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CASTEL DI SANGRO E IL CECCHINO DEL WEEK END

di Luigi Liberatore

Domenica mattina, un anziano di Castel di Sangro è stato colpito, così sembra, da un proiettile (un pallino) sparato con una pistola ad aria compressa dall’interno di una grossa auto da un giovane finora rimasto sconosciuto. E’ accaduto nella cittadina rivierasca nel giorno di festa. Le premesse sono d’obbligo, altrimenti può sembrare che chi scrive abbia propositi giornalisti bellicosi al pari di chi abbia compiuto quel gesto vigliacco che definire riprovevole nasconde una generosità che ci spoglia di responsabilità per finire nel novero del superficialismo. Bene. L’uomo si sarebbe avvicinato al “Suv” per dare informazioni, salvo poi essere impallinato. Fortunatamente non ci sono stati risvolti penosi, sicchè tutto si è risolto, stando almeno alla cronaca nuda e cruda, solo con un grande spavento. Chi scrive, tuttavia, è abituato ad analisi che possono sembrare di primo acchito speciose, ma tali non sono in questo caso poiché attendono al problema della sicurezza e, in particolare per Castel di Sangro, si legano alla vorticosa crescita della città nel senso demografico, edile, urbanistico e commerciale. La città è bene amministrata da una compagine destrorsa e verticisticamente condotta da un sindaco di lungo corso, presidente uscente della Provincia ma col laticlavio, a breve, della riconferma e sulle cui visioni espansionistiche si alimentano, per non dire che si adagiano, desideri e aspettative da “grandeur”. Castel di Sangro è peraltro ben controllata da una Compagnia di Carabinieri al cui comando c’è un giovane ufficiale sulla cui intelligenza interventistica e repressiva “nulla quaestio”, pur trovandosi a fronteggiare una comunità e un territorio che sono vasi di espansione della Campania, lungo una direttrice cioè i cui appetiti non sono quelli di natura georgica. Riporto la vicenda dell’anziano colpito non per esasperare l’episodio facendone un emblema o per addossare   ipotetiche colpe. Tutt’altro. Semmai per evitare che ci sia una sottovalutazione del fatto in sé che deve essere comunque ancora accertato in ogni suo aspetto e poi collocato nel suo ambito di appartenenza. Se acclarato nelle forme in cui è stato riferito dalle cronache, evidenzia un allarme. Un allarme di tal genere deve indurre a riflessioni adeguate i nostri amministratori i quali non sono chiamati a gestire eventi ludici, feste patronali o riunioni di partito, non solo quelli, ma a prospettare visioni e progetti che sappiano salvaguardare il patrimonio etnico e sociale esistente. Ciò vale anche per l’hinterland di cui Castel di Sangro è la città trainante. Sennò finiremo tutti, prima o poi, nel mirino del cecchino del week end.  

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