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CHI OFFENDE I GIOVANI CHE MANIFESTANO E’ CIECO DI FUTURO

L’AQUILA – La bellezza dell’essere giovani è proprio nel voler cambiare il mondo e addrizzarne le storture. Stamattina ragazze e ragazzi aquilane/i hanno scioperato. Manifestato con i loro slogan, i loro colori, il loro meraviglioso modo di dire al mondo dei cosiddetti adulti, che le cose vanno cambiate. Tutte le cose che sanno di ingiustizia. Vanno applauditi per questo e invece, ho letto nei loro confronti, commenti a dir poco disgustosi. Viviamo nel mondo dei social, dove il virtuale per troppe e troppi ha preso il posto del reale. A tal punto che se ragazze e ragazzi scendono in piazza festanti e arrabbiati (com’è giusto che sia), ecco che i vigliacchi da tastiera subito si scatenano con le loro volgari bestialità. Tipico di chi non vuole che si parli di realtà, di quotidianità, di difficoltà a vedere un futuro. Quei giovani (e la nostra città ne ha sempre di meno) ci stanno mettendo di fronte agli sfaceli che abbiamo creato noi adulti. Capaci solo di difendere il nostro orticello, senza guardare oltre la siepe del cancelletto che ci separa dagli altri. Invece di ascoltarli, i ragazzi, li offendiamo. Offendiamo il futuro, per conservatorismo da sinapsi incrostate. Teniamoceli da conto questi giovani che protestano e scendono in piazza, poiché gli indifferenti nella storia hanno solo creato bestie sanguinarie con ferite nella storia degli uomini che ancora sanguinano. Guardando al presente, sanguinano i Palestinesi massacrati dagli Israeliani, come sanguinano gli Ucraini massacrati da Putin, come sanguinano gli Ebrei massacrati da Hamas. Se si aspira alla Pace, a una società più giusta, non xenofoba né assatanata da odi ideologici, manifestare è una delle testimonianze più belle e nobili. Poiché i giovani, nobili lo sono quando si comportano da giovani. Quando protestano. Ai blasfemi da tastiera, ai maldicenti per natura, ai pontificatori del perbenismo, ai Soloni senza pensiero, va ricordato che nello specchio del futuro le loro cattiverie non si riflettono, perché prive di luce interiore e di visione di un mondo migliore e più giusto. 

Giosafat Capulli 

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