DROGA NEL GARAGE: 11 ANNI DI CARCERE A MASSIMILIANO LE DONNE
Tribunale di Sulmona, condanna a 11 anni per l’inchiesta “droga nel garage”
Non comincia dai numeri la storia giudiziaria che ha scosso il territorio peligno, ma dalla fuga: tre anni di irreperibilità, confini attraversati e una cattura avvenuta a migliaia di chilometri da casa. È da qui che parte la vicenda di Massimiliano Le Donne, arrestato in Spagna dopo una lunga latitanza, e ora condannato in primo grado a undici anni di reclusione dal collegio giudicante del Tribunale di Sulmona.
Una decisione arrivata al termine di un’udienza intensa, segnata da una discussione prolungata e da una camera di consiglio particolarmente lunga. I giudici, presieduti da Pierfilippo Mazzagreco, hanno inflitto anche una multa di 46mila euro, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il pagamento delle spese processuali. Una condanna pesante, che nasce da un’inchiesta simbolicamente battezzata “droga nel garage”, frutto di una delle più rilevanti operazioni antidroga degli ultimi anni nella Valle Peligna.

L’indagine, coordinata nel tempo dal sostituto procuratore Stefano Iafolla, era partita nel 2019 quando la Guardia di Finanza di Sulmona, nell’ambito delle attività investigative territoriali, arrestò complessivamente cinque persone e sequestrò un ingente quantitativo di sostanze: circa un chilo e mezzo di cocaina e 14 chili di hashish. Quattro degli imputati hanno successivamente patteggiato la pena.
Secondo l’accusa, Massimiliano Le Donne aveva orchestrato l’intera attività, gestendo approvvigionamenti, logistica e distribuzione. Per portare avanti lo spaccio, si sarebbe avvalso di una rete flessibile di giovani collaboratori cui affidava di volta in volta consistenti quantitativi di droga, destinati a essere custoditi e poi consegnati quotidianamente ai consumatori, non solo in città ma anche nel comprensorio circostante.
L’elemento più narrativo dell’inchiesta riguarda il luogo delle consegne, individuato in un garage lungo Viale della Stazione, ritenuto crocevia operativo per lo scambio delle sostanze. Un punto apparentemente anonimo, frequentato anche da consumatori insospettabili, usato per celare movimentazioni di droga che gli inquirenti hanno ricostruito attraverso testimonianze e verifiche investigative incrociate.
Il processo ha visto l’audizione degli altri imputati – tutti già condannati con rito alternativo – come persone informate dei fatti. Nel dibattimento è emerso anche il tema della tenuta probatoria di alcuni atti: gli avvocati difensori Naike Cascini e Guido Colaiacovo hanno annunciato l’intenzione di appellare la sentenza, ritenendo che la decisione non abbia adeguatamente pesato l’esclusione di alcuni atti dal fascicolo dibattimentale, tra cui uno screenshot che, a loro dire, avrebbe potuto chiarire i rapporti tra l’imputato e un dipendente comunale.
L’inchiesta “droga nel garage” resta un capitolo giudiziario e investigativo significativo per la Valle Peligna, non solo per i quantitativi sequestrati ma per la ricostruzione di un sistema di spaccio radicato e mimetizzato negli spazi quotidiani. Ora la parola passa alla Corte d’Appello, dove la difesa proverà a riscrivere la partita.



