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USURA A COLPI DI CHIAVE IN INGLESE: AL VIA IL PROCESSO CON SEI IMPUTATI

Sì è aperto ieri mattina il processo per usura e tentato omicidio, alla sbarra sei persone

SULMONA, 26 novembre – L’udienza comincia dal rumore dei fatti, non dalle carte: da un’aggressione che ha squarciato la normalità, a settembre, davanti a un autolavaggio, e che nel tempo si è trasformata in un’inchiesta più ampia sul fenomeno dell’usura in città.

Ieri mattina, nell’aula del tribunale sulmonese, si è tenuta la prima udienza del processo che vede coinvolti sei imputati, accusati di usura in concorso e tentato omicidio, reati che l’accusa ritiene collegati proprio a quel gesto improvviso e violento che ha fatto da innesco alle indagini. A comparire davanti al collegio del Tribunale di Sulmona:

Gli imputati sono assistiti dagli avvocati del foro locale: Silvia Iafolla, Alessandro Tucci e Alessandro Rotolo, che annunciano fin da subito la linea difensiva: contestare nel merito ogni accusa, partendo dai fatti e dai riscontri.

Il caso che arriva dal 2016

Secondo quanto emerge dagli atti, tutto parte da un prestito di 3.000 euro concesso nel 2016. La vittima, titolare dell’autolavaggio, denuncia nel tempo richieste di restituzioni ripetute e maggiorate, fino a raggiungere, stando alla sua versione, circa 18.000 euro versati in due anni e mezzo, cifra enorme se rapportata al debito originale.

A settembre del 2018 il confronto si accende: secondo l’accusa, una delle imputate impugna una chiave inglese a croce e colpisce la donna a testa e braccia, mentre il caos viene fermato dall’intervento di un agente fuori servizio, ferito lievemente nel dividerli. La vittima viene trasportata all’ospedale di Sulmona con una prognosi di 50 giorni.

Le indagini curate dalla squadra anticrimine del commissariato e i filoni separati

Le prime denunce spingono la Procura a indagare a tutto campo. Il caso viene affidato all’ispettore capo Daniele L’Erario, ieri presente in aula tra gli otto testimoni sfilati davanti al collegio giudicante. Nella sua lunga deposizione L’Erario ha risposto a tutte le domande ricostruendo l’intera vicenda e tutti i passaggi dell’inchiesta fin nei minimi particolari.

Dal fascicolo principale nascono anche due filoni separati nei quali sono indagate due donne: Katia Valeri e l’ex preside della Lola di Stefano Elvira Tonti

  • la Procura chiede l’archiviazione per incongruenze nelle testimonianze in un primo troncone;
  • viene richiesto lo scagionamento sia di Valeri che di Tonti anche in un diverso fascicolo che ipotizza presunte vittime professionali di usura. Anche qui gli atti dicono che non emergono elementi utili per sostenere l’accusa.

Su questi filoni separati, non collegati agli imputati già in aula, spetterà al gip pronunciarsi se accogliere la richiesta di archiviazione o rimettere gli atti alla procura indicando anche il reato sul quale formulare l’imputazione.

Nel limbo dei domiciliari

Per Luigino Di Rosa  fermato nell’ambito dell’inchiesta principale, inizialmente trasferito in carcere, il giudice Marta Sarnelli sostituisce la misura con la custodia in luogo di cura, ma dopo il no dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, non attrezzato per doppia diagnosi, la ricerca di una struttura sanitaria idonea non produce  esito. Per questo, nonostante l’incompatibilità certificata dal perito, la detenzione si allunga finché i domiciliari vengono concessi per l’assistenza alla madre malata.

Al termine della prima udienza il processo è stato aggiornato al prossimo 26 gennaio per la prosecuzione della fase dibattimentale.

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