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POLITICA E DINTORNI

di Massimo Di Paolo

“La politica può cambiare la vita della gente”. Qualcuno lo ha detto nei rivoli della comunicazione sui fenomeni di cronaca sociale, certamente potremmo essere d’accordo se lo prendessimo come principio generale, ma qualcosa è cambiato nell’ultimo decennio. Oggi più di ieri, se la politica si dedicasse veramente alle questioni delle “Comunità” dovrebbe assumere caratteristiche e modalità di funzionamento mai pensabili decenni fa. Non più negoziatori ideologici, con la maieutica come competenza di riferimento, ma portatori di saperi, di cose da studiare e da fare, da amministrare. Se poi il compito, il mestiere del fare politica prende corpo in piccole realtà locali, in molecole di territorio dove la storia -quella generalmente omessa- ha prodotto ingiustizie che sono diventate prima consuetudini e poi realtà condivise; prima differenziazioni di classe ereditarie e poi costume; allora occorrerebbe che il ragionamento e l’agire politico diventasse bipartisan per un lavoro comune, sì immerso in un confronto vivo e forte, ma nell’interesse di tutti. I piccoli territori -in senso antropologico- come quello sedimentato a Sulmona, ancora di più necessitano di mutazioni politiche urgenti e utili per affrontare un’ipotesi di cambiamento per una necessaria ridefinizione di realtà sociali, economiche e politiche: per ipotizzare un’ipotetica forma di sviluppo. Queste le premesse. La parte omessa della nostra storia – quella che non si cita nei convegni, nei parterre dei soliti notabili, nella scelta delle confezioni elettorali – ha effetti ancora oggi. Il sistema non è più credibile e sono ormai sparite quelle poche e fragili forze progressiste e liberali che avrebbero dovuto assumere, in tempi recenti, il compito di guida introducendo fattori di cambiamento per Sulmona e oltre. La posta in gioco -marginalizzazione economica, invecchiamento; obsolescenza formativa, commerciale e industriale; degradazione urbana e di costume- viene spesso ridotta a uno scontro identitario, piuttosto che a un ragionamento di merito. I risultati sono stati fino ad ora disarmanti, sia con governi di sinistra che di destra. La cultura -come fattore di cambiamento- è diventata cosa di facciata senza poter produrre dibattito e pensiero critico. Lo scontro tra gruppi, politici e non, denso di conflitti ma anche di un potenziale utile, è stato anestetizzato come ogni cosa che possa presumere rischi, ‘buttando il bambino con l’acqua sporca’. In mancanza di argomentazione, si diventa sempre più piccoli; paeselli autoreferenziali dove il campanilismo diventa contenuto, il populismo l’attrattore elettorale. Idee poche, maledette e subito:purchè facili, comprensibili e aggreganti. Su questi tre fattori oggi più di ieri, a Sulmona e dintorni, si costruiscono i pacchetti di voti che movimentano i poteri elettorali e le ‘podestà’ territoriali. Pane e circense in sostanza, senza mai aprire guerre tra nomenclature.Ma va ricordato che la politica ha il dovere di chiarire e scegliere, dare indirizzi, non quello di semplificare e banalizzare le realtà pur di avere un filo di luce sui poveri palcoscenici rimasti. L’immobilismo delle Commissioni, la rarefazione del lavoro di Giunta; i Programmi di mandato privi di una visione e amputati della condivisione con la cittadinanza, restano atti senza anima. Ma questo è, questa è la testimonianza di anni di amministrazione a Sulmona. In altre occasioni e con altri tavoli si è detto della mancanza di un metodo cosa non casuale ma strumentale avrebbe detto Giuseppe Tomasi. L’ipocrisia che diventa mestiere “tutto deve cambiare affinché nulla cambi”. Il paradosso ormai divenuto realtà: il consenso non vuole cambiamenti, se non quelli insignificanti. Ormai la fiducia in questa ultima esperienza amministrativa comincia a scivolare verso il sospetto che Sulmona nostra di sostanza non ne raccoglierà neppure questa volta ma vogliamo credere e augurarci di sbagliare. Il clima e sonnacchioso, i capannelli trovano con difficoltà argomentazioni, gli spunti culturali compensazione di noia: ma nessuno trova forza per reagire, per creare nuova corrente. A Sulmona è andata cosi da molto. Perfino la lettura attenta delle vicende che fanno la narrazione di quel motto di spirito che fu Jamm’mò, lo confermano. Alle aristocrazie prima, alla borghesia poi, ai notabili ancora dopo e, al dopo del dopo, alle nascenti aggregazioni commerciali la delega in bianco per il nostro vivere e il nostro futuro. Oggi come allora, senza imparare e senza sorprendere, aspettando che tutto scorra.

3 commenti riguardo “POLITICA E DINTORNI

  • Bravo e crudo
    Per chi vuole capire e per chi si sforza di leggere
    Avanti così

    Risposta
  • sentenzio

    La storia di Sulmona va letta per intero per capire quello che sta succedendo e per capire come commesse diventano consigliere comunali e giovanotti, che cercano nella politica una sistemazione, diventano degli statisti.
    Si dovrebbero fare analisi delle ultime 10 campagne elettorali per capire come stanno andando le cose.

    Risposta
  • sentenzio

    La storia di Sulmona va letta per intero per capire quello che sta succedendo e per capire come commesse diventano consigliere comunali e giovanotti, che cercano nella politica una sistemazione, diventano degli statisti.
    Si dovrebbero fare analisi delle ultime 10 campagne elettorali per capire come stanno andando le cose.

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