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COMUNITA’ 24 LUGLIO: TEATRO CON I MASCHERONI DELLE 99 CANNELLE

L’AQUILA – Un laboratorio e successivi spettacoli nei quali le maschere e i personaggi della commedia dell’ arte si trasformano ispirandosi ai mascheroni della fontana delle 99 cannelle  grazie all’attrice, regista autrice di testi teatrale di fama internazionale Claudia Contin Arlecchino e i ragazzi e ragazze della Comunità 24 luglio, una realtà che da anni opera per integrare i portatori di handicap nella famiglia, nella scuola, nel mondo del lavoro e nella vita sociale.  Con primo dei quattro spettacoli “Vizi e virtù in scena con Arlecchino” in programma domani domenica 23 novembre a nella chiesa di San Panfilo d’Ocre alle ore 17.30.

Sarà questo uno degli ultimi atti del progetto Arca,  Arte, Rigenerazioni, Comunità, Abitare -, finanziato dai fondi Restart, che coinvolge da agosto scorso, 11 comuni del cratere sismico aquilano, con la partecipazione di 14 artisti internazionali e con ideazione e direzione artistica di Silvia Di Gregorio. Partner dell’evento itinerante e incentrato sull’arte comunitaria sono oltre agli 11 Comuni, il Teatro stabile d’Abruzzo, il Munda, il Maxxi L’ Aquila, l’Università dell’Aquila, The Current -Center for contemporany art, cooperativa AppStartOnlus e Comunità 24 Luglio.

Claudia Contin Arlecchino, nota nel mondo come prima donna che ha reinterpretato il carattere maschile della figura di Arlecchino con continuità sin dal 1987, si è presentata al fianco del professor Marcello Gallucci  docente di Storia dello Spettacolo e Letteratura e Filosofia del Teatro all’Accademia delle Belle arti di Roma, in un gremitissima sala consiliare di Barisciano, accolti dal sindaco Fabrizio D’Alessandro, dall’assessora alla Cultura Roberta Pacifico, Paolo Zuppella, in rappresentanza della Comunità 24 luglio e dalla direttrice artistica di Arca Silvia Di Gregorio.

 
I ragazzi e ragazze della Comunità 24 luglio realizzeranno nel laboratorio condotto da Contin Arlecchino alcune delle maschere, che poi indosseranno nella rappresentazione teatrale, le cui musiche sono state affidare a Luca Fantinutti, compositore e polistrumentista specializzato in chitarra.
 
Continuano anche gli incontri del Munda nel territorio, e sarà la volta della lezione a cura di Italia Trafficante, funzionaria archeologa dedicata a “Il dio Silvano in una dedica da Beffi; tracce di un culto antico”, lunedì 24  novembre alle ore 17.30 nella sala polifunzionale “Abruzzesi in Lussemburgo di Roccapreturo, alla presenza del sindaco Fabio Camilli e della direttrice artistica Silvia Di Gregorio.
 

Ha esordito a Barisciano Paolo Zuppella, “sarà questa una esperienza straordinaria, che lascerà il segno. Noi condividiamo la nostra esperienza con persone che hanno grandi talenti, spesso soffocati, inespressi, incompresi, una ricchezza racchiusa nella loro fragilità. Il tempo è la cosa più preziosa, e va riempito di valori e bellezza, va offerto al prossimo”.

Ad introdurre la serata, con una lezione di teatro d’eccezione il professor Gallucci.

“Tra le maschere delle 99 cannelle e quelle della commedia dell’arte c’è un nesso, e Claudia che ha l’occhio lungo lo ha subito colto, appena ha visitato questo monumento, mi ha subito detto, ‘questo luogo è un dramma satiresco’ e da qui è nata l’idea che ora sarà realizzata. Claudia è la più raffinata Arlecchino che io conosca, ha rifondato la scienza espressiva di questo personaggio, per creare la fascinazione attraverso il corpo, con la magia dei movimenti. E per riuscire in questo è andata, fuori dall’Europa, ad apprendere i segreti di altre tradizioni di teatro, in India, in Cina, a Bali dove centrale è la partitura del corpo”.

Il professore ha ripercorso poi a volo d’angelo la storia avvincente e poco conosciuta della commedia dell’arte. “Dobbiamo innanzitutto tornare al 1545, l’anno del Concilio di Trento, in una epoca pervasa da un’onda moralizzatrice, a quando i vescovi decisero la ‘bonifica’ delle corti, con la cacciata di persone che avevano una funzione equivoca e poco chiara, come le persone professioniste del divertimento, definite ‘meretrici oneste’, che nulla c’entrano , a scanso di equivoci, con le prostitute, erano donne che raccontavano storie intrattenevano il sovrano e i nobili. Queste donne si ritrovarono così ai margini della società, e incontrarono gli ipocriti, i masnadieri, i banditi, gli attori, e crearono una nuova professione, la commedia dell’arte, con le donne per la prima volta protagoniste, alla conquista dell’Europa, fino al ‘700”

“La comicità è irriverente – ha concluso il professor Gallucci -, è un processo del corpo, ha qualcosa di osceno, diabolico, e non a caso ‘Alichino’, da cui Arlecchino, è un demone della Divina Commedia, che ti porta a fare altro, il demone della distrazione, e lo spettacolo è in effetti una distrazione. I comici dell’arte furono accusati da cardinal Borromeo di fascinazione, di fare il malocchio. La commedia dell’arte è la scoperta di un territorio della libertà, si pensi al viaggio del capitan Fracassa, e il suo carretto, da una città all’altra, senza patria e residenza, non potevano gli attori per secoli essere seppelliti in terra consacrato. Molière ebbe tale privilegio, ma perché intervenne il re di Francia in persona. Libertà insomma nell’essere spazzatura della cultura ufficiale, essere in un altrove”.

Claudia Contin Arlecchino ha dunque indossato la maschera, e regalato al pubblico una breve e travolgente interpretazione del suo Arlecchino. Ma ancor prima ha condiviso l’anima e il senso della commedia dell’arte e della sua partecipazione al progetto Arca.

“Il laboratorio sarà dedicato alle maschere delle 99 cannelle, maschere intere, quelle più rappresentative, le faremo uscire dall’iconografia, dal monumento, daremo vita a queste presenze così importanti, inventando personaggi, inventando storie. E abbiamo mille anni di competenze di commedia dell’arte, una solida base per l’ espressione spontanea, a partire dai movimenti, per creare la fascinazione. Le maschere di cuoio venivano passate a fine carriera da attore ad attore, da padre in figlio, e vivevano le maschere finché andavano in scena, grazie al sudore, all’ esser maneggiate, mentre nei musei si incartapecorivano, a modo loro morivano.  Come si vede in tanti quadri, la maschera va tenuta sul palmo della mano, tenuta in alto inchinandosi al pubblico, e non si può indossare la maschera distrattamente, sembreresti un cretino con una scarpa in faccia, non accade nulla, men che meno la fascinazione. C’è la maschera, poi c’è il corpo, la posizione della testa dietro la maschera che può esprimere tante emozioni.  Arlecchino è pieno di vitalità, è una marionetta vivente, con le articolazioni spezzate, si muove come un burattino, mosso da fili invisibili, come fosse coabitato, disorganico e imprevedibile. La velocità, nella commedia dell’arte, è elemento della meraviglia”.

Ha aggiunto poi, “Arlecchino è un servitore di compagnia, gran scansafatiche, ha il sedere all’indietro, come si dice da me di chi non vuole lavorare. Ride sempre, e infatti la sua maschera ha già le guance arrotondate. E’ stato detto che l’uomo ride quando non sa più contro chi ringhiare, ma nel riso di Arlecchino la risata diventa catartica, come nella tragedia. Zoppica danzando l’esistenza, con un doppio passo alternato, con l’incedere di un fauno. E’ leggero, ma duro come legno di rovere. La commedia dell’arte sfonda la quarta parete, costruita dallo schermo, il pubblico è parte dello spettacolo. C’è un gioco di neuroni a specchio, quelli dell’attore e quelli dello spettatore, mentre il testo passa nel corpo, si fa corpo, a tutti comprensibile, senza distinzioni e barriere”.

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