IL CONSIGLIO COMUNALE NON È L’EMPIREO!
di Luigi Liberatore
Il presidente del Consiglio comunale di Sulmona, Franco Di Rocco, ha rigettato la richiesta delle minoranze per una seduta “allargata” nel dibattimento sul Cogesa. Di Rocco, per capirci, ha detto no alla pretesa, perché tale si configura, di ammettere nella discussione i consiglieri regionali del territorio, i soci del Cogesa e pure qualche parlamentare. Lo ha fatto richiamandosi al regolamento e alla prassi che riserva al solo Consiglio comunale, nella sua interezza, il diritto-dovere della discussione e della decisione dei punti all’ordine del giorno. Lo “statutario” Franco Di Rocco, da imperturbabile esegeta, ha impartito una lezioncina alle minoranze che avrebbero potuto evitare questa brutta figura sul piano teorico e pure su quello pratico. Chiedere il supporto delle tre consigliere regionali e dei parlamentari per sentire, magari, gli anticipi della novena di Natale? L’affare Cogesa è competenza del Consiglio comunale di Sulmona, e, poi, le minoranze hanno provato ad immaginare la piega che poteva predere una seduta allargata anche ai soci del Cogesa? Una fiera dissonante di bande municipali. Fin qui, ci siamo. Tuttavia all’integerrimo formalista Di Rocco giova ricordare che il Consiglio comunale non è la sede dell’ONU ma il presidio democratico della comunità, ferme restando le sue regole di funzionamento; che esiste però anche l’Istituto della deroga di cui l’Italia tutta, e per le più svariate esigenze, ne fa uso in abbondanza. Ecco, in questo caso si poteva derogare e concedere a quelle minoranze, per quanto arruffone e maldestre sul piano teorico, il contentino sul piano pratico e consentire, dunque, ad altri soggetti di partecipare alla discussione su Cogesa. Per dire, infine, che il Consiglio comunale, come prospettato dal suo presidente, non è l’empireo di tomistica concezione.




hanno discusso per anni per niente ?? potrebbero ascoltare e agire ora !!!!
I falliti della minoranza non meritano assolutamente niente, anzi continuano a compromettere il poco che si può fare.