APPELLO CONGIUNTO AMCI-DIOCESI: “OSTETRICIA E GINECOLOGIA DI SULMONA A RISCHIO PARALISI SENZA UN INTERVENTO IMMEDIATO”
È un grido d’allarme quello che arriva dall’Associazione Medici Cattolici Italiani – sezione di Sulmona – e dalla Diocesi di Sulmona-Valva. In una nota congiunta, firmata dal presidente dell’AMCI, Luca Piergiuseppe Pupillo, e dall’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi guidata da Monsignor Michele Fusco, si chiede un intervento urgente per evitare la paralisi della U.O.C. di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Sulmona, messa in difficoltà da una grave carenza di personale medico.
Secondo quanto esposto nel comunicato, il reparto vive una situazione definita “di crescente criticità” a causa di tre assenze concomitanti e impreviste: il trasferimento di un dirigente medico, il periodo di maternità di una collega e l’imminente, prolungata assenza per motivi di salute di un terzo specialista. Un vuoto improvviso che rischia di bloccare l’attività ordinaria e di compromettere la qualità dell’assistenza per l’intero territorio del Centro Abruzzo.
Un danno, secondo AMCI e Diocesi, che andrebbe a colpire un reparto che, negli ultimi mesi, ha rappresentato un punto di forza per tutto il Presidio ospedaliero. Dal 19 giugno 2024, con l’arrivo del nuovo primario Cosma Cosenza, l’unità ha registrato una crescita significativa: quasi 500 interventi chirurgici in meno di un anno e mezzo, molti dei quali di particolare complessità, e una mobilità attiva che ha visto pazienti arrivare anche da fuori regione. Risultati che testimoniano, si legge, “l’elevata qualità dell’offerta sanitaria” e l’importanza strategica del reparto per il territorio.
Da qui la richiesta rivolta alle istituzioni regionali, locali e sanitarie: intervenire subito con misure straordinarie per colmare il vuoto in organico, attraverso assegnazioni temporanee, procedure concorsuali rapide o convenzioni che garantiscano continuità ai servizi essenziali.
Il comunicato si chiude con un richiamo esplicito all’articolo 32 della Costituzione: “Il diritto alla salute – affermano AMCI e Diocesi – deve essere tutelato e garantito a tutti i cittadini del Centro Abruzzo. Non si può permettere che un’eccellenza clinica venga compromessa da emergenze gestionali”.




Da voci accreditate è proprio il primario Cosenza a volere la chiusura del punto nascita (chiedete a lui il perché) quindi quei 500 (!!!) interventi servono solo a lui se cancella l’orgoglio di poter nascere nella nostra città.