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MERAVIGLIE AQUILANE. MONUMENTO FUNEBRE A MARIA PEREYRA CAMPONESCHI

di Giuseppe D’Annunzio*
L’AQUILA – Monumento funebre a Maria Pereyra Camponeschi, 1488-90, Silvestro dell’Aquila.
Il Monumento funebre a Maria Pereyra Camponeschi nella chiesa di S. Bernardino a L’Aquila è il manufatto scultoreo più importante del Primo Rinascimento in Abruzzo.
Dal punto di vista artistico perché, anche se siamo alla fine del secolo e presto molte cose cambieranno, per la prima volta dalle nostre parti un artista autoctono è in linea con la più aggiornata soluzione tipologica del monumento funebre, con arcosolio, all’interno il sarcofago poggiato su zampe leonine tra specchiature di marmo rosso (di Verona?) e ben due registri di statue di santi dentro nicchie ricavate sui piedritti laterali. Un passo in avanti rispetto al precedente Monumento funebre ad Amico Agnifili (purtroppo smembrato dopo il terremoto del 1700) che Vincenzo Di Gennaro definisce “Il primo monumento rinascimentale a L’Aquila” e che, secondo Michele Maccherini, è chiaramente ispirato alle opere del toscano Desiderio da Settignano; il nuovo monumento si ispira invece a tombe di importanti chiese romane realizzate da Adrea Bregno. Anche i decori sono espressione del più elegante classicismo, con festoni e angeli sul sarcofago, tra l’altro molto simile al motivo di festoni e putti usato nel I-II d.C. nell’area vestina dell’aquilano, festoni di frutta sulla ghiera dell’archivolto e il cassettonato con rosette nel sottarco, motivi che secondo Ferdinando Bologna, parere poi condiviso da quasi tutti i successivi critici, rimandano al più avanzato cantiere quattrocentesco, quello del palazzo di Federico da Montefeltro ad Urbino.
Anche dal punto vista storico questo monumento è una testimonianza particolarmente significativa per L’Abruzzo. Maria Pereyra Camponeschi, come ricorda la lapide dedicatoria, discendeva da una antica e nobile famiglia spagnola imparentata con la corona di Spagna, ed era moglie di Pietro Lalle Camponeschi, V e ultimo conte di Montorio al Vomano, “signore di fatto del Comune aquilano”. Una famiglia, i Camponeschi, che dalla Guerra dell’Aquila (1422-24) aveva il controllo della città. Il nonno Battista e la moglie Chiara Gaglioffi sono i committenti (1432) dell’unico monumento equestre della città (con Ludovico raffigurato come un condottiero), quello nella chiesa di S. Giuseppe Artigiano. Possedevano la contea di Montorio dal 1300, ora però le cose erano cambiate, Pietro Lalle, era stato arrestato a Chieti (forse su sollecitazione di un potente dignitario di corte, Pietro Carafa?!) ed era rimasto in carcere nel castello di Castelnuovo a Napoli per alcuni mesi dove la famiglia lo aveva raggiunto. Durante il viaggio di ritorno muore la figlia più piccola, Beatrice, raffigurata sotto il sarcofago della madre, e giunto a L’Aquila senza più potere in città si ritira nei possedimenti del contado, nella fortificata rocca di Leporanica. Muore poco dopo nel 1490. Maria Pereyra Camponeschi viene richiamata a Napoli, ma prima di partire nomina un procuratore per l’ultimazione del proprio monumento funebre che sarebbe rimasto lì, nel luogo più sacro del maggiore Mausoleo aquilano, nel presbiterio, a ricordare a tutta la città l’importanza della famiglia nel contesto italiano.
La prima figlia di Pietro Lalle e Maria Pereyra, Vittoria, dopo aver sposato in prime nozze Ludovico Franchi (esponente della nuova famiglia emergente a L’Aquila), sposa nel 1467 Giovanni Antonio Carafa e mette al mondo Gian Pietro (1476-59) che nel 1555 sarà eletto al soglio pontificio con il nome di Papa Paolo IV. La contea di Montorio al Vomano, già dei Carafa a partire del matrimonio della figlia Vittoria, con il nuovo papa ottiene che la chiesa parrocchiale di S. Rocco sia elevata al rango di Collegiata con potere di quasi completo affrancamento dalla Diocesi Aprutina (Teramo), con la concessione di numerosi beni e tra questi anche i possedimenti dell’ex monastero benedettino di S. Giovanni in Pergulis, che come mi ricordava lo storico Raffaele Colapietra, era il più a monte dei monasteri benedettini nella Valle del Tordino.
*Architetto e docente

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