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MINACCE AL PRONTO SOCCORSO: APERTA UN’INCHIESTA DOPO L’AGGRESSIONE VERBALE A UNA DOTTORESSA

Minacce al pronto soccorso, notte di tensione all’ospedale di Sulmona: aperta un’inchiesta dopo l’aggressione verbale a una dottoressa

SULMONA, 17 novembre – La notte tra sabato e domenica si è trasformata in un terreno di nervi tesi e parole che hanno superato il limite, all’interno del pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona. Una dottoressa, in servizio nell’area emergenza-urgenza, si è trovata al centro di un episodio di violenza verbale che ha richiesto l’intervento dei carabinieri e l’apertura di un fascicolo d’inchiesta da parte della Procura.

Tutto ha avuto origine dal ricovero di un’anziana di 89 anni, arrivata con un sospetto quadro di occlusione intestinale. La donna, zia di un noto professionista del posto, aveva accusato i primi sintomi nel pomeriggio e, con il peggiorare della situazione, era stata accompagnata in ospedale dai familiari. I primi accertamenti in pronto soccorso hanno evidenziato un’occlusione intestinale, poi confermata al momento del trasferimento in chirurgia, dove l’anziana è stata collocata in attesa dell’intervento e dell’arrivo del medico reperibile.

La lunga attesa, però, ha innescato un crescendo di tensione. Convinto che il sondino dovesse essere applicato già in pronto soccorso – come riferito dal personale di chirurgia – il parente della paziente ha perso la calma, rivolgendosi alla dottoressa con toni minacciosi. “Lei ha mancato ai suoi doveri. Ti salvi solo perché sei una donna, altrimenti eri già finita in coma”, avrebbe gridato, frasi che hanno provocato nella dottoressa un forte stato d’ansia, poi refertato.

La professionista, reclutata con contratto di collaborazione dopo il pensionamento, ha raccontato ai carabinieri di essersi sentita colpita e scossa soprattutto dalla gravità delle parole pronunciate. “Il linguaggio utilizzato e la minaccia sono stati pesanti”, ha spiegato.

Il professionista, dal canto suo, sostiene una versione differente: “Sono stato io a chiamare i carabinieri. Non è accettabile che un’anziana con un’occlusione debba attendere così a lungo e venga trasferita senza sondino. La dottoressa avrebbe dovuto verificare se il chirurgo reperibile fosse presente”. Una ricostruzione che non coincide con quella dei medici del pronto soccorso, secondo i quali l’applicazione del sondino dipende dall’entità dell’occlusione e non rappresenta un intervento salvavita da eseguire con urgenza.

La notte si è chiusa con gli uomini dell’Arma impegnati a riportare la calma e a raccogliere le diverse testimonianze. La dottoressa ha presentato una denuncia orale, che nelle prossime ore verrà formalizzata. Anche il professionista procederà con la propria querela.

Intanto, l’anziana è stata operata con successo dall’equipe chirurgica. L’occlusione si è rivelata meno grave del previsto, ma la paziente è stata comunque trasferita in rianimazione, dove resta in prognosi riservata. La vicenda, invece, è destinata a proseguire nelle aule giudiziarie.

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