LA ZOCCHELE… ‘NU FATTARIOLLE TANTE PE’ RIRRE! (IL TOPO)
La zoccola…storia semiseria!
( Il topo )
di Ennio Bellucci
Me stionche a recurda’
ca ze’ Menecucce, ‘na vote
me raccunto’ ‘nu fattariolle
curieuse i comeche.Ancore
a mo’ ch’enne passate ‘na freca
d’enne , iojje ne’n ce craire…
pero’, se che c’è, mo ve la roice
pure a veuu, i veraite ch’ulete fa’ !
A ‘nu paisitte p’ecche vecioine
ci stivene du’ cumpegne, miozze parionte.
I recivene Maciste i Tarzan ,ivene forte asse’!
Ma de cocce ne’ tante….Accusci pare..
‘Na saire dentre la casa laure se ‘nzacco’
na’ zocchele, sci’ nu sorge gruosse ca pare’ ‘nu attaune.Maciste recio’ a Tarzan:” Parè
pijje ‘nu bastaune ca mo’ la facemme secche!
Lu parente pijjio’
‘nu piozze de laine gruosse i…
s’appigo’ a sclucca’…
Sclocche i sclocche, maine
i maine ma…
‘sta zocchele, in tutte i sense….
‘nze resce’ a pijje’….
inzomme se ne scappe’!
Loche rentre pare’ la terza uerra
mondiale….
‘ nu casoine, ‘na cummedie
che ne’n se po’ raccunta’…
A che lu punte…Maciste lu cugggine
chiu’ gruosse d’eta’ ma no’ de cocce
a quante pare…recio’ a quoile chiu’
peccerille:” Tarza’, pare’..quante sci stupete!..
iii..pe’ forze…su zucchelaune, che tutte ste
lustre rentre sta’ stenze …ce vaire
i se ne scappe!
Allaure se che u fa’…rammore la leuce,
mo pijje ‘ nu pale pure ijje, i alle
scheure ..la castiemme!
Tarzan, rammuro’ la leuce i….
succero’ armagheddon, casamicce…
cumenziorene a untela’ i basteune…
l’une ..’ncocce all’uetre …se vattiorene
come a “sante seppuleche” :
freute,sangue,allucche, parulucce,
ma….caile,la “zocchele”, eve chiu’
voive de proime….
i zumpettenne,zumpettenne…
se nnascunno’ i…ne’n ce fu’
nionte da fa’!…Cuccu’…
Maciste i Tarzan….ionne a
fenojje a llu ‘sperale, tutte
i ddeuu rembascete come
a du mummie…i pioine
de deleure….
mentre che la brutta bestie: la zocchele,
capace che sta’ ancore alloche
a sganascerese pe’ le resate
i a zumpa’!!!!
L’allegra, arguta, esilarante narrazione di Ennio Bellucci. Una poesia che si fa teatro.
di Gaetano Liberti
Ho avuto il privilegio da Ennio Bellucci , questa fervida mente della arguta cultura popolare peligna , del giornalismo abruzzese ed italiano, appassionato produttore e ricercatore della autentica, profonda e vera narrativa e poetica dialettale, di leggere e gustare in anteprima questa frizzante , allegra, arguta ed esilarante composizione che coglie e teatralizza in scena visibile al lettore tratti inconfondibili del costume , ilarita’ paesano-rurali. Il gergo e’ squisitamente e strettamente Peligno, il tratto vivace , il movimento brillante , la sequenza scenica scorrevole, null’affato prosaica, e la densita’ dello svolgimento fluente e sintetico ,tipico della narrazione in uso quanto gradita dalla incantevole magia dell’ironia volgare e plebea delle nostre genti.
Per quanto dialettale e quindi geograficamente, socialmente e storicamente confinabile , i tratti dei personaggi, le loro movenze e metafore sono senza epoca , assumono valenza universale nel cosmo del vissuto che ciascuno di noi, lettore, rivive nelle piazze e nei vicoli del nostro inimitabile Paese Italico, che uguali non ha e che mai nessun supermodermo mondo artificiosamente comunicativo quali social o
mall o quartieri del III Millennio potra’ mai rimpiazzare.
E’ questa cultura , humus popolano e popolare che abbiamo nel sangue, dalla pianura Padana alle aree appenniniche pedemontanr sino alle campagne del Regno delle Due Sicilie , che ci rende UNICI ED INIMITABILI.
Grazie Ennio per questo Regalo a noi lettori.
….” Nei suoi versi si avverte il profumo del pane caldo,il rumore dei cortili vissuti,le voci che non vogliono essere dimenticate… Nei suoi versi,oltre alla memoria c’è l’ironia.Quella che salva ,che unisce,che fa respirare…”
Mauro Di Benedetto




…..e si è proprio una scena da teatro….popolare vero! comico…esilarante,divertente descritta in ogni particolare….Ti mette di buon umore…una vis comica….che ti fa iniziare bene la giornata….Grazie….ancora
Ennio non ti fermare….vai vai.
Gaetano Liberti ….affermato Neurochirurgo, pratolano…ci mette del suo nel sottolineare gli aspetti più significativi che meritano..la sottolineatura.Bene
anche Di Benedetto….sensibile nell’evocare immagini e sensazioni che in tanti abbiamo vissuto negli anni giovanili.
insomma….è vera poesia .
Caro Ennio,
si legge e scorre fluidamente come una bellissima fiaba.
Bravissimo il Dottor LIBERTI,
nelle meravigliose parole che dedica a noi genti del sud.
Lo ricordo sempre con piacere,
quando anche egli faceva sforgio di termini dialettali e noi ragazzini li carpivamo quando avevamo la fortuna di incontrarlo nelle sue lunghe passeggiate cittadine.
BRAVISSIMI ENTRAMBI.
Ciao Ennio,
Ci stai piacevolmente abituando a queste tue “fotografie” in bianco e nero che ci riportano in un ‘altro tempo.
Bellissima
Bravo e continua
EVVIVA.
Leggere le poesie di Ennio è sempre un piacere. Scorrendo i versi ho visto una esilarante scena teatrale con la gente a ridere e divertirsi. Con tocchi di eleganza e fluida penna ha dipinto una meravigliosa scena
Fantastica !
Una bellissima e divertente “rappresentazione teatrale”. Sembra proprio di assistere e quasi di prendere parte alla vicenda che è descritta con dovizia di particolari. Personalmente ho un debole per il dialetto… grazie Ennio
Ancora una volta la poesia si distingue per l’uso sapiente del dialetto che, con la sua forza evocativa, non solo conferisce autenticità e colore al testo, ma amplifica l’amara ironia che pervade la vicenda dei due protagonisti. Questi ultimi, semplici e genuini, catturano la simpatia del lettore sino quasi alla compassione visto l’epilogo….
* Villani Gaetano. Questa volta Ennio ha deciso di suscitare la nostra ilarità, raccontando la storia di due parenti un po’ tonti che assomigliano a Tommy e Jerry, per una volta alleati contro ‘na zocchele. Geniale spegnere la luce e prendere a randellate l’indesiderato ospite. Non potevano che finire in ospedale, dove naturalmente non trovano posto. Grande Ennio. Grande e geniale. * già presidente del consiglio comunale di Manoppello
Ancora una volta un racconto tragicomico, i cui protagonisti sono due cugini soprannominati Maciste e Tarzan (e già questo mi fa sorridere – permettetemi). Ennio ha già affrontato il tema dei soprannomi nelle piccole comunità, e c’è un universo dietro. In questo caso i due sono l’emblema della forza fisica e cercano di sbarazzarsi di una grossa “zocchele” (topo/rattone).
L’evento diventa una vera e propria “terza guerra mondiale” domestica, dove bastoni e pale si trasformano in armi sofisticate (altro che droni). Il dialetto, in questa poesia, è essenziale: ogni parola è un ideogramma e racchiude diversi significati, dando alla poesia – come accade in tutte le poesie di Ennio – ritmo e colore, in questo caso anche comicità.
Da questa scena si sviluppa la commedia, che diventa evento di equivoci, fino a indurre i due protagonisti a picchiarsi tra loro, mentre la “zocchele” la fa franca e scappa senza subire danni. L’animale è il vero vincitore, mentre i due, dalla loro condizione di partenza (Maciste e Tarzan), diventano “mummie” e finiscono al pronto soccorso.
E quale può essere la morale di questa storia? Provo a spiegarla: a mio modo di vedere, qui ci sono due istinti – quello animale e quello umano – che fa riferimento alla sua parte più bestiale. Ma fra i due, quello animale si impone.
Allora questa poesia mi spinge a ribadire un concetto che, nella mia ricerca personale, è diventato sempre più importante: la nostra parte istintiva può essere tanto salvifica quanto devastante. E allora forse è sempre opportuno utilizzare la nostra parte razionale, fondata su un discernimento costante.
Ecco, se Tarzan e Maciste avessero applicato questo principio, probabilmente, senza far troppo rumore, avrebbero raggiunto il loro scopo di sbarazzarsi della “zocchele”.
C’è da dire però che, probabilmente, Ennio non avrebbe tradotto in poesia questa ulteriore commedia pratolana.
Allora: evviva Tarzan e Maciste, evviva anche l’istinto che, nonostante i suoi limiti, può svolgere funzioni misteriose. Ma soprattutto, ancora una volta, evviva Ennio Bellucci, che sempre ci delizia con le sue perle preziose.
ahahahah…ancora una volta con la tua poesia mi hai riportato indietro nel tempo quando la nonna davanti al camino ci raccontava diverse storielle….e con la tua maestria nel riproporsi il nostro dialetto hai reso un semplice racconto una commedia spumeggiante