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IL CENTRO STORICO: CITTÀ CHE VINCE CITTÀ CHE PERDE

di Massimo Di Paolo

IL tema del Centro storico è essenziale per il futuro di Sulmona: riguarda l’identità stessa della Città. La vita di una comunità è testimoniata dai luoghi e dalle persone; da quello che hanno lasciato e da come vivono gli spazi della collettività. Spesso le società moderne, cosiddette democratiche, tendono a dimenticare le proprie origini con un riflesso schizofrenico che cancella i segni antichi rendendo il confine tra presente e passato fastidioso. A Sulmona, nel tempo, si è strutturato una sorta di analfabetismo di ritorno che ha visto la cultura del bello e della cura come un vuoto a perdere, con conseguenze politiche evidenti soprattutto nella delegittimazione dell’impegno a favore del Centro storico della Città. Tocqueville la sapeva lunga quando scriveva del disgusto istintivo che le democrazie possono portare verso l’antico. Eppure da decenni se ne parla: tra salotti, campagne elettorali, incontri da radical chic, benpensanti, Associazioni elitarie e quant’altro. Enfasi tracotante spesso: descrizioni, analisi, promesse ma un piano di rivisitazione, di riordino, di risanamento fa fatica ad arrivare. La vita nel Centro di Sulmona, è sempre più caratterizzata da un sommarsi di problemi che inquietano e rendono difficile qualsiasi speranza. L’abbandono del cuore antico è la testimonianza della condizione generale di una Città che si avvita tra impoverimento, degrado e mancanza di azioni risolutrici. E non sono sufficienti i sold out del Teatro Caniglia, il cartellone della nobile Camerata musicale, la 43° edizione del Film Festival se il tempo, e le condizioni giornaliere, testimoniano sporcizia, rumore, degrado, abbandono; Ztl caotiche, suolo pubblico occupato in modo selvaggio, movida violenta. Semmai le cose belle, che ancora mantengono un senso, una vitalità, un impegno verso la collettività, rappresentano il tentativo di reagire in un tempo di resistenza: perché ormai Sulmona è in un tempo di resistenza un tempo di ‘sumud’ come i fratelli palestinesi lo chiamano. La politica dell’ultimo ventennio, sempre più povera e degradata, priva di visione e di indirizzi utili e necessari per lo sviluppo di una Città antica, ci ha messo di suo, lasciando spazio a ‘lobby’ che vedono nel Centro storico uno spazio di interesse distorto e monocratico. L’ingordigia del commercio senza identità, della comunità del rancore, degli esercenti senza vicinato: con una visione da supermarket a cielo aperto, con un uso commerciale e di basso rango. Mors tua vita mea, verrebbe da dire: traffico libero, parcheggio diffuso, strade storiche come raccordi autostradali, rumore notturno indiscriminato, azzeramento delle responsabilità personali, movida libera. Una progressiva ‘Disneylandizzazione’ della Città antica quella che si va realizzando. Perché il centro deve essere vivo! Questa la teoria: i fatti sono diversi. Che fine fa la Sulmona amata al di là delle divisioni politiche, al di là degli odi di fazione? Perché si sceglie l’abbandono, la disorganizzazione, l’incuria, la manomissione dei vecchi quartieri; del patrimonio urbano antico, fatto per la residenza e l’accoglienza, con tentativi taciti di espulsione dei residenti? Perché non si sollecitano e non si facilitano gli insediamenti di attività commerciali pregiate, attrattori di turismo insieme a un intrattenimento di qualità? Perché non si diffonde quella comunità di intenti che rende la partecipazione e la condivisione un obiettivo politico percorribile senza né vincitori e né vinti? Eppure i Centri storici sono la maggiore testimonianza di civiltà del nostro paese e Sulmona lo possiede tra i più belli. Ne scriveva Antonio Cederna sul Corriere nel 1975, anno Europeo del patrimonio architettonico, dando l’allarme per una tendenza all’abbandono e al mal utilizzo delle parti più pregiate dell’Italia tutta. Stiamo attenti: non si vuole, non si cerca e non si decanta un centro storico al sapore di muffa, di letargia, di quadro antico fermo nel tempo. Si parla di altro: di cura, di rigenerazione, di regole condivise, di abitabilità, di responsabilità diffuse. I luoghi del cuore sono i luoghi antichi di Sulmona nostra, fragili ed esposti agli eventi, ma soprattutto all’uso che se ne fa e alle nuove abitudini che si conformano nel tempo. Oltre ogni rancore, c’è una Sulmona bella che chiede eccellenza che non è un reato, è un dovere morale che fa da spartiacque tra le due visioni. Si lascia che il cuore di una Città antica si spenga lentamente quando la depressione politica si prolunga nel tempo; quando la comunità non condivide più doveri e diritti perché smette di avere fiducia nel proprio futuro; quando il gioco al ribasso si mantiene per non rompere uno status quo utile e necessario per podestà locali. Resta urgente avviare un nuovo Risorgimento per Sulmona nostra che parta dal Centro storico, dalla Cultura e dalla cura del bene comune; aggiungendo un inno alla partecipazione sulle note di “Va, pensiero”, per un rinnovato impegno e nuove alleanze.

3 commenti riguardo “IL CENTRO STORICO: CITTÀ CHE VINCE CITTÀ CHE PERDE

  • Tante belle parole e grandi intenti, ma c’è un problema di fondo e alienante.
    Non c’è più nessuno interessato o capace di intraprendere la grande missione di cui parli !!!!

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  • Di Paolo tu però ti sei tirato indietro pur avendo dimostrato altro che tutti ti riconoscono. A denti stretti e con qualche risentimento ma molti sanno che potresti aiutare molto Sulmona.
    Bello l’articolo.

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  • Buona la prima un Centro a dimensione di turismo raffinato che cerca nella citta storica un ambiente da vivere con piacevolezza e con i servizi propri di un turismo non massificato. La cura del centro forse la prima emergenza si sta sgretolando tutto e la pulizia manca in modo evidente.

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