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MAGNETI MARELLI SULMONA 163 ESUBERI NEL 2026: TRA INVESTIMENTI ANNUNCIATI E FUTURO PRODUTTIVO INCERTO

L’orizzonte non schiarisce, anzi si fa più fitto. Nel cuore industriale della Valle Peligna, la fabbrica sulmonese di Marelli si prepara ad affrontare un nuovo anno critico: nel 2026 i potenziali esuberi saliranno a 163 unità. Il dato è emerso durante il recente confronto tra la direzione aziendale e le organizzazioni sindacali, un incontro che ha confermato un trend già evidente: nel 2025 gli esuberi programmati erano 158 e nei prossimi mesi i numeri sono destinati ad aumentare.

Una crescita progressiva che si riversa sulle linee produttive e sull’umore collettivo della città di Sulmona, dove l’impianto resta un simbolo occupazionale primario. Per i sindacati e gli operai, il peso non è solo statistico: è il racconto di un “depauperamento” continuo, che svuota i reparti, spegne competenze e riduce il perimetro della produzione locale. La fabbrica, da tempo legata quasi esclusivamente alle forniture per Stellantis, appare sempre più sospesa tra sopravvivenza e rilancio mancato.

A segnare la precarietà del momento c’è il contratto di solidarietà, già prorogato fino al primo agosto 2026. L’accordo – strumento di tutela temporanea ma specchio fedele della difficoltà – prevede una riduzione dell’orario lavorativo del 55 per cento, pur garantendo il mantenimento del bagaglio contributivo ai fini pensionistici.

L’azienda, parte del gruppo Marelli, ha tuttavia confermato la volontà di non abbandonare l’impianto. Nel corso dell’incontro ha annunciato l’intenzione di investire sull’impianto e di esternalizzare il servizio di manutenzione, affidandolo a una ditta esterna. Una scelta che, secondo la linea manageriale, punta a rendere più snella la gestione tecnica dello stabilimento, ma che lascia sul territorio un interrogativo: a fronte dei tagli occupazionali, quale sarà il perimetro reale della crescita?

Sul fronte produttivo, al momento non risultano nuove commesse o contratti capaci di diversificare l’attività. L’esclusività del legame con Stellantis – colosso dell’automotive verso cui è orientata la quasi totalità delle forniture – rende il futuro sensibile alle oscillazioni di un unico grande cliente. Se la produzione europea cambia pelle, il rischio è che Sulmona resti ai margini di una filiera che corre, ma altrove.

La città osserva e si interroga. In una Valle che negli anni ha visto restringersi i propri presidi industriali, la fabbrica di Marelli è molto più di un comparto produttivo: è un barometro sociale. Gli esuberi che crescono raccontano di un’economia che perde pezzi; gli investimenti annunciati, invece, provano a tenere accesa la speranza. Ma tra i due estremi resta una zona grigia fatta di incertezze, in cui l’assenza di nuovi ordini pesa quanto i numeri riportati nei verbali.

La crisi non è conclusa, il dialogo nemmeno. Adesso la sfida, per i lavoratori e per i sindacati, sarà ottenere garanzie che non restino annunci, ma si trasformino in produzione, commesse e prospettive. Perché se la fabbrica resiste, la città vuole tornare a crescere insieme a lei.

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