RICORDO DI PAUL BADDE: RESE FAMOSO IL VOLTO SANTO DI MANOPPELLO NEL MONDO
MANOPPELLO – E’ morto a Manoppello, in Abruzzo, “un luogo che considerava casa sua” ha scritto Guido Horst
sul quotidiano tedesco Die Tagespost, mentre Bernhard Müller, di Vatican Magazine, ha parlato di
uno scrittore di eccezionale calibro che ha arricchito il mondo con i suoi reportage e i suoi libri.
Era uno che sapeva scrivere magistralmente di qualsiasi cosa e, negli ultimi decenni, ha dedicato
tutto il suo talento all’annuncio del Cristo risorto il Volto Santo. Ma le citazioni potrebbero essere
molte altre.
Paul Badde era nato in Germania, a Schaag, vicino Aquisgrana, il 10 marzo 1948. Ha studiato nelle
Università di Friburgo e Francoforte ed è stato docente di storia e politica per poi scegliere la
professione di giornalista, lavorando per autorevoli quotidiani tedeschi come Franfurter
Allegemeine Zaitung, Die Zeit e Die Welt. Per quest’ultimo giornale è stato inviato da
Gerusalemme, e poi da Roma. Dal 2013 è stato autore per la rete televisiva americana EWTN. La
sua vita era cambiata quando nella primavera del 2004 recandosi a San Giovanni Rotondo, per un
servizio riguardante l’imminente inaugurazione del nuovo Santuario progettato da Renzo Piano,
decise di fare una piccola deviazione per conoscere il Volto Santo di Manoppello di cui aveva
sentito parlare.
Quell’incontro fu per lui folgorante: “l’immagine mi aveva sopraffatto”, scrisse poi, iniziando a
dedicarsi in modo frenetico a studi e ricerche sulla sacra immagine, riprendendo gli studi di suor
Blandina Paschalis Schlömer, che aveva documentato la sovrapponibilità del Volto Santo con la
Sindone, e soprattutto quelli di p. Heinrich Pfeiffer, che aveva identificato il velo con la leggendaria
Veronica. Con loro stabilirà contatti frequenti e d’amicizia, individuando anche nuovi ambiti di
approfondimento, soprattutto di carattere storico, scoprendo contrarietà, diffidenze, se non
anche ostilità nei confronti delle tesi dei due studiosi tedeschi che progressivamente avvertì anche
su di sé. Iniziò a fotografare il Volto Santo dotandosi di macchine digitali sempre più potenti,
svelando particolari inediti, annotando “non è un’immagine, ma una serie di immagini insieme”,
peraltro sempre diverse. Tante sue foto sono ora molto diffuse in quanto le concedeva volentieri
in uso a studiosi e giornalisti di vari paesi.
Nelle settimane successive chiese ai cappuccini di poter essere ospitato una decina di giorni in una
cella del convento per immergersi nella vita della comunità religiosa, rimanendo vicino al Volto
Santo e raccogliendo ogni possibile documentazione, avendo subito maturato l’idea di scrivere un
libro. Conobbi Paul proprio in quel periodo, percependo il suo entusiasmo e il suo spessore umano
e culturale. Gli misi a disposizione alcuni libri, articoli che avevo scritto e informazioni in mio
possesso sulla figura mistica di p. Domenico da Cese e il suo rapporto con Padre Pio, sempre a
proposito del Volto Santo. Ricordo che in quei giorni osservò una dieta estrema, nutrendosi solo di
acqua e miele, per mantenere la massima concentrazione, mi disse.
Nel corso delle ricerche incontrò subito suor Blandina e poi la maestra di bisso Chiara Vigo, giunta
a Manoppello nel settembre 2004, che confermò l’ipotesi che il tessuto finissimo e trasparente del
velo provenisse dalla preziosa “seta di mare”, i filamenti provenienti dalla pinna nobilis. Nello
stesso periodo chiese presso il Vaticano per poter visionare quella che era ritenuta la Veronica,
custodita alla sinistra dell’altare maggiore, al di sopra della statua realizzata dal Mochi. Intanto
aveva visto ed esaminato presso il Museo del Tesoro di san Pietro l’antico reliquario, donato da
mercanti veneziani intorno al 1350, che aveva custodito la Veronica tra due vetri rotti, segno
tangibile della visibilità del velo da entrambe i lati. Dopo varie insistenze, nel marzo 2005, il
cardinale Marchisano, allora presidente della Fabbrica di San Pietro, gli fece comunicare la
possibilità di vedere la Veronica, custodita dai canonici di San Pietro. Fu negata qualsiasi possibilità
di fotografare l’immagine, che peraltro appare quasi totalmente scura. Badde chiese se poteva
almeno misurare il dipinto, prendendo forse di sorpresa i custodi, i quali non obbiettarono nulla.
Con sorpresa accertò che il campo visivo della Veronica misurava 32 x 20. La circostanza
confrontata con il campo visivo dell’antico reliquario, che misura 25 x 25, proverebbe da sola
l’esistenza di un falso, considerato che “questa reliquia”, scrisse poi Badde, “non entrerebbe
nell’antica cornice vuota della Veronica”. Ne scrisse ampiamente su Die Welt il 22 marzo 2005:
“non c’è un volto, neanche l’accenno di un volto”. In quei mesi febbrili partecipò le sue progressive
conoscenze al cardinale Ratzinger, suo vicino di casa in un palazzo della Santa Sede dove viveva a
Roma. Ma inviò un’ampia documentazione fotografica anche a papa Giovanni Paolo II. Non deve
escludersi che il clamoroso riscontro sulla falsa Veronica contribuì a fare qualche chiarezza negli
anni successivi, quanto in data 11 luglio 2011, sotto il pontificato di Benedetto XVI, la Sala Stampa
Vaticana diramò un comunicato in cui, a margine di una mostra, si affermava, dopo tanto silenzio,
che la Veronica era scomparsa durante il Sacco di Roma del 1527.
Nel mese di settembre 2005 venne pubblicato il suo primo libro sul Volto Santo dal titolo “Das
muschelseidentuch. Auf der suche nach dem wahrem Antlitz Jesu” (Il velo di seta. Alla ricerca del
vero volto di Gesù), per l’editore Ullstein di Berlino. Il primo ottobre, Paul mi inviò il libro da Roma
con una dedica “in segno di riconoscenza”. Ma il primo a ricevere il libro fu il cardinale Ratzinger,
nel frattempo divenuto papa dal 19 aprile. Il libro ebbe numerose recensioni positive, con il
settimanale tedesco che lo definì non a torto “un giallo culturale, pieno di suspense e intrecci, a mò
di Dan Brown”. Il primo settembre 2006 papa Benedetto XVI visitò il Santuario, elevandolo a
Basilica e dedicando, ad un anno di distanza, una preghiera dedicata al Volto Santo, con accenni al
valore della sacra immagine nella storia della Chiesa universale. Un’edizione aggiornata del libro fu
pubblicata nel 2006 con il titolo “Das Göttliche Gesicht.Die abenteuerliche Suche nach dem
wahren Antlitz Jesu (Il volto divino. La ricerca avventurosa del vero volto di Gesù), edito da
Pattloch Verlag, Monaco. Il libro divenne in poco tempo un best seller, un successo internazionale,
grazie a successive edizioni in vari paesi, a partire dalla Polonia, Francia, ecc. La prima edizione in
lingua italiana, a cura della Newton Compton, avvenne nel 2007, con il titolo “La seconda Sindone.
La storia del vero volto di Cristo”. Nel 2010 il libro ebbe finalmente un’edizione in lingua inglese,
con il titolo “The Face of God”, curata da Ignatius Press a San Francisco. Nello stesso anno l’ENEA
riconobbe la natura acheropita del Volto Santo.
Nel 2012 fu pubblicato un nuovo libro, edito solo in inglese e sempre per Ignatius Press, dal titolo
“The True Icon: From the Shroud of Turin to the Veil of Manoppello”, dedicato a fr. Vincenzo
D’Elpidio, di cui percepiva la continuità con Padre Domenico da Cese di cui era stato amico. Paul
era molto legato a fra Vincenzo, scomparso il 15 dicembre 2020. Infine, un agile libretto dal titolo
“Il tesoro di Manoppello: davanti al volto umano di Dio”, Effatà Editrice, Torino, 2017, anche in
questo caso seguito da edizioni estere in varie lingue. Molte persone, da vari paesi del mondo, in
questi giorni hanno espresso la propria gratitudine allo scrittore per aver conosciuto il Volto Santo
grazie ai suoi libri. Per soddisfare tante richieste, la celebrazione funebre è stata trasmessa in
diretta streaming sulla pagina FB della Basilica.
Quando nel 2013 andò in pensione, lasciando Die Welt, gli chiesi se pensasse di tornare in
Germania. Ricordo che mi rispose “Antonio dopo diversi anni trascorsi in Italia come faccio a
rientrare in Germania?”. Era legato al nostro paese e all’Abruzzo in particolare. Continuò a
lavorare per la televisione cattolica americana EWTN come autore, prendendo una casa in affitto a
Manoppello, in via Domenico da Cese, nei pressi del Santuario, che poteva ammirare dall’alto della
collina. Per la EWTN realizzò vari servizi sul Volto Santo e uno straordinario documentario dal
titolo “Pater Domenico aus Cese. Der Lange weg nach Turin”, con uno approccio storico alle
vicende del prosciugamento del Lago Fucino e al terremoto del 1915. Collaborando a quel lavoro
gli feci ascoltare una raccolta di musiche eseguite dall’Associazione Zampogne d’Abruzzo. Alcune
divennero la colonna sonora del documentario e la programmazione della rete decise di mandarlo
in onda la vigilia di Natale del 2014.
Nel settembre 2015 prese parte, insieme a p. Carmine Cucinelli e don Bonifacio Ted Lopez, ad una
missione internazionale per la divulgazione del Volto Santo negli Stati Uniti, Canada e Filippine,
promossa e sostenuta dalla devota americana di origini filippine Daisy Neves. Il programma
comprendeva anche alcune intronizzazioni del velo di Manoppello in varie città. Alla fine del 2015,
da una sua proposta, si procedette alla rievocazione dell’antico rito di Omnis Terra, con cui papa
Innocenzo III nel 1208 iniziò il culto pubblico della Veronica, portando in processione il venerato
velo dalla Basilica di San Pietro alla vicina chiesa di Santo Spirito in Sassia. Durante le esequie,
alcuni componenti del coro ricordavano con emozione quella straordinaria giornata vissuta
portando una replica del Volto Santo custodita in un antico reliquario di inizio Novecento. Da
allora l’evento viene celebrato ogni anno a Manoppello nella seconda domenica successiva
all’Epifania.
Occorre ricordare che Paul Badde aveva raggiunto la fama mondiale con la pubblicazione di "Yossl
Rakover si rivolge a Dio”, racconto drammatico di un ebreo lituano nel ghetto di Varsavia che
chiamò in causa Dio e il suo silenzio di fronte agli orrori del nazismo. Una storia che Badde aveva
riscoperto, studiato e tradotto. In Italia il piccolo libro è stato pubblicato dall’editore Adelphi,
raggiungendo 13 edizioni. Proprio a questa sua particolare sensibilità rispetto ai riflessi del
nazismo lo portò ad interessarsi della tragedia di Onna, all’indomani del terremoto che colpì
l’Aquila il 6 aprile 2006, distruggendo il vicino villaggio, di cui voglio offrire un ricordo personale.
Alcuni giorni dopo il sisma Paul mi chiese di aiutarlo a ricostruire l’eccidio di Onna, nel quale
furono assassinati 17 civili nel giugno 1944, con l’esercito tedesco ormai in ritirata. Il richiamo a
quella tragedia era riecheggiato sulla stampa internazionale, ma Paul desiderava saperne di più di
quella storia in quella frazione divenuta epicentro del terremoto. Anni prima avevo visto per caso,
recandomi a L’Aquila, la locandina di una piccola mostra sul ritrovamento di alcune foto
immediatamente successive alla strage. Non ricordo nemmeno come, ma riuscii a rintracciare Aldo
Scimia che organizzò quella mostra insieme al giornalista Giustino Parisse. Con Paul ci demmo
l’appuntamento alle porte di Onna, dove era stata allestita la tendopoli. Scimia era riuscito a tirar
fuori dalla sua casa in macerie alcune foto custodite tra fogli di plastica infangati, che vedemmo
insieme, sul cofano della sua auto. Ricordo ancora che in quei momenti sentimmo una lunga
scossa superficiale sotto i nostri piedi. Facemmo poi un giro in silenzio tra le rovine del paese,
mentre Paul annotava, accompagnata dall’inseparabile moglie Ellen, che parlava l’italiano meglio
di lui, che invece era più a suo con l’inglese. Parlammo poco quel giorno. Paul era pensoso,
osservava tutto con attenzione, raccoglieva appunti. Sentì profonda solidarietà per quella piccola
comunità.
Era un giornalista autorevole e rientrando a Roma informò l’ambasciatore tedesco in Italia.
Pubblicò un primo articolo su Die Welt il 26 aprile e un altro due giorni dopo in cui ricordò quella
tragedia, con un box in cui si dava la notizia dell’attivazione di un conto corrente presso
l’Ambasciata per raccogliere fondi in Germania per la ricostruzione di Onna, corredata dalla
piccola foto di alcune donne atterrite dal dolore davanti ad alcune casse delle vittime poggiate per
terra. Fece pubblicare una sintesi anche sul sito dell’agenzia cattolica Kath.net. Diversi giorni dopo
quell’immagine venne riproposta dal popolare quotidiano Bild. Badde seguì poi anche la visita di
Benedetto XVI ad Onna e L’Aquila. Con i fondi raccolti fu restaurata l’antica chiesa di San Pietro
Apostolo (per una spesa di 3,7 milioni di euro) e costruite due strutture per la comunità, Casa
Onna e Casa della Cultura. Una vicenda che fa comprendere l’importanza di un giornalismo serio,
in grado di unire storia e sensibilità culturali e umane, per una comunicazione in grado di
coinvolgere tante persone per fini nobili e concreti. Qualche anno fa, ricordando quella giornata
particolare nel fango, sentii il dovere di ringraziarlo per quanto aveva fatto per Onna. Negli ultimi
anni ha avuto problemi di salute che non hanno però mai spento il suo indissolubile rapporto con il
Volto Santo.
Il 15 dicembre i funerali si sono svolti eccezionalmente nella Basilica del Volto Santo, davanti a
familiari e conoscenti giunti dalla Germania, insieme ad altre persone provenienti da varie parti
d’Italia e naturalmente diversi manoppellesi. Poco prima della messa un gruppo di pellegrini
polacchi aveva lasciato il Santuario. La celebrazione è stata presieduta dall’arcivescovo della
Diocesi di Chieti-Vasto mons. Bruno Forte, insieme a p. Simone Calvarese, ministro provinciale dei
cappuccini del Centro Italia, p. Antonio Gentili, rettore del Santuario, p. Carmine Cucinelli, p.
Marian Michniak e p. Girolamo De Rosa. Presenti le suore polacche Ancelle del Santissimo Sangue.
Mons. Forte nella sua omelia, in italiano e poi in tedesco, ha offerto un ricordo personale dello
scrittore nei cui confronti, esprimendo gratitudine per i suoi studi sul Volto Santo e per la fede con
cui ha accompagnato la sua attività di divulgazione, manifestando il suo cordoglio nei confronti
della moglie Ellen e dei figli Raam, Joseph, Jakob, Mia e Christina, del fratello Hans Peter.
Al termine della messa è intervenuto p. Antonio Gentili, che ha definito Badde “cercatore di
verità”, sottolineando l’umiltà con cui ha frequentato per anni il Santuario, confondendosi con i
tanti pellegrini. E’ seguito l’intervento del sindaco Giorgio De Luca, che indossava la fascia
tricolore, il quale ha richiamato ai presenti il desiderio di Badde di essere sepolto nel cimitero di
Manoppello, il suo rapporto cordiale con la popolazione, il positivo clima di collaborazione
instauratosi in passato con p. Heinrich Pfeiffer e suor Blandina e come il Comune di Manoppello
nel 2010 consegnò allo scrittore, ad opera del suo predecessore Gennaro Matarazzo, pure
presente alle esequie, “le chiavi della città”, come riconoscimento dei suoi legami con la comunità
locale. Paul ne era orgoglioso, ricordando che solo papa Benedetto XVI aveva avuto lo stesso
riconoscimento.
Tra i tanti presenti abbiamo individuato Robert Moynihan, direttore del periodico americano
Inside The Vatican, Martin Rothweiler, responsabile della programmazione de EWTN (Germania),
Markus van den Hövel, autore di Der Manoppello-Code, l’editore Bernhard Müller, gli studiosi Dirk
Weisbrod e René Udwari, la giornalista polacca Aleksandra Zapotoczny autrice del saggio
Stygmatyk z Manoppello, sulla storia di Padre Domenico e il Volto Santo, Marco Gandolfo, regista
e documentarista, Angelo Rytz divulgatore arrivato dalla Svizzera, mentre suor Petra Maria
Steiner, studiosa impegnata la sera prima in una conferenza sul Volto Santo a Karlsfeld, a nord di
Monaco di Baviera, ha guidato tutta la notte per partecipare ai funerali. Ognuno ha un ricordo di
Paul.
Suor Blandina, che vive da eremita a Manoppello dal 2003, mi dice “sono molto grata a Paul per la
sua amicizia e tutti i tesori che ha scavato e portato alla luce riguardo al Volto Santissimo del
Signore. Ringrazio Dio per il suo lavoro intenso in favore del Volto Santo e la diffusione della sua
conoscenza.”
Dopo la celebrazione in chiesa, la bara di Paul, seguita da una composta folla commossa di parenti
e amici, è stata portata nel confinante cimitero. La sepoltura è stata accompagnata dai canti
“Mater nostra ora pro nobis” e “Te Deum” in tedesco. Alla conclusione del rito ha preso la parola
Martin Rotweiler il quale aveva con sé una piccola scatola contenente della terra proveniente dal
Santo Sepolcro di Gerusalemme, ricevuta in dono anni prima proprio dall’amico Paul. Al breve
annuncio seguì lo spargimento della terra sulla bara. Paul Badde riposerà per sempre a
Manoppello, a qualche metro di distanza dall’amato Volto Santo, mentre i suoi libri continueranno
a raccontare a lungo le sue ricerche e le sue intuizioni sul misterioso velo.





* Gaetano Villani. Sono rimasto molto turbato dalla scomparsa dei mio amico Paul Badde. Ogni volta che ci incontravamo, mi baciava la fronte e mi diceva “Mio presidente”. Questo umile gesto mi metteva in grosso imbarazzo, ma a lui piaceva così. Porterò sempre con me il ricordo dei suoi occhi chiari, buoni e penetranti, conosciuti in occasione del conferimento della ” Chiave della città” in un Consiglio comunale da me presieduto nel 2010 * già Presidente del consiglio comunale di Manoppello