BRUNO DANTE SU DIRETTIVO UNCEM: CHI RAPPRESENTA LA MONTAGNA?
L’AQUILA – L’UNCEM Abruzzo associa davvero i Comuni Montani?
Se ufficialmente l’UNCEM è nata per associare i Comuni Montani, di fatto l’UNCEM Abruzzo
associa Comuni che la montagna la vedono dal basso. Basta guardare la composizione del nuovo
Consiglio regionale uscito dall’assemblea del 14 novembre scorso. Presidente è stato confermato
Lorenzo Berardinetti, sindaco di Sante Marie, comune posto a 850 m. di altezza; il vice presidente è Massimo Tiberini, sindaco di Casoli alt. 340 m.; i consiglieri sono: Arturo Scopino, sindaco di Montelapiano alt. 740 m.; Paolo Federico, sindaco di Navelli alt. 760 m.; Luigi Fasciani sindaco di Molina Aterno alt. 512; Antonio Carrara, sindaco di Pettorano sul Gizio alt.650 m.; Camillo D’Angelo, sindaco di Valle Castellana alt. 625 m.; Fabrizio D’Alessandro sindaco di Barisciano alt.
940 m.; Franco Parone sindaco di Caramanico Terme alt. 650 m.; Giovanni D’Amico sindaco (o
ex?) di Morino alt. 443 m.; Tonino Innaurato consigliere regionale, ex sindaco di Gessopalena alt.
654 m.
Indubbiamente, tutti amministratori preparati (alcuni li conosco personalmente), però nessuno di
loro rappresenta un Comune veramente montano come Castel del Monte (alt. 1346 m.) o Calascio
(alt. 1210 m.) o Santo Stefano di Sessanio (alt. 1250 m.). Perché un conto è guardare la Montagna
dal basso, altro conto è vivere la montagna da dentro. Ve lo dice uno che la Montagna (per rispetto
la scrivo in maiuscolo) l’ha vissuta da dentro per oltre70 anni. Anche perché sarebbe difficile
spiegare il disagio che provano gli abitanti sotto la bufera, quando va via la corrente e si rimane al
freddo. O quando la neve blocca la strada e rimani isolato per giorni. O quando ti senti male ed il
pronto soccorso è lontano. O semplicemente quando vai al bar e non trovi nessuno per una partita a
carte.
La Montagna abruzzese ormai ha raggiunto un degrado prossimo al collasso. In alcuni paesi il
decremento demografico ha raggiunto il 98% della popolazione. Almeno 3 paesi non raggiungono
nemmeno i 50 abitanti effettivi (diversi da quelli anagrafici) ed altri 12 non arrivano alle 100 unità.
Per rivitalizzare queste comunità non servono i palliativi né tanto meno i buoni propositi. Come non
è servita la legge per la montagna del 1970, rimasta inapplicata; come non è servita l’istituzione
degli enti che si sono succeduti nell’ultimo mezzo secolo (Comunità Montane, Unione dei Comuni,
Consorzi di Bacino, Convenzioni fra comuni). Tutti fallimentari.
Ho letto le proposte che l’UNCEM Abruzzo ha fatto al governo per la legge di bilancio 2026: a) no
ai tagli di trasferimenti agli enti locali; b) incremento del Fondo Sviluppo Montagne; c)
implementazione del Fondo di Ripresa e Resilienza; d) problema dei segretari comunali nei piccoli
comuni; e) realizzazione di tralicci; f) blocco alla riduzione dei dirigenti scolastici; g) aliquota
agevolata per lavori di salvaguardia idrogeologica; h) rifinanziamento del fondo forestale; i)
riduzione dell’IVA sul pellet e sulla legna da ardere. E con queste proposte l’UNCEM Abruzzo
pensa di rivitalizzare i 38 abitanti di Villa Santa Lucia? O i 36 di Carapelle Calvisio? O i 31 di San
Benedetto in Perillis?
Ovviamente no. I rimedi sono altri. E mi permetterò di suggerirglieli prima del congresso nazionale
che si svolgerà a L’Aquila il 12 e 13 dicembre prossimo.
*Scrittore




