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CATIA PUGLIELLI E IL PARTO FANTASMA: TREDICI ANNI DOPO PER DIMOSTRARE CHE SUO FIGLIO È NATO

Una storia incredibile arriva dalla sanità italiana. Catia Puglielli, coordinatrice del Tribunale per i Diritti del Malato, ha ricevuto una cartella di pagamento dall’ASL per una prestazione in pronto soccorso risalente al 2012. Quel giorno, però, era ricoverata d’urgenza per dare alla luce suo figlio.

Secondo l’ASL, Puglielli avrebbe usufruito di una prestazione in pronto soccorso senza problemi, ignorando che fosse in travaglio e che il parto fosse avvenuto regolarmente. Tredici anni dopo, si trova così a dover dimostrare che il bambino è realmente nato.

La vicenda mette in luce alcune criticità del sistema sanitario e amministrativo: una donna in gravidanza non paga il ticket, così come chi viene ricoverato in pronto soccorso o chi partorisce. Nonostante ciò, una semplice disattenzione negli archivi può trasformare un evento reale in un “parto fantasma” per la burocrazia.

Oltre a suscitare incredulità e un sorriso amaro, la storia evidenzia le falle della gestione dei dati e della riscossione dei ticket da parte delle Aziende Sanitarie, con effetti concreti sulle persone coinvolte.

Un commento su “CATIA PUGLIELLI E IL PARTO FANTASMA: TREDICI ANNI DOPO PER DIMOSTRARE CHE SUO FIGLIO È NATO

  • Salvatore di Bacco

    Poveri noi, proprio quando hanno promesso la casa della salute.

    Risposta

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