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MINACCE DI MORTE. INCITAMENTO ALL’ODIO E BAMBINI NEL TRITACARNE MEDIATICO

L’AQUILA* – Quello che sta accadendo in queste ore contro la giudice Cecilia Angrisano per la vicenda dei tre bambini di Palmoli è qualcosa che dovrebbe far rabbrividire chiunque abbia a cuore lo Stato di diritto.
Una giudice che applica la legge per proteggere tre minori in pericolo, minacciata di morte e ora sotto scorta. E un vicepresidente del Consiglio che, invece di leggere le carte, la trasforma nel bersaglio perfetto della sua propaganda, urlando al “sequestro di bambini”, mettendo alla gogna assistenti sociali e magistratura e scatenando un’ondata di odio verso chi ha fatto il proprio dovere.
Basta aprire (letteralmente) il provvedimento del Tribunale per scoprire che non c’è nessun “sequestro di Stato”, nessun complotto contro la “vita nella natura”, nessuna persecuzione ideologica.
C’è una cosa molto semplice: tre bambini in pericolo. E i fatti, tra l’altro accertati anche dai Carabinieri (“Angeli in divisa” solo quando conviene), dicono questo.
Primo: i bambini vivevano in un rudere senza impianti elettrici, senza acqua, senza riscaldamento, senza agibilità, senza sicurezza antisismica, senza condizioni igieniche di base.
Secondo: dormivano tra una roulotte e una costruzione fatiscente definita dal Tribunale “presuntiva di pericolo per l’incolumità fisica”.
Terzo: non frequentavano la scuola e i genitori non hanno fornito alcun documento obbligatorio sull’istruzione parentale.
Quarto: non era possibile verificare lo stato vaccinale e sanitario, perché i genitori si opponevano, salvo compenso di 150mila euro, ai controlli, ai trattamenti obbligatori e persino alle visite della pediatra.
Quinto: i bambini sono finiti in pronto soccorso intossicati da funghi. I genitori rifiutavano cure salvavita perché “la plastica uccide” e i bambini dovevano stare lontani dai sondini.
Sesto: quando il Servizio sociale ha tentato per un anno di collaborare, i genitori hanno rifiutato incontri, verifiche, colloqui, progetti educativi.
E infine, hanno esposto i figli pubblicamente, con nome e foto, nel tentativo di usare i bambini come leva mediatica contro il Tribunale. Una violazione gravissima della loro tutela e riservatezza.
Questi sono i fatti.
Non opinioni, non propaganda: fatti accertati nelle motivazioni del giudice.
Ed è per questo che il Tribunale ha disposto l’allontanamento provvisorio: non per “punire uno stile di vita alternativo”, ma perché c’era un rischio per salute, sicurezza, socialità, istruzione, sviluppo psicologico.
Ora, la domanda vera è: Salvini tutto questo l’ha letto?
Perché attaccare una giudice, insultare gli assistenti sociali, parlare di “sequestro di bambini” e urlare “non rompete le scatole” davanti a una situazione del genere non solo è irresponsabile: è pericoloso.
Pericoloso per i bambini coinvolti.
Pericoloso per chi ogni giorno lavora nei servizi sociali.
Pericoloso per il rispetto che si deve alle istituzioni.
Pericoloso per tutte le famiglie fragili che, a causa di questa propaganda, potrebbero ora avere paura di chiedere aiuto.
Questa non è politica: è sciacallaggio.
Chi oggi urla contro il Tribunale, chi fomenta odio contro chi quei bambini ha cercato di proteggerli, dovrebbe avere almeno la decenza di leggersi le carte prima di parlare.
Perché la verità è tutta lì. Nera su bianco e lontanissima dalla propaganda.
*Dal sito “Abolizione del suffragio universale”

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