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CONSULTORIO AIED CREATURA DI DONATELLA TELLINI: DEVE VIVERE

L’AQUILA – A distanza di decenni, dover scrivere oggi delle difficoltà economiche e della stessa sopravvivenza del Consultorio Aied, perché la Giunta regionale marsiliana non ha rifinanziato quel patrimonio di prevenzione sanitaria e sociale, di storia cittadina, mi lascia interdetto. E mi tornano in mente le serate con Donatella Tellini, Giovanni Frassanito, Luigi del Gatto, Gino Antognetti,  Adelaide Aglietta, Marco Pannella, Adele Faccio, Emma Bonino, Gilda Panella Ciavola, Stefania Pezzopane e quel gruppo di donne aquilane che con Donatella Tellini, sempre gentile e laicamente libera, in cui si discuteva e lavorava senza urlare, per creare quel che poi è diventato il rifugio sanitario, umano, culturale e morale delle donne aquilane. Il Consultorio Aied, per l’appunto. Erano i tempi in cui Mauro Zaffiri e Gef  Gianforte organizzavano concerti con i grandi cantautori. Erano i tempi di Radio Città Futura, Radio Attiva e Radio L’Aquila. Tre voci libere in una città aperta e progressiva, che guardava al futuro da costruire con centinaia di ragazze e ragazzi che si occupavano di politica per liberare la società da pregiudizi e schiavitù culturali; da quegli stereotipi in cui le donne erano costrette a vivere, per patriarcato di paura, in un mondo di sottile repressione: in quella sottocultura che prendeva forma nelle sacrestie della schiavitù del “copri le vergogne!”. Erano i tempi in cui nello scranno più alto della Camera dei Deputati sedeva una gran signora, Nilde Iotti.  Erano tempi in cui con padre Quirino Salomone e l’allora giovane psichiatra Vittorio Sconci si manifestava per liberare i detenuti e le detenute nel cosiddetto manicomio di Collemaggio, come auspicava Franco Basaglia. E lei, Donatella, con la sua grazia culturale e umana, diritta allo scopo. Portare le donne al centro della vita sociale, politica e culturale della città. Biblioteca delle donne Melusine, Consultorio Aied e diritti civili. Era una fata, appunto, Donatella. Come Melusina, figura mitologica, erede di quelle “Parche latine” che stabilivano il destino degli uomini. Lei, melusinamente, intendeva che ogni donna fosse attrice del proprio destino. Liberamente, senza veli moralistici. Era un’altra città quella in cui operava Donatella Tellini. Una città che voleva decidere del proprio futuro e costruirlo sulla liberazione della donna. Ed ecco che decenni dopo, si rischia di tornare decenni indietro. Costrette e costretti a dover scendere in campo nuovamente per difendere quei diritti civili conquistati con impegno e fatica, di cui il consultorio Aied è uno dei simboli più luminosi della nostra città. “Non omologatevi!” gridava forte Pier Paolo Pasolini. Ed è tempo di liberarci dalle omologazioni di un ritorno ad un passato politico-culturale oscurantista. E il tempo è ora, pretendendo la piena funzionalità del consultorio Aied, della biblioteca delle donne Melusine e delle donne tutte. Protagoniste di progresso civile e culturale.

Giosafat Capulli

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