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LA LIQUIDAZIONE DEL COGESA

di Massimo Paolo

 Come ammonimento il viceré di Sicilia, Giovan Francesco Paceco, esibiva i corpi penzolanti degli sciacalli che faceva impiccare. Non certo un’immagine piacevole, ma a quei tempi gli sciacalli rubavano le fedi d’oro ai morti. Oggi non si può parlare neppure di ammonimento per la dismissione di un’azienda importante come il Cogesa per un territorio sofferente e catastroficamente in regressione. Soprattutto perché la maionese del luogo comune ha camuffato gli sciacalli che negli anni, nel tempo, si sono susseguiti; tutti a tal punto correi del furto perpetrato a scapito di un territorio, che di colpevoli ormai non si parla più.  Oggi la demagogia, che ha origini antiche, ha reso il dibattito cattedratico, nascondendo il clima ‘irrespirabile’ che ha infarcito da anni la questione Cogesa. Il Consiglio comunale straordinario, conclusosi nella serata del 26 novembre dopo ore di confronto, sapeva di incenso. Era nell’aria la consapevolezza di una drammatica resa, di un fallimento, di un punto senza ritorno. Bellissima, opportuna e farmaco per tutti noi, la lettura del libro di Ermanno Rea “La dismissione”; smontare lo stabilimento dell’ILVA prima che gli acquirenti cinesi si porteranno via “la fabbrica” a pezzi, è il pensiero che diventa ossessione in Vincenzo, operaio diventato tecnico specializzato per attuare lo smantellamento. “La fabbrica” diventata oggetto antropologico, contenitore di destini, simbolo del lavoro di operi antichi. La storia del Cogesa è innanzitutto quella del lavoro trascorso; delle persone perbene che hanno dedicato la loro vita alle mansioni e allo stabilimento: dagli incarichi più umili fino alle rappresentanze che hanno vissuto la partecipata come cosa da curare e da mantenere, come cosa inerente il bene comune. Oggetto antropologico fatto di piani industriali, di tentativi di risanamento,di famiglie in sussistenza; oggi ancora di più, per un piccolo fazzoletto di territorio triturato negli anni da interessi politici che hanno annebbiato ogni forma di sana gestione; che hanno reso indisciplinata ogni tentativo di saggia amministrazione. Dal Corso antico, intitolato ad Ovidio, lavato ogni quindici giorni fino alla gestione industriale priva di ogni senso di attaccamento: con soloposti numerati.

Consiglio straordinario che si ricorderà lungamente quello del 26 novembre: con assenze ingiustificate dei Sindaci del territorio. Il destino della partecipata non coinvolge più, non crea aspettative e spinge alla delega. Eppure oggi, come, se non più di ieri, la preziosità di un’azienda che produce lavoro e industrializzazione, dovrebbe essere cosa condivisa, strategica, che impone confronti e analisi preventive, crea dibattito aperto e scelte, anche se sofferte:senza posizionamenti o dietrologie sconosciute ai più. Diverse le dinamiche osservate ma tutte dal forte significato. Il senso nascosto, quello sì tacitamente condiviso, al di là dei rimandi giuridici, economici, di contenzioso, sembra essere stato: “non ne possiamo più, esternalizziamo e finisce questa tragedia”. Di fatto un misto tra rimozione e negazione: della storia, degli effetti, delle incertezze, dei danni collaterali e delle possibilità di intervento come da più parti suggerite. Si va a gara senza sospensioni, ripensamenti, ulteriori confronti. Politica muscolare da molto assente a Sulmona. Purtroppo solo il tempo ci darà contezza dei risvolti e dei risultati della scelta se sarà attuata e come. Il Sindaco Luca Tirabassi ha ricordato, con chiarezza e fermezza, che chi amministra deve fare delle scelte e assumersene le responsabilità.Molto prima di lui lo si sentiva dire da un signore che si chiamava Platone. Ricordava che la politica sa e perché, le cose bisogna farle. Che la politica è il ‘luogo’ della decisione.  Non lo si sentiva da molto a palazzo San Francesco, va dato atto, e chi scrive concorda pienamente. Resta forse il cruccio per come è avvenuto:stringato confronto con le parti sociali, i lavoratori e la minoranza consiliare. Soprattutto non è avvenuta nei tempi e nei modi giusti.Certo è che non doveva finire così. Un tesoro; un patrimonio per Sulmona nostra sperperato nel tempo per saccenza, ingordigia e cinico opportunismo. Vogliamo credere, senza indugi e sospetti,che non ci siano state pressioni, ‘accordi’ o interessi esterni a dettare la tattica e la strategia politica dell’andare a gara;mantenendo la speranza che l’Amministrazione in atto, oltre ad assumersi responsabilità di scelta, rimarrà garante a nome e per conto della cittadinanza tutta.

2 commenti riguardo “LA LIQUIDAZIONE DEL COGESA

  • Salvatore

    Manca la parola accidia poi tutto il bel discorso è completo.
    Non hai smosso una parola per il futuro lavorativo ed ecologico e quest’ultimo già in forte sofferenza li, sulle persone che si sono lamentele giustamente durante il consiglio e dell’attrito forte fra consiglieri e sindacalisti subito, questi ultimi, bloccati da un presidente, a già un sei arrivato quasi al termine del consiglio con zaino su una spalla.
    Scegliere di mandare a gara e quindi a casa le persone non è da tutti.
    Ci ricorderemo anche questo a boccie ferme.
    Non vi preoccupate.

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  • ?? Salvato’ ma un pensierino prima di scrivere lo vuoi fare

    Risposta

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