CONTO CORRENTE PIGNORATO DOPO LO SFRATTO: LA STORIA STRAZIANTE DI UNA COPPIA DI ANZIANI
Una vicenda di incomprensioni familiari e contenziosi legali ha travolto una coppia di anziani di Sulmona, lasciandoli senza casa e senza risorse economiche. Lui ha quasi novant’anni, lei ottant’anni e gravemente invalida, costretta su una sedia a rotelle. Dopo aver donato la loro casa ai figli, avevano accettato di trasferirsi in un appartamento di proprietà del figlio, investendo i risparmi di una vita per sistemarlo e sperando di trovare lì un’ultima dimora serena.
La serenità è durata poco. Contrasti familiari hanno portato il figlio a cedere l’appartamento alla moglie, che ha avviato una lunga causa legale contro i suoceri per ottenere la restituzione dell’immobile. Il contenzioso, durato anni, si è concluso con lo sfratto dei due anziani e la condanna al pagamento delle spese legali.
Lo scorso venerdì, la situazione ha toccato un nuovo, drammatico punto: il conto corrente dei due anziani è stato pignorato, azzerando gli ultimi soldi rimasti per affrontare le spese quotidiane, comprese quelle per la spesa alimentare, le bollette e soprattutto i farmaci salvavita della donna. Quei pochi euro, frutto dei risparmi di una vita, rappresentano ora l’unico fondo disponibile per sopravvivere.
La coppia si è rivolta a un legale per far valere in giudizio la soglia di impignorabilità della pensione, calcolata sul minimo vitale di 1.000 euro, a cui si aggiunge il limite generale del quinto per i pignoramenti su stipendi e pensioni. Una norma pensata per proteggere i pensionati, garantendo loro il necessario per vivere, ma che in questo caso è stata violata, lasciando gli anziani senza alcuna risorsa.
La vicenda riaccende il dibattito sulla tutela dei più fragili e sulla fiducia nella giustizia: chi dovrebbe essere protetto dalla legge si ritrova invece a pagare due volte, prima per il tradimento familiare e poi per un sistema legale che lascia alla parte più debole l’onere di rivendicare un diritto fondamentale.




Si vergogno, se ha dignità, chi è responsabile di tale dolore.