COGESA, L’AFFONDO DEL MOVIMENTO 5 STELLE: ANNI DI SCELTE POLITICHE, ORA SERVE UNA SVOLTA REALE PER L’AMBIENTE E I LAVORATORI
SULMONA – La seduta straordinaria sul futuro di Cogesa, andata in scena ieri in Consiglio comunale, lascia nell’aria la tensione delle giornate decisive. A intervenire oggi è il coordinatore provinciale del Movimento 5 Stelle, Attilio D’Andrea, che mette al centro un punto: non la polemica fine a sé stessa, ma l’idea che il destino della partecipata non fosse scritto, almeno non fino a quando regole chiare, visione industriale e scelte coraggiose non venivano messe da parte.
«Se negli anni il Cogesa avesse monitorato e copiato modelli virtuosi, dove la logica è economia = ecologia, oggi probabilmente non saremmo in queste condizioni», afferma D’Andrea. Le sue parole riportano ai fatti del passato recente: tra il 2016 e il 2018 Cogesa non aveva scelto la strada del riuso e della riduzione del rifiuto in discarica, non aveva investito con costanza su qualità della raccolta e valorizzazione del secco come materia prima, né aveva creato un sistema diffuso di start up esperte nel riuso, nella filosofia del rifiuto zero e dell’economia circolare.
«E guardiamo un esempio vicino a noi: a Tivoli», prosegue. Lì, spiega D’Andrea, Francesco Girardi, amministratore esperto e attento, «aveva ribaltato la situazione in pochi anni», riuscendo a recuperare milioni di debiti e portando l’azienda a produrre utili, con un’attenzione che teneva insieme tutela dei lavoratori e sensibilità ambientale. «Quindi si può fare. È evidente: serve competenza, non fatalismo. Serve cura, non paura», dice.
Nell’intervento, l’accusa si fa racconto di scelte mancate: consulenze esterne ritenute numerose ed onerose, con esborsi che in alcune giornate avevano raggiunto migliaia di euro, una gestione del porta a porta che secondo le contestazioni «veniva giudicata antieconomica dagli esperti», l’assenza di ammodernamento di un settore in continua evoluzione e «una politica che veniva respirata più che programmata».
Il coordinatore cita anche un dato simbolico: nelle città dove il rifiuto secco pro capite scende a pochi chili all’anno, spesso «i conti dell’azienda sono in ordine, la comunità è coinvolta tutto l’anno, e i progetti di sensibilizzazione non si fermano». A Sulmona invece, accusa, «si scelgono per anni strade che sembrano più un bancomat politico che un piano industriale».
«Le responsabilità su questa situazione economica disastrosa, sul destino in bilico dei lavoratori e sui danni ambientali, non le vedono solo chi non vuole vederle», dice D’Andrea con un tono che si accende, ma resta nel perimetro delle valutazioni politiche. «Per anni si sceglie la strada dell’interesse di pochi, non del territorio. La politica ha fatto i propri interessi piuttosto che quelli di un’intera comunità», aggiunge.
E poi la chiusura che lascia un’apertura: «Questa non deve essere una resa. Deve essere un punto da cui ripartire. Si può fare. Basta volerlo, basta pianificarlo, basta lavorarci. Perché economia circolare non è poesia: è un bilancio che torna, è lavoro che si salva, è un territorio che respira di nuovo».
La voce del Movimento 5 Stelle si aggiunge a quella delle opposizioni, e richiama l’attenzione su una comunità che ieri ha osservato la seduta comunale con domande forti, nate da ferite economiche e sociali, più che da slogan. La richiesta che resta sullo sfondo, però, sembra quella che rimbalza tra cittadini, lavoratori e istituzioni: una nuova visione di gestione dei rifiuti che tenga insieme sostenibilità, conti in regola e dignità del lavoro, per non restare mai più nel tilt di occasioni mancate.




Per un momento ho pensato che il movimento 5* non fosse politico o amministrativo negli ultimi anni.
Potevate partecipare e chiedere di intervenire, non non credo che il solerte presidente del consiglio comunale a non avrebbe concesso la parola a un senatore.