L’AVVOCATO DELLA “FAMIGLIA NEL BOSCO”: NESSUN CRIMINE, VIVONO SOLO SENZA BOLLETTE
La difesa della “famiglia nel bosco”: «Nessun crimine, vivono senza bollette»
Il caso della cosiddetta “famiglia nel bosco”, scoppiato nelle ultime settimane e diventato un fenomeno mediatico che ha attraversato i confini nazionali, continua ad alimentare dibattiti e reazioni emotive. A prendere posizione è ora l’avvocato Giovanni Angelucci, legale di Katherine, Nathan e dei loro figli, intervenuto ai microfoni di Radio Libertà per smentire con forza la narrazione che si è diffusa sulle loro condizioni di vita.
Secondo Angelucci, l’intero procedimento giudiziario nasce da un malinteso: “Non c’è stata alcuna intossicazione da funghi ma un’intossicazione alimentare, come può capitare a chiunque dopo aver consumato un barattolo di maionese”. Da questo episodio, sostiene il legale, sarebbe scaturita un’attenzione sproporzionata sulla famiglia, trasformata rapidamente in un caso nazionale.
Al centro della contestazione c’è soprattutto lo stile di vita “off-grid” scelto dalla coppia, interpretato da alcuni come una condizione di pericolo per i minori. Una tesi che l’avvocato respinge con decisione: “Vivono in una casa agibile, a norma igienico-sanitaria, semplicemente senza bollette. Gli allacci non sono obbligatori: utilizzano pannelli solari, un camino, una cucina a legna, piastre a induzione e perfino una piccola lavatrice. Il termostato segna 22 gradi costanti”.
Angelucci descrive un’abitazione autosufficiente: acqua potabile da una fonte, acqua per l’igiene prelevata da un pozzo e bollita, un bagno con sistema a secco e fitodepurazione talmente avanzato da aver stupito anche il tecnico del Comune. “Altro che degrado: il sistema è innovativo, efficiente, pulito”, afferma.
Riflettori puntati anche sull’istruzione dei bambini. Il legale richiama la normativa vigente: “La legge 76 del 2005 equipara l’istruzione parentale alla scuola statale. A fine anno è previsto un esame di idoneità, tutto qui”. Angelucci cita inoltre precedenti storici: “Negli anni Settanta molti imprenditori evitavano la scuola per i rischi di rapimenti. E negli anni Venti Bertrand Russell promosse una scuola familiare frequentata da decine di ragazzi”. Nessun isolamento, nessuna vita eremitica: “Nella zona ci sono diverse case abitate. Non vivono tagliati fuori dal mondo”.
L’opinione pubblica resta divisa. C’è chi vede nella famiglia un esempio di ritorno alla natura e di autonomia virtuosa, chi teme invece che questa scelta possa incidere sulla salute e sulla crescita dei minori. Intanto, il caso continua a rimbalzare sui social e sulle testate internazionali, trasformandosi in un simbolo dei conflitti contemporanei tra libertà individuale, modelli familiari alternativi e intervento pubblico.



