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COPERTINE BELLISSIME

di Massimo Di Paolo

Ascoltare musica vuol dire tante cose, ma ascoltarla su dischi in vinile diventa un rituale, una processione di pensieri e gesti che rendono il momento una liturgia che non ha mai dell’ordinario. È cosa certa che la musica del vinile offre molto in qualità, temperatura e coinvolgimento. Invita a rallentare ad assumere una condizione interiore per l’ascolto, nulla in comune con i formati digitali o con la musica da consumo mordi e fuggi delle moderne piattaforme. In crescita costante il mercato, molto caro a chi scrive per “Libri & Visioni”,  su cui, in altro passato appuntamento, già è stato detto.

E allora, per non sentirne la mancanza, desideriamo dedicare questo numero della nostra rubrica a un’arte ‘parallela’ che ha facilitato la fortuna di album musicali importanti, registrati su supporti in vinile. Sono le splendide copertine realizzate da grandi artisti della grafica, della fotografia, della pittura che hanno accompagnato i grandi successi musicali fino a diventare storia della musica. Una piccola, difficile e selezionata cernita, nella consapevolezza che ogni scelta resta una libertà soggettiva perennemente opinabile. 

La copertina di uno degli album più importanti di sempre, ‘Bitches Brew’ di Miles Devis, pubblicato nel 1970. Fu realizzata da Mati Klaewein, pittore surrealista francese, con una sorta di interpretazione della cultura nera in forma psichedelica. L’opera voleva ricordare l’unione che occorre mantenere e tutelare tra l’umanità e la natura. L’immagine ricca, policromatica, dalla lettura complessa, crea forte aspettativa verso la musica contenuta strutturando uno stato d’animo di sospensione e scoperta. Un’opera straordinaria dagli effetti ambivalenti tra drammaticità e sogno.

La copertina dell’artwork del primo disco della band, ne sostanziò il successo e la diffusione. 

L’immagine fu ripresa dalla tragedia dello Zeppelin, dirigibile tedesco modello LZ 129 Hindenburg andato a fuoco nel maggio del ’37. Divenne un’immagine iconica con una rielaborazione a inchiostro di George Hardie, da una fotografia storica scattata da Sam Shere. Hardie divenne un collaboratore del gruppo inglese producendo in seguito le copertine degli album più famosi. Storia a parte, curiosa la scelta del nome Led da ‘lead’ piombo. Si diceva, forse per scaramanzia, che due figure carismatiche e straordinarie come Jeff Beck alla chitarra solista e Jimmy Page al basso, non sarebbero potute stare insieme perchè avrebbero reso il gruppo “una mongolfiera di piombo” destinata a precipitare. L’esorcismo ebbe effetto e negli anni, il successo fu straordinario.  

Divenne una delle immagini più riconoscibili della cultura rock, quella che sintetizzava lo spirito di uno dei più famosi album dei Pink Floyd “The dark side of the Moon”. Il prisma che rifrange e scompone il raggio di luce che, nella composizione grafica, segue in seconda e in terza di copertina. Fu realizzata dallo studio grafico ‘Hipgnosis’, specializzato nelle copertine discografiche, con il meglio dei talenti per design e  fotografia. Già dal 1968 iniziarono la loro collaborazione con i Pink e nel 1973, il prisma su fondo nero, divenne una delle migliori e più apprezzate copertine di album al mondo. Tra le particolarità dello studio ‘Hipgnosis’ la mancanza di un tariffario, si chiedeva agli artisti dei gruppi più famosi, di pagare secondo quanto pensavano valesse l’opera. 

 Hall of Fame. Resta da capire se è più conosciuta la musica di ‘Time Out’, album tra i fondamentali nel firmamento Jazz, o la riproduzione della tela astratta eseguita dall’autore della copertina. Sadamitsu Neil Fujita che curò la direzione artistica di oltre 50 copertine di album musicali molte delle quali diventate famose e di riferimento. Designer e manager di sé stesso, lavorò per le più importanti agenzie pubblicitarie tra cui la Columbia che lo scelse per competere e stare al passo con le copertine della Blue Note Records. Grafica, composizione, forma e colore che esprimono dinamicità, ritmo e vivacità come i brani che composero Time Out, né in più e né in meno. 

Vederli posare insieme ai loro fan era stata la visione su cui costruire l’immagine di copertina.  Peter Blake e Jann Haworth, in preda ad un attacco di creatività, modificarono non poco l’idea di partenza. Si iniziò con la possibilità di inserire personaggi famosi come parterre e, subito dopo, si ritenne utile creare un’immagine lisergica per colore, composizione, astrattismo e deformazione dei soggetti principali: “The Beatles”, non erano certo facilmente modificabili. Finì con una trovata geniale che fece la fortuna della composizione e forse anche dei pezzi musicali registrati. Furono usate sagome di cartone di star famose e loro, i baronetti alias i “ragazzi di Liverpool”, furono inseriti con i capelli corti e con i baffi!  “Sgt. Pepper’s lonely heart club band” il nome dell’ottavo album registrato in studio e pubblicato nel 1967 ebbe un forte impatto intergenerazionale associato a molti contenuti della cultura giovanile dell’epoca come la moda, la droga, il misticismo. I critici del tempo, seppero cogliere i significati della visione grafica scelta per la copertina che ancora oggi resta tra le dieci più apprezzate.

Che dire, anche se a fatica è forse meglio fermarci. 

Le copertine degli album musicali, belle e storiche sono come le ciliegie, una tira l’altra.

  Ai lettori di “Libri & Visioni”, la possibilità di metterne nei “commenti” di belle e originali, se poi hanno fatto la storia della musica, ancora meglio. Bye.

4 commenti riguardo “COPERTINE BELLISSIME

  • Velvet underground e sticky fingers degli stones

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  • Genesis, copertina a portafoglio del famoso LP “Foxtrot”.

    Risposta
  • Alfredo Del Monaco

    La copertina di “Radici”, di Francesco Guccini

    Risposta
  • È molto bella la copertina di un vecchio album di Francesco Guccini, “Radici”

    Risposta

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