SANITÀ ABRUZZESE: TRA LUCI E OMBRE, IL DEFICIT RESTA UNA SPADA DI DAMOCLE
Il 2024 si chiuderà con un deficit sanitario coperto, ma ancora sotto la lente di ingrandimento: 103 milioni di euro sono stati messi in sicurezza grazie all’aumento dell’addizionale Irpef e a qualche timido miglioramento nei livelli essenziali di assistenza. Ma il quadro complessivo non lascia spazio a facili ottimismi: per il 2025 il buco tendenziale della sanità abruzzese rischia di toccare la cifra monstre di 126,8 milioni di euro, e, quel che più preoccupa, l’Abruzzo resta l’unica Regione in Piano di Rientro dove si osserva un’inversione di tendenza negativa dei risultati d’esercizio da tre anni a questa parte. Una criticità che mette a rischio la sostenibilità del sistema sanitario regionale.
Il verbale del Tavolo interministeriale della Sanità del 10 luglio, getta luce su questa situazione delicata. Il documento, tenuto per mesi nel cassetto della Regione guidata da Marco Marsilio (FdI) e dall’assessore alla Salute Nicoletta Verì, già riconfermata a marzo 2024, evidenzia luci e molte più ombre: tra le prescrizioni più controverse, la chiusura dei punti nascita di Lanciano e Sulmona, salvo proroga motivata, tema che infiamma il dibattito politico.
L’attesa per il nuovo tavolo interministeriale resta alta, ma le porte della politica sono chiuse: vi parteciperanno solo tecnici ministeriali e regionali. Nel frattempo, la diffusione dei tratti salienti del documento, resa pubblica dal capogruppo Pd Silvio Paolucci, ex assessore alla Sanità, ha riacceso lo scontro politico in vista della prossima manovra di bilancio, dove il centrodestra dovrà destreggiarsi tra conti da far quadrare, leggi da rifinanziare e richieste di fondi da parte degli assessori, in un clima di nervosismo crescente.
Paolucci non usa mezzi termini: il verbale del 10 luglio descrive «uno scenario da incubo: la sanità abruzzese è fuori equilibrio economico e amministrativo e la Regione guidata da Marsilio è l’unica in Piano di Rientro a peggiorare i risultati, segno di una gestione incapace di programmare il futuro del sistema sanitario».
Sulla stessa linea l’ex presidente di Regione e deputato Pd Luciano D’Alfonso, per il quale il documento suona come «una sentenza inappellabile»: grassetti, richiami, relazioni non inviate e indirizzi normativi disattesi raccontano di un disavanzo di oltre 103 milioni di euro e di silenzi istituzionali difficili da ignorare.
Dura la replica dell’assessore Verì: «Viene richiesta copia del verbale e puntualmente i contenuti vengono spacciati come novità. Si tratta di una fotografia di esercizio già chiuso, con questioni già discusse in Consiglio regionale. La stima 2025 è superata e sarà ufficiale solo a luglio 2026: tutto il resto sono ipotesi».
Tra numeri, verbali e polemiche, la sanità abruzzese resta quindi al centro di un delicato equilibrio, con luci e ombre che continueranno a misurarsi nei prossimi mesi, fino alla definizione dei conti e delle priorità politiche.



