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RISVEGLIO CHOC AD ATELETA: AUTO DEVASTATA DA UN ORSO

Un risveglio insolito e amaro per una residente di Ateleta, che ieri mattina ha trovato la propria automobile gravemente danneggiata. Il veicolo, parcheggiato davanti casa in una delle frazioni del paese, presentava evidenti segni di graffi, morsi e parti della carrozzeria divelte. Dietro il misterioso episodio, secondo le prime ipotesi, potrebbe esserci un orso.

I Carabinieri della Stazione di Ateleta, giunti sul posto insieme ai colleghi Forestali del Parco della Maiella, hanno eseguito i rilievi per comprendere la dinamica dei fatti. L’animale – presumibilmente un giovane plantigrado – sarebbe stato attirato dalla presenza di una piccola preda rifugiatasi sotto l’auto, forse un gatto o un altro animale di piccola taglia. Nel tentativo di catturarla, l’orso avrebbe colpito ripetutamente il mezzo, causando danni rilevanti alla carrozzeria.

Sul veicolo sono stati rinvenuti ciuffi di pelo chiaro, compatibili con quelli di un cucciolo di orso, e piccoli segni di denti sul paraurti. Gli esperti, tuttavia, invitano alla prudenza: la dinamica non è ancora confermata ufficialmente e sarà necessario attendere il sopralluogo dei tecnici dell’ASL per stabilire con certezza l’origine dell’accaduto. Solo dopo la certificazione dell’intervento dell’orso sarà possibile avviare la procedura di risarcimento per la proprietaria.

L’episodio riaccende l’attenzione sul delicato equilibrio tra fauna selvatica e insediamenti umani nelle aree interne dell’Abruzzo. Appena tre settimane fa, una femmina di orso e i suoi tre cuccioli avevano predato alcune galline nella stessa zona. Da allora, il gruppo era stato segnalato nei pressi di Palena, ma non è escluso che in quell’area si muovano altri giovani esemplari non ancora censiti.

Il caso di Ateleta, oltre a suscitare curiosità e preoccupazione tra i residenti, evidenzia una volta di più la necessità di strategie di prevenzione e convivenza sostenibile con i grandi predatori, simbolo dell’identità naturale del Parco della Maiella e patrimonio dell’intero Appennino.

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