbe stata abusata e poi ricattata con video intimi fatti circolare in un gruppo digitale.

L’incarico è stato firmato dal gip del Roberto Ferrari e dal gip della Tribunale Distrettuale Antimafia, Bianca Maria Colangelo. Al perito sono stati assegnati trenta giorni per accertare se la minore sia in grado di rendere una testimonianza processualmente valida e psicologicamente sostenibile.

Gli accertamenti inizieranno il 9 dicembre e si concluderanno il 9 gennaio 2026. La relazione verrà discussa nell’udienza fissata per il 12 gennaio, quando il perito sarà chiamato a chiarire le condizioni cognitive ed emotive della giovane vittima. Se il parere lo consentirà, i giudici procederanno con l’incidente probatorio, atto necessario a mettere al riparo le prove da qualsiasi rischio di dispersione e a garantire che la parola della bambina entri nel processo in un ambiente protetto e con tutte le cautele previste.

L’indagine è stata condotta dai carabinieri della Compagnia Carabinieri Sulmona, guidata dal maggiore Toni Di Giosia. Le accuse contestate ai tre indagati – tra i 14 e i 18 anni, alcuni dei quali minorenni e dunque non identificabili – comprendono, a vario titolo, violenza sessuale aggravata in concorso, atti sessuali con minore e produzione di materiale pedopornografico. Le misure cautelari, già disposte dopo gli arresti scattati il 24 ottobre 2024, restano oggetto di verifica nel percorso giudiziario ordinario.

A far emergere il caso era stata la stessa vittima: quando uno dei video, secondo la Procura, aveva iniziato a rimbalzare nella chat di gruppo, la dodicenne aveva composto il numero 114 Emergenza Infanzia, la linea nazionale dedicata ai minori in pericolo. Da quella telefonata, raccolta dagli operatori e poi dagli investigatori dell’Arma, si era dipanato un racconto doloroso che ha innescato l’attività d’indagine e l’intervento giudiziario.

Il fascicolo non si chiude però alle sole tre posizioni principali. Prosegue infatti il lavoro investigativo per valutare la condotta di numerosi utenti entrati in possesso dei filmati e che potrebbero, secondo l’ipotesi al vaglio della Procura, averli a loro volta inoltrati. Un gesto che, nell’ordinamento italiano, integra il reato di diffusione illecita di materiale intimo — comunemente definito revenge porn — e che diventa materia ancora più grave e sensibile quando coinvolge una persona minorenne.

Una storia che impone misura, distanza dall’eccesso, protezione dell’identità e un’unica priorità: la tutela della vittima e della sua dignità, nel rispetto rigoroso delle norme e delle persone coinvolte, soprattutto quelle che non hanno ancora 18 anni e meritano, per legge e per umanità, una narrazione che non diventi mai esposizione.

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