LO SCRITTORE BRUNO DANTE. ABRUZZO ULTIMO PER AGGREGAZIONE COMUNI
CASTEL DEL MONTE – Sto pensando di portare i sindaci dei piccoli comuni abruzzesi a Ledro, in Trentino, per fargli vedere come si risolvono i problemi dello spopolamento. La Valle di Ledro è nota per la storica vittoria di Garibaldi a Bezzecca. Ma lo scoppio del primo conflitto mondiale causò il passaggio della Valle sotto l’impero austro-ungarico, per tornare quattro anni dopo a far parte del Regno d’Italia. Nel 1926 le 14 Comunità valligiane furono aggregate in 3 Municipi, che diventarono 6 nel 1954. Il 30 novembre 2008, infine, gli abitanti furono chiamati a scrivere un’altra pagina di storia: con 2.336 voti favorevoli e 804 contrari approvarono un referendum per dire «sì» al Comune unico di Ledro.
A concedere queste nozze fu la legge n. 142 del 1990 sulle autonomie locali – disciplinata dal D.Lgs
267/2000 – che dava ai comuni la possibilità di arrivare a una fusione volontaria, premiandoli con il raddoppio dei trasferimenti erariali. Anche la Regione Trentino, approvando l’iter di fusione l’anno
successivo, concesse al nuovo comune congrui contributi straordinari per il decennio successivo.
Una dote allettante, che unita al risparmio di gestione, avrebbe consentito di realizzare quei progetti
che i singoli comuni, da soli, non sarebbero riusciti ad avviare.
Il primo gennaio 2010 il comune di Ledro iniziava un cammino ambizioso. La maggiore
preoccupazione dei nuovi amministratori fu quella di garantire sulle scelte strategiche la
partecipazione paritaria a tutti i comuni associati. Furono fissati obiettivi comuni quali: la nascita di
un notiziario, l'attivazione di un asilo nido, il potenziamento delle strutture scolastiche e sportive, lo
sviluppo delle iniziative culturali con la costruzione di un auditorium, il sostegno finanziario e
logistico alle associazioni culturali, sociali e sportive che, per la prima volta, avevano la possibilità
di interloquire con un solo soggetto istituzionale in grado di comprenderne i bisogni, nell'ambito di
una visione unitaria della comunità.
Vantaggi in termini di efficienza, efficacia ed economicità dell'azione amministrativa si
prospettarono fin da subito, sia con la riduzione degli organi politici da 6 a 1, sia con la
riqualificazione e specializzazione del personale in uffici strutturati per competenze omogenee. La
sede del Comune fu fissata a Pieve di Ledro, con possibilità di dislocare organi e servizi anche in
altra parte del territorio. Nei 15 anni dal 2010 ad oggi, la popolazione, malgrado il calo naturale fra
nascite e decessi, è passata dagli iniziali 5300 abitanti agli attuali 5455, grazie alle nuove residenze.
La felice esperienza del comune di Ledro ha dimostrato che l'aggregazione volontaria dei comuni si
può fare. Basta solo trovare il coraggio di farlo, nella consapevolezza che essa è l’unica strada per
scongiurare l’estinzione di tanti piccoli borghi. Di questa esperienza, il sindaco di Pieve Giuliano
Pellegrini ha scritto: “In tutti i convegni ai quali siamo stati invitati, in giro per l’Italia, c’è sempre
stata grande attenzione e interesse per la nostra esperienza. Ovunque abbiamo toccato con mano la
voglia di fusione per consentire a molti piccoli comuni di uscire da situazioni vicine al collasso”.
Quanti comuni ha seguito finora l’esempio di Ledro? Esattamente 329, più altre 118 aggregazioni
volontarie, dalle Alpi alla Sila. Ed in Abruzzo? Nemmeno uno! Malgrado che nella nostra Regione
ci siano 15 paesi che non raggiungono i 100 abitanti effettivi.
*Scrittore




