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LU UALLE DE VINICE…DE VETTORIE…I DE ENIE. ( IL GALLO DI VINICIO…)

Lu ualle de Vinice…
de Vettorie…i de Enie.
( Il gallo di Vinicio….)

di Ennio Bellucci

I pratulene so proprie strene,
anze semme strene perché
so’ de Pratele pure iojje!
Genereuse,altruiste,
‘ntelegente,amecheune i
respetteuse….inzomme bbeune!
Po’ ci stenne pure i resecheune,
i schiuorte, i tirchie, i scialacqueune,
i favezeune, i berbacceune, i zorre,i cenceune,
i segneure,i ricche, i segnureune,
i puveriolle, i gnurente,i capesceune,
cioe’ , cojje che senne i capiscene tutte,
o quasce tutte laure….gli ‘ntellettuale!
Ne’ chiu’ nemmene come a tutte
l’atre parte…
Però, ‘na freche d’enne fa,quande iojje
eve ‘nu quadraschiaune,de strene
ce ne stivene ‘na fraiche.
Se è pe’ chesse ne menchene
manche mo. Pero’ proime ivene de chiu’!
Pe’ capirece ,ivene semplece,bbreve, bbeune
ma strene.Vinice eve une de
cojje. Save’ fessete ca ‘nu ualle,sci proprie
‘ nu ualle,tutte i iurre quande se ste’ pe’ fa saire
Lu chiame’: ” Chicchiricchi,chicchiricchi:
ue’ Viniiii’.”
‘Namache mojje ,Vettorie,l’appuro’
i me le recio’…
Allaure neuu chiamemme Vinice
i iemme a sentojje,i a verajje
sotte la piazze
‘ndo ci steve n’uorte ,
i lu ualle.
Biolle,gruosse,elegante
‘nche le pieume colorate,
i la caure pe’ ll’arie..
pare’ ‘nu pavone,troppe
eve biolle!
A ll’ora giuste, Vinice,Vettorie i Iojje
iemme i….scccc…sccc…!
Se mettemme arraspetta’.
Passo’ ‘na mezz’aure…
i ‘stu ualle ne’ ” canteve”…
Chieme…ne chieme…parle…
ne parle….Quande s’avame
quasce stufate d’aspetta’,
assalemate,rassegnete i…
se ne stavame a iojje…
forte se sento’ : ” Chicchiricchi…
chicchiricchi …ue’ Vini’…”
Vinice ‘nze regge’ ‘ncanistre
troppe eve cuntionte.
“Avete viste,avete senteute,
scimpoise pazzacchione…
m’ha chiamate…ah…ah…ah…!
Veuu ‘nce cherravate …frecheteve!”
Inzomme ,fu che da che la vote ,quasce
tutte le saire,tutte i tre
iavame a sentojje ” Lu ualle de Vinice,
de Vettorie e de Enie”.
La vauce se spalio’
pe’ tutte lu paiaise:” Sotte la piazze
ci sta’ ‘nu ualle che parle!”
Cusci’, da tre ch’eravame all’inizie,
reventemme dece,vinte,trente,cinquante,
settanta persaune…
‘na processiaune.
Che ce vere’ penze’ :” ‘Ndo venne chiste,
che stenne a fa’?
I c’addummannivene ‘ndo iaite?”
Come ne’ le sapaite ….iemme a sentojje
Lu ualle…ma quale ualle !
Veuu v’ete ‘mbazzoite!”
Però menine pure laure
appriosse a neuu…
I quande lu rrre de lu ‘cenate
i de l’uorte:lu ualle,
avveze’ lu cuolle,
apre’ lu becche, i come
a Pavarotte ‘ntune’ …chicchiricchi…
chicchiricchi…”Ue’ Vini’ …ue’ Vetto’ …
ue’ Eniu’…. schiuppe’ l’applause i
l’entusiasme revente’ ‘ncontenible!
I Vinice eve cuntionte
come a ‘na Pasque!
I Vettorie,Enie i tutte quente ietre
chiu’ de Isse!…
Echete che cuntentezze,
echete come eve biolle,
che recriarelle,che resate…
i che …”Ualle” !

 

iche ” Ualle”!

 

Ennio Bellucci:
Quando la poesia diventa memoria, sorriso e dono

 

Arriva un momento nella vita in cui la ricerca del successo lascia spazio al significato.
Non è il tramonto, ma una nuova luce.
Non si rincorre più ciò che si vuole ottenere, ma si comincia a vivere ciò che davvero conta.
È la stagione dell’essenziale, il tempo del dono.
È il momento in cui si smette di salire e si comincia ad abbracciare.

Ennio Bellucci, giornalista esperto e autore raffinato, ha scelto di vivere questa maturità con discrezione e profondità.
Non ha cercato la visibilità, ma la verità.
Ha scelto la poesia dialettale come strumento di memoria. Non per nostalgia, ma per amore.

Nei suoi versi si avverte il profumo del pane caldo, il rumore dei cortili vissuti, le voci che non vogliono essere dimenticate.
Scrive per non perdere le radici, per custodire l’identità nostrana, la cultura popolare, i racconti di una volta.
Scrive per emozionare, per far rivivere ciò che ha reso le persone ciò che sono.

Questa è la sua stagione della saggezza: non rincorrere il nuovo, ma vivere il vero.
È il tempo in cui ciò che si è vissuto diventa dono.
In cui la voce si fa eco per chi verrà dopo.

Lasciare traccia non significa essere ricordati.
Significa far sì che ciò che si ama continui a vivere, anche quando non si è più presenti.

E nei suoi versi, oltre alla memoria, c’è l’ironia. Quella che salva, che unisce, che fa respirare.
Come nella poesia che racconta di un gallo che, all’imbrunire, saluta il suo padrone chiamandolo per nome.
Un fatto semplice, surreale, tenero, da credenza popolare che pian piano diventa curiosità condivisa, ma anche profondamente rivelatore.
Spesso nei paesi, l’ironia è una lingua madre.
L’autoironia è un gesto di pace e la poesia, quella dialettale, è un atto d’amore.

A volte, nella vita, ci si irrigidisce.
Ci si veste di ruoli, di doveri, di aspettative. Si cammina con la fronte accigliata, come se ogni passo dovesse dimostrare qualcosa.
Ma poi arriva un sorriso, una battuta, una poesia che ricorda che si può anche respirare, guadagnare il proprio spazio di riflessione interiore.

Non prendersi troppo sul serio non è superficialità.
È profondità che ha fatto pace con sé stessa.
È consapevolezza che la vita è fragile, imprevedibile, piena di curve, e che l’unico modo per attraversarla davvero è con un po’ di respiro nel cuore.

La poesia dialettale lo sa.
Racconta il mondo con occhi che sorridono. Non per sminuirlo, ma per renderlo più umano.
Perché in fondo, ciò che salva non è la perfezione.
È la capacità di riderci su, di raccontarsi con tenerezza, di vivere con grazia anche le proprie stranezze.

Alla fine, la poesia di Ennio Bellucci è come una carezza sulla vita: semplice, vera, silenziosa, ma capace di restare, di accompagnare e di far sentire parte di qualcosa che continua oltre il tempo e oltre le parole.

Mauro Di Benedetto

Coach professionista 

7 commenti riguardo “LU UALLE DE VINICE…DE VETTORIE…I DE ENIE. ( IL GALLO DI VINICIO…)

  • …sul filo del ricordo e della fantasia….con il sorriso,l’ironia e l’autoironia tipica delle persone i telligenti. Un affresco che suscita tenerezza ,provoca affetto e rimpianto per queste ” scenette di vita” del tempo passato…quando ci si voleva bene veramente.
    Ennio ancora grandissimo e bravo,proprio Di Benedetto con il suo profondo indovinato commento alla poesia.

    Risposta
  • Daniele Ciarfella

    Grazie Ennio,
    ci regali come sempre, con tanta semplicita’ e con l’uso della nostra parlata pratolana,un altro pezzo di storia di vita vissuta.
    Le cose piu’ belle e genuine della nostra vita,accadevano una volta, nei tempi trascorsi,
    oggi giorno tutto e’ piu’difficile.
    COMPLIMENTI.

    Risposta
  • Gaetano Villani

    * Gaetano Villani. Ennio questa volta sceglie un surreale racconto di un mondo che non c’è più, ma di cui ci sarebbe molto bisogno. Non so perché, ma leggendo, ho identificato Vinicio a Ligabue, non il cantante, ma l’immenso poeta. Se mi chiedete perché, non ve lo so dire. Forse perché sentir parlare un gallo non è facile. Appartiene alle persone speciali e, per certi versi, Vinicio è speciale. Ma il più speciale è sempre lui, Ennio il Grande. Evviva. * già Presidente del consiglio comunale di Manoppello

    Risposta
    • Gaetano Villani

      * Gaetano Villani. Ennio questa volta sceglie un surreale racconto di un mondo che non c’è più, ma di cui ci sarebbe molto bisogno. Non so perché, ma leggendo, ho identificato Vinicio a Ligabue, non il cantante, ma l’immenso pittore. Se mi chiedete perché, non ve lo so dire. Forse perché sentir parlare un gallo non è facile. Appartiene alle persone speciali e, per certi versi, Vinicio è speciale. Ma il più speciale è sempre lui, Ennio il Grande. Evviva. * già Presidente del consiglio comunale di Manoppello

      Risposta
  • Questa poesia si muove con grazia tra le pieghe del tempo, restituendoci un frammento del passato con uno sguardo doppio: affettuosamente ironico e sottilmente malinconico. Il linguaggio, ancor più enfatizzato dall’uso del dialetto, gioca con i dettagli della quotidianità di un’epoca lontana — forse idealizzata, forse solo osservata con la distanza che il tempo impone.
    L’ironia emerge nei piccoli dettagli dei personaggi tratteggiati con leggerezza ma mai con scherno. L’autore utilizza un tono ironico che non ferisce, ma accarezza, come chi racconta una storia che conosce bene e che, pur sorridendone, pare rimpiange.
    La poesia non cade né nella retorica né nel sarcasmo, ma ci invita a riflettere su ciò che è andato perduto — e su ciò che, forse, potremmo ancora ritrovare.

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  • Luciano Scarpone

    Ennio che bel racconto, riesci sempre a farci tornare spensierati, allegri e pieni di vita, come ci si divertiva un tempo !! La pratolanità nelle tue poesie regala attimi di leggerezza che ti accarezzano l’anima.

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  • La poesia che restituisce voce a una comunità

    Anche in questa poesia, Pratola emerge come un microcosmo nel quale convivono generosi e altruisti, tirchi, “ignoranti” e intellettuali, come se in quello spazio di mondo si riflettesse il mondo stesso: l’umanità nella sua interezza.

    L’universo poetico di Ennio in questo caso è ironico e affettuoso, privo di giudizio…
    Il gallo “lu ualle” sembra chiamare per nome gli amici Vittorio ed Ennio e diventa attore inconsapevole, capace di trasformare un suo gesto naturale in una rappresentazione che non può passare inosservata.

    E la curiosità attira altri curiosi, fino a trasformare quell’episodio in un gradevolissimo spettacolo che offre una nuova occasione di condivisione comunitaria.

    È meraviglioso constatare che un semplice gesto quotidiano, il canto di un gallo, possa trasformarsi in una festa capace di rigenerare cuori iniettando loro il sentimento della gioia.

    Per quanto ci si sforzi di dare alla cultura la forma solenne dei grandi cantori e degli scritti patinati, che senza dubbio hanno il loro notevole peso, essa nasce anche dai gesti quotidiani e Bellucci ci consegna un messaggio prezioso: la vita è ovunque… la poesia è ovunque, basta saperla carpire.

    Questi versi, come altri del poeta, restituiscono valore alla semplicità non intesa come punto di partenza, bensì come punto d’arrivo.

    Grazie, Ennio!

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